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Rassegna stampa

Altra strage al largo della Libia. Vertice Ue il 14

Almeno 30 migranti morti nell’ennesimo naufragio. Francia, Gran Bretagna e Germania chiedono «misure immediate»

Ancora morte nel Mediterraneo. È di almeno 37 vittime il bilancio dell’ennesimo naufragio di un barcone di migranti, avvenuto ieri al largo della Libia. In un primo momento era stato segnalato il ritrovamento di 7 cadaveri nella zona di Khoms (città ad un centinaio di chilometri ad est di Tripoli), ma secondo quanto riferito dal portavoce della Mezzaluna Rossa a Tripoli, alcuni pescatori hanno poi trovato nelle vicinanze altri 30 corpi. Giovedì circa 200 cadaveri erano stati individuati dalla guardia costiera libica davanti alle coste di Zuwara, teatro di un doppio naufragio di migranti.

SI MUOVE L’EUROPA
E adesso, finalmente, la diplomazia europea sembra muoversi. Che occorra «superare Dublino», come chiesto ieri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi per «avere una politica di immigrazione europea, con un diritto di asilo europeo», lo ha implicitamente riconosciuto nei giorni scorsi la cancelliera tedesca Angela Merkel, facendo un gesto significativo nei confronti dei profughi siriani. Alla Germania si sono affiancati Francia e Gran Bretagna, che insieme a Berlino hanno chiesto una riunione urgente dei responsabili dell’Ue per individuare «misure immediate». La presidenza lussemburghese l’ha convocata a stretto giro, il 14 settembre a Bruxelles, dove si incontreranno i membri del Consiglio ministeriale Giustizia e Interni. Ma la strada rimane tutta in salita, vista la riluttanza di molti governi, specie del nord Europa, ad avviare una politica veramente comune.

SUPERARE DUBLINO?
Il 25 agosto, sfruttando la cosiddetta clausola di sovranità del regolamento di Dublino III, Angela Merkel ha deciso di non rimandare indietro al primo paese Ue d’ingresso i profughi siriani che giungono in Germania. Il regolamento di Dublino III sul diritto d’asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, stabilisce infatti che «una domanda d’asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III» del regolamento stesso. Salvo eccezioni, si tratta del paese di accesso nell’Unione europea. Come ricordato ieri da Renzi in un’intervista al Corriere della Sera, non esiste una vera e propria politica integrata europea sull’immigrazione, e ancora meno un diritto di asilo europeo. Oggi, Francia, Germania e Gb, oltre agli “hot spot” in Italia e Grecia per identificare i richiedenti asilo, chiedono misure immediate come una lista dei «paesi d’origine sicuri», ma si tratta di passi avanti ancora timidi.

IL NODO DELLE QUOTE
Che l’argomento sia particolarmente sensibile e complicato lo confermano le difficoltà incontrate tra i governi dell’Unione sulle quote obbligatorie per i profughi in Italia e in Grecia da ricollocare, nonostante l’accordo raggiunto su un (macchinoso) meccanismo volontario. Entro ottobre 32.256 profughi dovrebbero essere ricollocati dopo il via libera - atteso a settembre - dell’Europarlamento. Entro dicembre il numero dovrebbe salire a 40mila, dopo una serie di verifiche. A luglio, nonostante il pressing di Commissione e presidenza di turno lussemburghese dell’Ue, era stato impossibile raggiungere il target dei 40mila (stabilito dal vertice dei leader Ue di fine giugno), a causa delle forti resistenze di vari Paesi, tra cui Spagna e Austria. Entro fine anno il commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos intende presentare una proposta legislativa per un meccanismo permanente per il ricollocamento su scala Ue, da attivare in situazioni di emergenza.

La Stampa

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