مجلّة نصف سنويّة صادرة عن مؤسّسة الواحة الدوليّة
Con questo numero Oasis prosegue la riflessione sul tema delle tradizioni intese come luogo concreto delle
interpretazioni culturali delle fedi. Mentre la scorsa volta si è trattato di “pensare la tradizione”, o di
interpretarla, di individuarne cioè natura e “ruolo” nella storia del singolo così come nell’itinerario delle
grandi fedi religiose, ora, senza alcuna pretesa di essere esaurienti, cerchiamo di indagare la dinamica
attuale della tradizione cristiana e musulmana. O in altre parole le prove che ambedue si trovano ad
affrontare per poter essere ancora percepibili come corpi viventi e non soltanto tesori, o anche relitti, del
passato. Innanzitutto il vaglio della modernità stessa, che le incalza con le sue grandi questioni filosofiche
e politiche e la sua generale tentazione dell’indifferentismo (cui non è estraneo, sorprendentemente,
certo fenomeno fondamentalista), ma poi tutto il complesso dell’attualità che a ogni latitudine propone
nuove sfide e inediti percorsi-
Aspetti fondamentali circa la comprensione del ruolo vitale e del valore insostituibile della cultura (che seguendo
l’itinerario tracciato in questo numero si collega strettamente alla tradizione) sono stati naturalmente oggetto di ampie e decisive pagine del Magistero ecclesiale e del pensiero cristiano. Proponiamo due momenti di questa riflessione, che ha attirato in modo del tutto particolare sia Karol Wojtyla-Giovanni Paolo II sia Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Del primo, il discorso tenuto all’Unesco nel 1980 resta uno dei passaggi più emblematici e fecondi dell’intero pontificato. Del secondo, l’intervento reso a una assemblea dei Vescovi asiatici non solo presenta notevolissime consonanze con il discorso dell’Unesco riguardo al rapporto tra fede e cultura, ma descrive mirabilmente il primo incontro tra fede cristiana e mondo ellenistico fornendo prospettive attualissime per l’odierno dialogo interculturale. A questo tema ben si collega la terza proposta di questa sezione, dedicata a un classico della letteratura araba: quel Bîrûnî che a cavallo dell’anno Mille seppe indicare una strada per conoscere l’altro e la sua cultura.
Chi ha familiarità con le cronache degli eventi che occorrono tra Mar Mediterraneo e Europa sa che negli insicuri barconi che solcano quelle acque si affollano disperati provenienti da diversi Paesi. Una umanità dolente che cerca di fuggire da una patria diventata invivibile e di approdare a una nuova vita. Tra loro anche numerosi eritrei e ciò suscita domande e interesse. Mentre è scontato darsi una ragione alla fuga dei somali, non è così immediata una spiegazione altrettanto valida per quest’altra nazione del Corno d’Africa. Dai tempi della guerra per l’indipendenza il destino dell’Eritrea è entrato in una zona opaca dell’informazione: poche notizie e poche curiosità. Diventa perciò molto interessante il racconto del nostro inviato.
Interventi, analisi e testimonianze provenienti da diversi Paesi e su diversi temi. In questo numero: il dopo elezioni che ha fatto tremare il mondo, in Iran; il dopo elezioni che ha tranquillizzato il mondo, in Indonesia; l’emozionante diario della visita del Papa in Terra Santa tenuto da chi lo ha accompagnato da molto vicino; il complesso mestiere del raduttore che mentre interpreta è anche esposto al rischio del “tradire”; i fondamenti della fede sciita; i sorprendenti esiti di una ricerca sulla struttura del Corano; la seconda parte della biografia di Georges Anawati, padre dell’islamologia cattolica.