Il sistema giudiziario della Repubblica islamica dell’Iran ha condannato 597 cittadini iraniani a un totale di 302 anni di privazione dei loro diritti sociali; e esponenti delle minoranze religiose in Iran hanno ricevuto sentenze che ammontano a un totale di 3776 mesi da trascorrere in prigione. Un documento della sezione di statistiche e documenti di Human Rights in Iran ha compiuto un esame della situazione dei diritti umani nel regime degli ayatollah per quanto riguarda l’anno che si è appena chiuso. Un’agenzia di informazione cristiana. Mohabat News l’ha reso disponibile.
Il rapporto afferma: “Ovviamente, molti ostacoli si frappongono a chi cerca di ottenere dati per una relazione di questo tipi perché la Repubblica islamica dell’Iran non permette agli attivisti e ai difensori dei diritti umani di compiere il loro lavoro raccogliendo informazioni sulle violazioni dei diritti umani fondamentali. Inoltre proibisce il libero fluire dell’informazione, e non riconosce validità a questo tipo di rapporti”. Va da sé che le organizzazioni che si interessano di questi problemi sono in grado di compiere indagini solo su una piccola parte delle numerose violazioni di diritti umani che hanno luogo nel Paese, e di stendere una relazione accurata basata su di essi.
Ma anche tenendo conto di tutte queste difficoltà e impedimenti, si può cogliere qualche tendenza. E in particolare si può vedere che il regime sta intensificando la pressione sulle minoranze religiose; non solo quelle cristiane, anche se in particolare le chiese protestanti “non tradizionali”, ma su tutte le forme di religiosità che si discostano dalla versione sciita di fede islamica.
Un conto approssimativo mostra che nel 2011 c’è stata la segnalazione di 2751 casi, che, secondo gli specialisti di diritti umani, hanno portato a un milione e 120mila violazioni di articoli di convenzioni sui diritti umani che il regime di Teheran si è impegnato a rispettare. La relazione afferma che sono state emesse 498 sentenze di condanna a morte, e 529 persone sono state giustiziate ufficialmente nell’anno che si è appena chiuso nelle diverse province del Paese. E inoltre il sistema giudiziario iraniano ha emesso condanna nei confronti di 597 persone per un totale di 302 anni di privazione dei diritti sociali.
Quanto sopra è valido per la popolazione in generale, senza criteri di discriminazione particolari. Se si viene a osservare invece in dettaglio la situazione delle minoranze religiose, a cui è dedicata una sezione particolare del rapporto statistico, si hanno dati estremamente interessanti. Il totale dei casi presi in considerazione che hanno come protagonisti esponenti delle fedi diverse da quella maggioritaria ammonta a 214. Il che vuol dire che durante lo scorso anno sono stati arrestati 378 cittadini. In almeno nove episodi le minoranze religiose sono state impedite dal condurre le cerimonie religiose a cui si stavano preparando.
Ci sono stati quattro episodi di battiture; tredici casi di distruzione o di chiusura delle proprietà delle minoranze religiose; 30 casi di danni a personale impiegato dalle minoranze, e in tre occasioni è stata impedita la sepoltura delle persone scomparse. In 18 casi alle minoranze religiose è stato impedito di condurre attività finanziare, e in 106 casi sono state convocate negli uffici della sicurezza o di autorità giudiziarie. Inoltre sono state registrate 186 violazioni di diritti umani per esponenti delle minoranze religiose.
Centosedici esponenti di minoranze religiose sono stati condannati a un totale di 3572 mesi in prigione, 204 mesi di prigione sospesa, 25 milioni di Rial di multe, 250 colpi di frusta e 1716 mesi di privazione dei diritti sociali. Da 214 segnalazioni sono state rilevate 274 violazioni dei diritti delle minoranze religiose, che hanno coinvolto 876 persone. I Baha’i sono al primo posto in 100 occasioni, i dervisci al secondo con 46 episodi, i cristiani al terzo posto (29), i musulmani sunniti subito dopo con 26 episodi e gli Ahl-e-haqs ultimi, con 6 episodi. In percentuale, i Baha’i hanno totalizzato il 47% dei casi, i dervisci il 21%, i cristiani il 14% e i musulmani sunniti il 12%. I salafiti compaiono in questo quadro con il 2%, la Ahl-e-haq con il 3%, e infine altre minoranze religiose hanno luno per cento. Il rapporto, secondo i suoi estensori, rivela però solo una frazione di un quadro molto più ampio di violazioni dei diritti umani nei confronti delle minoranze religiose del Paese.
Marco tosatti
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