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Il Mediterraneo, spazio mondiale

Da spazio di scontro e di scambio, il mare Nostrum è diventato un contro-Oriente che crea una zona di mescolanza e di prossimità

Henry Laurens | giovedì 24 marzo 2016
Mappa del Mediterraneo del 1811. Foto credit: William Faden

Il meticciato è in sé una nozione biologica. Esso è utilizzato dagli storici per alludere alla creazione del Nuovo Mondo con l’arrivo degli europei. Le popolazioni amerindie si sono meticciate con gli europei soprattutto nell’America meridionale e centrale. Le piante e gli animali europei hanno massicciamente invaso le Americhe, mentre le piante americane diventavano un elemento essenziale dell’alimentazione del Vecchio Mondo.

Un cugino germano dell’Occidente

Non è evidentemente possibile trasporre questa nozione alle relazioni tra l’Europa e il mondo musulmano, ciò che supporrebbe l’esistenza di una separazione previa. La ricerca storica recente tende al contrario a considerare l’Islam1 come un’espressione dell’Antichità tardiva che in qualche modo chiude questo periodo della storia. Si potrebbe addirittura sostenere che la sola produzione o sintesi giudeo-cristiana in senso lato sia proprio l’Islam, ciò che ne fa un cugino germano dell’Occidente. Esso ha attinto, almeno in parte, alle stesse fonti, vale a dire l’ellenismo e le tradizioni cristiane ed ebraiche, pur essendosi ispirato anche alla cultura iraniana e indiana. Occorre dunque rifiutare la nozione dell’Islam come rottura dello spazio mediterraneo (la celebre tesi di Henri Pirenne): in realtà, la rottura, peraltro limitata nel tempo, ebbe luogo nel X secolo nel quadro di una guerra marittima.

A partire dall’XI secolo e dall’inizio delle crociate, il Mediterraneo torna a essere uno spazio di scontro e di scambio, passando per episodi piuttosto diversi come la Reconquista spagnola, la nascita dei potentati franchi nel Levante e la loro successiva scomparsa, la conquista dell’Anatolia e dei Balcani da parte dei turchi e infine l’impresa coloniale europea. Oltre al Mediterraneo, l’Europa si apre nel XVI secolo una seconda via verso il mondo musulmano attraverso l’Oceano indiano. Né va dimenticata l’avanzata russa in Asia centrale, che produce a volte effetti paradossali: per esempio, il francese è introdotto tra le élite persiane mediante la Russia imperiale.

Prodotti e idee

Lungo tutti questi secoli, ondate di scontro vanno di pari passo con gli scambi. Prodotti e tecniche non pongono problemi e ben prima dell’epoca contemporanea, gli oggetti materiali circolano tra i due mondi. C’è invece un accordo generale sul fatto che non sia possibile passare da un mondo all’altro, se non tramite la conversione. I rinnegati (cristiani europei passati all’Islam) sono così piuttosto numerosi. La lingua franca è praticata all’epoca sulle due rive del Mediterraneo, benché sia essenzialmente orale. Questo implica che, all’inizio dell’età moderna, ciò che i musulmani percepiscono dell’Europa passi attraverso l’orale, mentre gli europei, dopo la nascita degli studi orientali, si collocano di preferenza nell’ambito dello scritto. Vede la luce tutta una letteratura di viaggio, che all’inizio si ispira alla letteratura medievale di pellegrinaggio, ma poi prende rapidamente una forma propria, caratterizzata da un comparatismo permanente, implicito o esplicito.

Alcuni gruppi, in particolare i cristiani d’Oriente (con gli armeni in testa) e gli ebrei, fungono da intermediari e sono importanti vettori d’idee nelle due direzioni. Tuttavia la barriera della conversione rimane in vigore. Si contano pochissimi matrimoni misti, salvo che tra europei e cristiani d’Oriente, caso in cui appunto questa proibizione non esiste. In generale non c’è dunque scambio di donne (un fenomeno la cui importanza è stata ben evidenziata da Lévi-Strauss). Nei secoli che precedono l’occupazione coloniale, la socievolezza e la stessa coabitazione sono molto comuni, ma i matrimoni misti restano rari. La socievolezza levantina, che non è ancora scomparsa totalmente, ne è l’esempio perfetto. Ci si frequenta da eguali, ma non si pratica il matrimonio trans-comunitario. Ancora oggi grandi Paesi come l’Egitto impongono la conversione per poter sposare una musulmana.

Il XIX secolo porta con sé la dominazione coloniale nella maggior parte del mondo musulmano, ciò che accelera la diffusione di tecniche e prodotti occidentali. Già verso il 1820 lo storico egiziano al-Gabarti tiene in casa propria un dipinto europeo. Gli oggetti europei s’impongono. Gli interni delle case si trasformano. Cambiamenti importanti si producono nel linguaggio del corpo e nel codice dell’abbigliamento. Il fez, per esempio, nasce come copricapo non religioso, destinato a unire tutti i sudditi ottomani, a prescindere dalla religione o dalla confessione. Ma non si tratta soltanto di oggetti. La questione tocca anche i saperi e le tecniche, così come la disciplina del corpo e l’igiene.
Da quel momento, sono proposti due ragionamenti concorrenti per giustificare i prestiti dall’Europa. Da una parte, la scienza europea è considerata un frutto della scienza islamica del Medio Evo: “È una nostra merce che ci è tornata indietro”. Dall’altra si insiste sul carattere non-confessionale e universale del sapere. Nei fatti, man mano che la modernità avanza, l’Islam diventa sempre più un rifugio identitario.

La decolonizzazione, che per la maggior parte dei Paesi musulmani risale al secondo dopoguerra, porta con sé un cambiamento importante. Mentre le potenze europee avevano codificato un diritto misto (Anglo-Muhammadan Law o droit musulman) che confermava la proibizione islamica dei matrimoni misti, la fine della guerra d’Algeria nel 1962 determina in Francia l’abolizione del diritto musulmano nella metropoli (con la sola eccezione delle Comore, dove questa abolizione è intervenuta solo di recente). Da quel momento in avanti i matrimoni misti si fanno sempre più frequenti. Attualmente in Francia sono stimati tra il 10 per cento e il 20 per cento rispetto alla popolazione di origine musulmana. Si tratta di una novità notevole, i cui effetti non sono stati ancora misurati.

Circolazione a doppio regime

Oggi la condizione dell’Islam in Europa è rivelatrice della specificità di ogni Paese e della grande varietà delle società europee. Da qui l’impossibilità di trovare, finora, una risposta comune. Ciononostante è possibile proporre alcune notazioni di ordine generale, la prima delle quali è l’esistenza di un doppio regime di circolazione tra Europa e mondo musulmano: una circolazione autorizzata, che è quella dei turisti e dei pensionati, e una circolazione vietata, i migranti.

In secondo luogo, e nonostante la barriera securitaria che è stata eretta, la comunicazione tra le due sponde del Mediterraneo rimane costante. Tuttavia la percezione dell’Europa nei Paesi arabi è spesso falsata dai racconti della diaspora musulmana e l’immagine del mondo arabo in Occidente è monopolizzata dalla questione del terrorismo. Queste diaspore musulmane peraltro hanno generalmente una natura transnazionale: basti pensare al paradosso dell’arabo marocchino, che è già una lingua di circolazione all’interno dello spazio europeo.

La trasformazione del ruolo dell'Islam

Ma soprattutto, è il ruolo dell’islam a essere cambiato nel corso del tempo. Prima della colonizzazione esso era centrato su se stesso, mentre adesso è in tensione dialettica con l’Occidente. È come spostato dal suo proprio centro, ed è da qui che sorgono i conflitti tra l’Occidente e un Islam che diventa piuttosto un contro-Occidente. I luoghi principali del conflitto sono il corpo della donna, i simboli religiosi e la questione della libertà di espressione. La tensione è accresciuta dal fatto che le istanze laiche propugnano valori sociali che sarebbero stati incomprensibili per i fondatori stessi della laicità, come per esempio Émile Combes in Francia.

Di fronte a queste dinamiche, lo studioso non può che rilevare una doppia crisi identitaria. Da una parte la crisi dell’Europa, che si manifesta in una xenofobia e un’islamofobia che non esiterei a denunciare come arma di distruzione di massa. D’altra parte il disagio identitario profondo dell’Islam contemporaneo. Nell’immediato, mi sembra che le prospettive siano piuttosto fosche. Ma nel medio termine, conservo la speranza di una ripresa attiva della circolazione che potrebbe aprire un nuovo capitolo in questa storia millenaria.

Non bisogna dimenticare infine che il sogno mediterraneo è di per sé un contro-Oriente. Questa categoria è nata infatti per superare la separazione Occidente/Oriente creando una zona di mescolanza e di prossimità. La categoria ha avuto un suo successo e oggi mi pare possibile identificare tre cerchi del Mediterraneo: innanzitutto i Paesi che si affacciano sulle due sponde; quindi l’Europa continentale e il Golfo arabo; e infine le diaspore americane, nella misura in cui queste ultime significano la mondializzazione del Mediterraneo, al punto che, ormai, il Mediterraneo è diventato uno spazio mondiale. Il nostro spazio.


Per saperne di più
Henry Laurens, L’Europe et l’Islam : quinze siècles d’histoire, con Gilles Veinstein e John Tolan, Odile Jacob, Paris 2009

1Utilizzo qui islam per la religione (corrispettivo: cristianesimo) e Islam per la civiltà (corrispettivo: Occidente). L’esistenza stessa di questi due termini è quanto mai rivelatrice nella problematica delle relazioni. I fautori dell’islam politico vogliono confondere Islam-Civiltà con islam-religione.

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