Una comunità politica omogenea annovera al suo interno parti diverse, ma non comprende minoranze. I suoi membri parlano la stessa lingua, condividono la stessa origine etnica, le stesse convinzioni, come pure gli stessi costumi e formano un corpo indivisibile sottomesso ad una sola autorità.
In contrasto con un tale insieme omogeneo, una minoranza è un gruppo umano che, pur facendo parte di una comunità politica più vasta, non ne forma tuttavia una semplice porzione. Le minoranze potrebbero pretendere talora di diventare un tutto a sé stante; spesso contestano l'unità omogenea che una maggioranza impone loro.
L'esistenza delle minoranze diviene un fatto universale (1) che richiede il riconoscimento di un bene comune alla maggioranza ed alle minoranze e la definizione di una forma di relazione giusta tra tutte le parti che partecipano alla comunità civile. Si discuterà per sapere se la minoranza debba possedere nell'ambito politico un bene comune specifico distinto da quello dell'insieme della comunità politica. Il problema del rispetto della minoranza è da molto tempo ormai classico, a livello politico puro, ma prende un nuovo rilievo con la mescolanza universale delle popolazioni.
Individuo, Popolo e Cultura
Una minoranza non esiste soltanto come un fatto, ma anche come un valore, quantomeno agli occhi dei suoi membri, convinti del loro diritto a veder perdurare e svilupparsi la propria minoranza. In effetti, l'uomo è un essere che si domanda chi è e che va a circoscrivere la propria identità in primo luogo prendendo coscienza delle sue origini e dell'ambiente circostante. La sua ricerca ha bisogno d'appoggiarsi a questi dati. Ciò è vero anche per un individuo membro di un gruppo maggioritario. Da questo punto di vista, maggioranza e minoranza non si differenziano che quantitativamente.
La comunanza di suolo porta con sé la comunanza di sangue, nella misura variabile in cui gli esseri umani si sposano piuttosto tra vicini; la comunanza di sangue a sua volta porta con sé la comunanza della lingua che si chiama a buon titolo "materna"; la comunanza di lingua implica a sua volta la comunanza di cultura, in quanto ogni lingua costituisce una prospettiva particolare sul mondo e veicola un patrimonio originale.
Così prende sempre ad esistere una potente comunanza contemporaneamente di suolo, sangue, lingua e cultura che costituisce ciò che si chiama un popolo, una patria o ancora una nazione, nel senso pre-moderno del termine. Ogni individuo fa dunque parte di un popolo, perché è generato dai suoi genitori, impara la loro lingua nella sua infanzia, ne adotta la prospettiva e se ne vede comunicare il patrimonio intellettuale e morale. Membro di un popolo, l'individuo prova spesso il bisogno di fare causa comune in questo popolo in cui si elabora la sua identità personale.
Il rispetto della persona umana implica dunque quello di tali elementi definitori dell'identità personale, come anche il rispetto del popolo formato dagli individui che possiedono in comune questa identità collettiva. Si verifica talora che il popolo in questione sia una minoranza, nel senso definito più in alto. E pertanto, poiché il popolo in questione ha il diritto di vivere e di svilupparsi, la minoranza che esso si trova a costituire godrà esattamente dello stesso diritto.
Una minoranza "completa" è quella che, presa isolatamente e dotata di uno Stato, potrebbe formare una comunità politica omogenea. Smembrandone gli attributi, troveremo delle minoranze "incomplete": semplicemente nazionali e linguistiche, se non comportano differenziazioni d'ordine religioso rispetto alla maggioranza; oppure semplicemente religiose o filosofiche; oppure semplicemente etniche, poiché nulla impedisce che due etnie differenti possano parlare la stessa lingua.
Un popolo dura nel tempo e si ricorda degli avvenimenti della sua vita collettiva. Vive questa storia e la fa, la rammenta a se stesso e, a modo suo, la racconta ai suoi figli. Sviluppa così, in questa prospettiva esistenziale particolare, un'interpretazione del mistero del mondo, dell'uomo e di Dio (2). Benché formata a partire da un'esperienza limitata, questa interpretazione riguarda il medesimo oggetto integrale (universitas entium) al quale si ricollega ogni spirito personale nella sua apertura totale e riferita ai criteri assoluti. Questa saggezza calata in una certa forma concreta porta il nome di "cultura". Tutto ciò è vero anche per le minoranze. Ma le culture non sono come dei colori, comunicano tra di loro e mirando tutte all'assoluto fanno insieme "civiltà".
La Genesi della Nazione Moderna
D'altronde l'individuo, anche se vuole "fare popolo" con i suoi compatrioti, desidera pure abbandonare il suo paese ed il suo popolo, almeno mentalmente, coltivare la sua individualità in una sorta di solitudine intima, legarsi per libera scelta ad altra gente, o anche alla propria, ma in quanto membri del genere umano e non semplicemente della sua patria. Aspira a vivere in un corpo sociale che sia più sensibilmente un risultato di libertà. Quando la maggioranza di un popolo pensa così ed intende fare riferimento collettivo alla libertà, si forma una repubblica e questo popolo diviene una nazione. Le minoranze possono voler diventare delle nazioni e spesso succede esattamente questo. Ma l'elemento naturale non va mai distrutto e la nazione resta un popolo, anche se talora lo dimentica.
Poiché l'uomo non è infallibile, non è raro vedere una nazione costituirsi attorno ad un concetto errato di libertà. In questo caso la repubblica si muta in un Moloch e la nazione rischia d'identificare l'estensione della sua influenza con la diffusione della libertà. L'unità politica diventa esclusiva e le minoranze di questa nazione sono viste come dei nemici della nazione e della libertà.
È per questo che le minoranze che non arrivano a diventare nazioni possono sentirsi imprigionate ed annientate in certe nazioni. Di conseguenza, il movimento delle minoranze nazionali può prendere in avversione tutto ciò che porta il marchio della libertà (o della ragione, o dell'universale o ancora della nazione). L'idea di repubblica può senza dubbio accordarsi con quella di sussidiarietà, che conviene alle minoranze, ma un tale accordo è arduo, difficile.
Minoranze come Desiderio di Comunità
Nel contesto di un'ideologia atomistica, in cui l'individuo si considera quasi come uno Stato e non vede più niente tra sé ed il genere umano, le rivendicazioni delle minoranze esprimono, più che i diritti di comunità reali, i desideri d'individui che vorrebbero ritrovare una comunità, ma hanno perso il libero accesso all'intelligenza delle loro culture. Nobili, sono spesso espressione di una ricerca angosciata d'identità umana. Ambigue, esprimono talora anche un desiderio di morte, contribuendo alla dissoluzione d'ogni unità o comunità. Si chiama allora pluralismo culturale il monopolio intollerante di un relativismo assolutizzato, in cui la pluralità delle culture si riduce ad una giustapposizione d'arbitrii, unificati dal nichilismo. Idealiste, le minoranze testimoniano un attaccamento ad una particolarità realmente conosciuta e vissuta, come anche il rifiuto di un'universalità anomica, di una cultura materialista in cui l'economia sembra essere tutto escludendo ogni profondità e diversità umane.
(1) In un'opera monumentale , Joseph Yacoub, professore di Scienze Politiche all'Institut Catholique di Lione, calcola che un essere umano su sei faccia parte di una minoranza etnica, nazionale, linguistica o religiosa. J. Yacoub, Les minorités dans le monde. Faits et analyses, Desclée de Brouwer, Paris 1998, 923
(2) GIOVANNI PAOLO II, Discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, 5 ottobre 1995 e Discorso a Basilea, all'Incontro Ecumenico Europeo, 15-21 maggio 1989. Cfr. J. YACOUB, op. cit., 194-200