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Chi e perché ha firmato il Patto per la Siria

Redazione | venerdì 1 marzo 2013

C’è chi spera che l’incontro di ieri a Roma tra i leader della Coalizione degli oppositori di Assad, gli 11 paesi “Amici della Siria” e il segretario di Stato americano John Kerry, possa aver avviato finalmente una svolta per la Siria, che dopo due anni di guerra conta 70.000 vittime e quasi un milione di profughi, famiglie intere che hanno abbandonato tutto per cercare una tregua al di là dei confini, in Turchia, Libano e Giordania.

Ma oltre ai tavoli della diplomazia internazionale, è accaduto un fatto che sembra passato inosservato: proprio pochi giorni prima di questo incontro ai vertici (da una parte del tavolo Kerry, dall’altra il capo della Coalizione degli oppositori, Mouaz al Khatib), in Turchia, ad Antiochia, sede titolare dei cinque patriarchi d’Oriente residenti tra Beirut e Damasco (maronita, greco-cattolico, greco-ortodosso, siro-cattolico, siro-ortodosso), si sono incontrati dal 12 al 15 febbraio alcuni attivisti cristiani di Siria (i cristiani qui sono circa il 7% della popolazione) per dare vita a un nuovo organismo che hanno chiamato “Unione dei siriani cristiani per la democrazia”.
Tra i presenti Michel Kilo, Padre Spiridon Tannous, Ayman Abd al-Nour, Samir Sattouf, Bassam Bitar, Elias Warde, Michel Sattouf, Rouba Hanna, Isam Elias, Bassam Ma’luf, Bassam Khoury.

Negli anni passati, molte di queste personalità hanno pagato a caro prezzo, con il carcere o l'esilio, l’opposizione al regime di Assad. Basti pensare alla scrittore e attivista per i diritti umani Michel Kilo o ad Ayman Abd al-Nour, direttore del quotidiano online All4Syria, che lasciò il Paese nel 2007.

Al termine dell’incontro è stato sottoscritto da tutti i presenti un patto che nei primi due punti dichiara l’impegno dei firmatari “a rimanere fedeli all’unità nazionale” e “a difendere con ogni mezzo il diritto del popolo siriano alla libertà, alla dignità e alla possibilità di scegliere il proprio modello di vita politica e sociale”. Il riferimento all’unità nazionale non è casuale, visto che uno dei pericoli attuali è la “balcanizzazione” del Paese. Importante è anche l’accenno al principio di cittadinanza (punto 3), che sembra avere come bersaglio implicito non soltanto il regime di Assad, ma anche i combattenti jihadisti, che mirano a instaurare uno Stato islamico. La difficilissima impresa dei cristiani di Siria è proprio questa: lavorare per creare spazi di libertà e riconciliazione, senza sudditanze e complessi di protezione, ma al tempo stesso senza ingenuità rispetto a una possibile deriva jihadista (leggi qui il patto).

Un documento, quello di Antiochia, che il presidente Bashar non ha gradito in quanto documenta come la volontà di porre fine al regime non sia esclusiva di gruppi di terroristi violenti, come invece vorrebbe la propaganda di Stato (leggi qui la reazione di Bashar).

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