Revue semestrielle de la Fondation Internationale Oasis
Si viene al mondo e già portiamo addosso un peso. Oppure: si viene al mondo e già disponiamo di un patrimonio. Il rapporto con la tradizione è per ogni uomo un fattore decisivo della sua identità, della sua natura, del suo sviluppo. Ma per nessuno è un rapporto ovvio né indifferente. Occorre un giudizio, occorre un’esperienza. E non è diverso quando la tradizione entra nella dinamica della fede religiosa, anzi si può in un certo senso dire che per una fede religiosa il tema della tradizione è il più rilevante. Anche in questo caso occorre un giudizio, occorre un’esperienza: un “confronto” con la tradizione nel quale entrano in gioco tutti i fattori umani. È quasi ovvio citare il ruolo della tradizione nel Cristianesimo e nell’Islam, ma non è per nulla ovvio il lavoro che le rispettive tradizioni “impongono” al credente cristiano e al credente musulmano. Ecco dunque l’itinerario proposto dalla sezione Attualità: dallo snodo del pensiero moderno alla concezione sviluppata dalle due grandi fedi (che ha conseguenze evidenti su tutto, a partire dagli assetti normativi e costituzionali).
Nella recente vicenda del “caso lefebvriani” che ha agitato le acque della Chiesa Cattolica, il tema della tradizione è tornato a far discutere e anche a dividere. È la grande questione del dopo Concilio, che incessantemente si propone e che a volte esplode con fragore. Più volte Joseph Ratzinger, prima da Cardinale e poi da Papa, è intervenuto sull’argomento ben conoscendone la delicatezza e la portata, come si evince da uno dei suoi discorsi più importanti sul tema, quello alla Curia romana tenuto nel 2005. Acute poi le brevi pagine del teologo Yves Congar e del geniale scrittore Gilbert K. Chesterton. E affascinante il brano dell’autobiografia del grande erudito musulmano Taha Hussein: un racconto di formazione che ben testimonia cosa significa fare i conti con la propria tradizione.
Do you remember Sarajevo? Per il mondo intero la capitale della Bosnia è stata per anni il simbolo più atroce e dolente del crollo degli ideali di pace e convivenza che avevano salutato la fine del Comunismo. Poi, dopo la faticosa pacificazione, Sarajevo è entrata nell’oblio: una storia orribile che era meglio dimenticare. Ma la realtà ha continuato a palpitare, cercando un equilibrio tra un passato che non vuole passare e un presente che ha bisogno di diventare futuro. A Sarajevo vive Mustafa Cerić, gran Mufti di Bosnia, membro di spicco del Forum Cattolico-Musulmano. Oasis lo ha incontrato.
Abbiamo vissuto i racconti terrificanti dei cristiani dell’Orissa stupefatti dalla violenza e dalla sistematicità di una persecuzione per la quale non c’è motivazione razionale e che contrasta clamorosamente con l’immagine dell’India. E si è capito che quell’immagine non era in realtà che uno scolorito stereotipo. Eppure sarebbe altrettanto falso e fuorviante pensare che i cristiani non abbiano cittadinanza, che siano destinati all’inferiorità o al martirio, come ricorda il nostro Editoriale. Occorre andare nel Kerala per vedere l’altra faccia dell’India (e anche per scoprire come accanto al fondamentalismo religioso esista anche quello ideologico, altrettanto pericoloso).
Interventi, analisi e testimonianza provenienti da diversi Paesi e su diversi temi. In questo numero: identità, tradizioni e dinamismi della Chiesa di Giordania; l’incredibile puzzle delle tribù afgane; così in America si cerca di indovinare il futuro; la prima parte della straordinaria avventura umana di un padre dell’islamologia cattolica; il vero punto di partenza di ogni dialogo, il fattore religioso.
Nei libri di questo numero: l’alba delle religioni; oltre il pregiudizio anti-tradizione; i tre aspetti della libertà religiosa; distinguere per poter convivere; un cristiano nell’Algeria moderna; gli esordi della teologia musulmana; una visione maghrebina dell’aldilà; nostalgia del califfato; il sogno di Nicola Cusano. E infine, a chiudere la sezione, uno sguardo sul cinema di questa stagione.