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Filippine: perché la battaglia di Marawi è importante

Dall’esito dell’assedio della città si capirà quale forma prenderà Isis nel Sud-est asiatico e oltre

Sebastiano D’Ambra | giovedì 27 luglio 2017
Scontri a Marawi

Il conflitto a Marawi è iniziato il 23 maggio. Sono passati due mesi, e oggi è ancora difficile capire come andrà a finire. Non è accaduto tutto all’improvviso: i segnali di quello che sarebbe arrivato esistevano da tempo. Purtroppo, il governo da una parte ha sottovalutato la situazione, dall’altra ha a lungo sostenuto che tutto fosse sotto controllo.

Nelle Filippine, negli ultimi anni, è cresciuta l’influenza di movimenti internazionali, a partire dalla Jamaa Islamiyya indonesiana, la cui presenza era la più vistosa. Sono aumentati i progetti finanziati dall’Arabia Saudita nell’isola meridionale di Mindanao, di cui Marawi è capitale, e più recentemente quelli sostenuti dagli sciiti dell’Iran. Lo Stato Islamico è arrivato ufficialmente nel 2014, (con il giuramento di fedeltà di gruppi locali al “califfo”, ndr). Quello che su un piano più vasto accade oggi in Medio Oriente si sta preparando in questo angolo di mondo.

L’attacco di maggio a Marawi, quindi, non è stata una sorpresa. Quando i militari sono intervenuti, gli uomini armati legati a Isis hanno per prima cosa distrutto e incendiato diversi edifici: un collegio, un ospedale… I miliziani erano già da prima posizionati in città e sembra che in alcune moschee e in altri edifici avessero costruito gallerie sotterranee e depositi di armi. La cattedrale di Marawi è stata distrutta, e le immagini sacre al suo interno sono state sfregiate, dimostrando che qui lo Stato Islamico agisce con lo stesso spirito con cui si è fatto conoscere in altre parti del mondo: la sua ideologia instilla odio e crea separazione tra cristiani e musulmani, ma ha come obiettivo anche i musulmani moderati di questa regione. E proprio i musulmani di Marawi riscopriranno alla fine di questa brutta storia che accanto a un Islam del dialogo esiste una pericolosa corrente dell’Islam.

La città di Marawi resta oggi sotto assedio, e secondo i dati delle Nazioni Unite nella regione ci sono più di 200mila sfollati, l’80 per cento dei quali musulmani, il 20 cristiani. È però difficile capire quali siano i numeri reali, perché gli abitanti di questa provincia preferiscono trovare ospitalità in casa di parenti e della famiglia allargata piuttosto che rimanere nei campi profughi.

Nella città quasi distrutta sono rimaste alcune decine di miliziani dello Stato Islamico, che usano i civili intrappolati come scudi umani. L’esercito filippino ha parlato di circa 500 jihadisti uccisi, cento soldati morti e una cinquantina di vittime tra i civili. In prima fila, combattono gli uomini armati del gruppo Maute, un clan della zona che ha sostenuto e facilitato il radicamento dello Stato Islamico nella regione, giurando nel 2014 fedeltà a Isis, assieme al più noto movimento filippino Abu Sayyaf.

I maranao - le tribù che popolano la regione di Midanao - sono un popolo intraprendente, sono i commercianti delle filippine, e c’è chi scherzando li paragona ai cinesi, perché li trovi in tutti i mercati dell’arcipelago con le loro merci. Sono stati in questi anni maggiormente influenzati da diverse forme di fondamentalismo islamico e dall’importazione del wahhabismo saudita. Marawi è la città islamica per eccellenza nelle Filippine, il 98 per cento della popolazione è musulmana, e i gruppi armati che agiscono oggi nella zona vorrebbero imporre qui un “califfato” per poi estenderlo altrove. L’esercito ha rivelato di aver trovato tra i combattenti morti malesi e indonesiani (e anche sauditi, ndr), ma il governo ha per mesi sottovaluto quello che stava accadendo qui.

Il presidente Rodrigo Duterte ha prolungatola legge marziale. I vescovi locali si erano opposti. In qualche modo, il governo deve dare un segnale di speranza, per esempio imponendo le misure di emergenza solo in alcune aree ristrette, per evitare un influsso negativo sulle popolazioni e sul fiorente business locale.

Il governo deve in qualche modo vincere questa battaglia, altrimenti ci saranno conseguenze di impatto internazionale: passerebbe il messaggio che lo Stato Islamico non può essere sconfitto. Riconquistare la città di Marawi sarebbe centrale per l’immagine del governo, anche se dobbiamo essere consci del fatto che le radici di Isis ci sono e continueranno a esserci anche dopo l’assedio.

[Testo raccolto dalla redazione di Oasis]

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