Il movimento integralista islamico degli al Shabab (gioventù in arabo), che controlla gran parte della Somalia, ha vietato da ieri la distribuzione degli aiuti alimentari nel Paese africano del Programma alimentare mondiale dell'Onu (Pam). Lo ha reso noto lo stesso movimento fondamentalista attraverso un comunicato ripreso dalle agenzie di stampa internazionali.
Gli al Shabab, ritenuti dagli osservatori alleati di Al Qaeda, accusano l'agenzia umanitaria delle Nazioni Unite di essere orientata politicamente e di arrecare danno agli agricoltori locali. "Abbiamo già dato al Programma alimentare mondiale l'occasione di operare in Somalia, ma non ha mai soddisfatto le nostre richieste, e così abbiamo vietato del tutto le sue attività", ha spiegato telefonicamente all'agenzia di stampa France Presse un responsabile del movimento integralista, che ha chiesto di rimanere anonimo. Il Pam ha smentito tutte le accuse. Già a gennaio, l'agenzia dell'Onu era stata costretta a sospendere la distribuzione di aiuti nel sud della Somalia fino a nuovo ordine, a causa del moltiplicarsi di attacchi e minacce al suo personale ad opera degli al Shabab. I militanti islamici giustificano questi drastici provvedimenti come un modo per proteggere la popolazione e i contadini.
L'atmosfera si fa di ora in ora sempre più pesante. Senza più cibo, migliaia di persone hanno infatti cominciato ad abbandonare diverse città diretti verso il corridoio di Afgooye, una fetta di territorio lungo una trentina di chilometri che costituisce l'unica via di fuga dai combattimenti e dalla fame verso est da Mogadiscio. Molti hanno raggiunto l'enorme accampamento che si è formato in questi mesi, dove sono già presenti oltre 400.000 sfollati reduci da precedenti battaglie. Ma a causa delle penuria di generi alimentari e di acqua potabile, la situazione sanitaria nel campo è sul punto di esplodere. Scarseggiano anche le medicine e si teme l'insorgere di epidemie.
Per ovvi motivi di sicurezza, anche i responsabili dell'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) non sono in condizioni di operare. Tutte le organizzazioni non governative hanno abbandonato il Paese, mentre solo pochi volontari locali riescono a lavorare in precarie strutture sanitarie. L'Unhcr ha stimato che dall'inizio dell'anno più di 30.000 persone sono state costrette ad lasciare le proprie abitazioni nella regione di Galgaduun, oltre 27.000 sono fuggite dai combattimenti a Beled Weyne, nella regione di Hiraan, mentre altre 20.000 sarebbero sfollate a causa della guerra nella capitale. ”