Thème: Dialogue interreligieux

Cristianesimo e Islam: il dialogo necessario per l'Europa

Duarte da Cunha  20/05/2009

Per la prima volta i delegati delle Conferenze episcopali per i rapporti con i musulmani di Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania, Svizzera, Bosnia ed Erzegovina, Slovenia, Polonia, Italia, Malta, Scandinavia, Austria e Turchia si sono incontrati a Bordeaux alla presenza del Card. Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, per condividere quanto ciascun Paese sta compiendo nel campo del dialogo con i musulmani.

Il convegno ha visto la partecipazione di alcuni esperti di varie provenienze che hanno portato il loro contributo ai lavori. Tra questi don Andrea Pacini, che nel 2005 ha pubblicato una ricerca sulla realtà dei giovani musulmani in Europa; Martino Diez, direttore della Fondazione Oasis di Venezia; p. Hans Vöcking dei Padri Bianchi, missionari africani.

L´incontro è iniziato con una presentazione del Card. Tauran sullo status quaestionis del dialogo con i musulmani, che ha condotto ad affrontare il passo notevole costituito dalla pubblicazione della "Lettera dei 138", dalla quale si sviluppò il percorso che ha portato al primo incontro del Forum cattolico-musulmano del novembre 2008 a Roma. In questi mesi il dicastero presieduto dal Card. Tauran ha lavorato su una traccia di Orientamenti pastorali, che verranno pubblicati probabilmente dopo la pausa estiva.

Il cardinale ha inoltre ribadito sia l´importanza e la complessità del dialogo con i musulmani per la Chiesa, sia l'opportunità che offre ai cristiani: un'opportunità che consiste nella provocazione ad approfondire la propria fede, così da testimoniarla e darne le ragioni. Solo nell'orizzonte della testimonianza reciproca, ha rilevato Tauran, è possibile edificare un dialogo sincero e autentico senza derive o cadute nel relativismo.


La riunione è proseguita con la presentazione di rapporti che i delegati hanno preparato sulla situazione del dialogo nei loro paesi e dai quali è emersa la domanda, sempre attuale, su quale sia l'atteggiamento migliore, la posizione, da tenere nei confronti dei musulmani presenti oggi in Europa. Un problema questo che non si po' più relegare a pura questione di fenomeno immigratorio.

Se, infatti, ci sono ancora alcuni paesi che accolgono per la prima volta immigrati musulmani, nella maggior parte dei paesi europei i musulmani appartengono ormai alla seconda, terza, quarta e addirittura quinta generazione: sono persone nate ed educate in Europa, che sono e si riconoscono cittadini europei a pieno titolo.

Molte le questioni comuni brucianti sul fronte interreligioso: i matrimoni misti, l´istruzione e l´integrazione nelle scuole e nei movimenti giovanili cattolici dei giovani musulmani, le tensioni in alcune città europee circa la costruzione di moschee e minareti…

Dall'altra parte si è riscontrata una certa sintonia che esiste tra cristiani e musulmani su alcuni temi quali il tema della bioetica o del ruolo della religione nello spazio pubblico, una sintonia sulla quale occorrerebbe investire di più.

La presentazione di don Andrea Pacini sui giovani musulmani europei ha permesso di evidenziare come, per capire l´identità dei musulmani, si deve prendere in considerazione l´intersezione di tre fattori: il rapporto con l´Islam "etnico" delle prime generazioni di immigrati, il rapporto con la società europea e, infine, l´influenza dei flussi transnazionali dei musulmani in Europa. Inoltre si assiste sempre più ad una differenziazione tra un tipo più tradizionale di esperienze legate all'Islam dei paesi di provenienza da altre forme più personalizzate segnate dalla cultura europea, di tendenza a volte più liberale e in altri casi di correnti "neo-ortodosse". Si tratta d'altra parte di un nuovo tipo di organizzazione, di tipo associativo, con obiettivi non esclusivamente religiosi, in dialogo con la cultura europea. In ogni caso resta fermo il dato per cui il musulmano si riconosce a livello personale e comunitario come appartenente all´Islam a prescindere della grande varietà di tradizioni.

La presentazione di Martino Diez è stata incentrata, invece, sulla questione dell'identità dell'interlocutore: come sia una questione molto delicata e come sia facile cadere in forme stereotipate non corrispondenti alla realtà. Su questa considerazione ha innestato l'approfondimento del tema del meticciato di civiltà in atto nella storia oggi. Diez ha rilevato che anche se potrebbe apparire come un problema, va invece affrontato come un´opportunità: il meticciato, se correttamente governato, può aprire nuove possibilità e forme di convivenza tra persone e famiglie con culture e religioni diverse. Ciò richiede una reciproco racconto in vista in un riconoscimento. In una società in cui tutti siano aperti a questo racconto-testimonianza e al riconoscimento dell'altro, un vero dialogo sarà possibile.

Padre Hans Vöcking, dopo aver ripercorso il lavoro compiuto dalla Conferenza delle Chiese cattoliche d'Europa insieme alle altre chiese cristiane della KEK (Conferenza delle Chiese europee) nell'ambito del dialogo con l'Islam, ha sottolineato che la Chiesa è chiamata a ripensare il suo approccio al tema di fronte al dato di fatto per cui, se fino a 30 anni fa i musulmani in Europa rientravano nella voce "aiuti agli immigrati", oggi essi fanno parte integrante delle società europee e provocano una riflessione pastorale, sociale, caritativa e religiosa insieme.

Al termine dei lavori è stato espresso dai partecipanti il desiderio di continuare questo lavoro comune perché, anche se le realtà dei singoli Paesi presentano profili diversi, i problemi e le difficoltà comuni possono essere meglio affrontati con la condivisione di tutte la parti in gioco, con lo scambio di esperienze, con una lettura, analisi e progettualità collegiali.