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Come l’Islam è diventato “americano”

Muhammad Ali «ha reso cool l’essere musulmano, senza che nessuno potesse mettere in dubbio la sua appartenenza» agli Stati Uniti. Come Ali rappresenta i migliori ideali dell’America, l’attentatore di Orlando ne rappresenta i peggiori

Amir Hussain | martedì 22 novembre 2016
Malcolm X fotografa Muhammad Ali dopo la vittoria su Sonny Liston, 1964. Credit: Wikimedia Commons

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La sera dell’11 giugno 2016 sono andato a dormire dopo aver guardato una replica del funerale di Muhammad Ali. La mattina del 12 giugno mi sono svegliato con la notizia della strage di Orlando. I due eventi sono i poli opposti della vita musulmana negli Stati Uniti1.

Sono nato in Pakistan nel 1970 e all’età di quattro anni sono arrivato in Canada. A quel tempo nel Paese c’erano meno di 34mila musulmani. Sono cresciuto a Toronto, dove ho ricevuto la mia istruzione dalla scuola dell’infanzia al dottorato. La generazione dei miei genitori non è quella dei pionieri dell’Islam in Canada. Il primo censimento canadese del 1871 (il Paese moderno è nato nel 1867) registrava la presenza di 13 musulmani. Quando i miei genitori sono arrivati a Toronto, in città esisteva soltanto una moschea, vicino alla quale c’era l’unico negozio che vendeva carne halāl. Un’amica di vecchia data di mia madre mi ha raccontato di averla conosciuta attorno al 1972, quando mia madre attraversò una delle strade principali della città per andarle incontro: l’aveva sentita parlare con suo marito in urdu. Mia madre era così entusiasta di sentire parlare la sua lingua da qualcuno che non faceva parte della sua famiglia che attraversò una strada trafficata per parlare con degli sconosciuti.

Da allora il numero dei musulmani in Canada è aumentato considerevolmente: nel 2001 erano 579.600, ma l’ultimo censimento, nel 2011, ha registrato oltre un milione di musulmani. Ora l’urdu si sente ovunque, e le partite di hockey sono trasmesse anche in punjabi (lingua parlata nel Punjab, regione a cavallo tra India e Pakistan, NdR), qualcosa che nel 1970 non avrei mai immaginato.

Gli eroi dell’infanzia

A quel tempo in televisione vedevo pochissime persone di colore e quasi nessun musulmano. Gli unici che ricordo erano gli atleti afroamericani Kareem Abdul Jabbar e il più grande di tutti i tempi, Muhammad Ali. Sono loro gli eroi musulmani della mia infanzia e quarant’anni dopo rimangono modelli di come essere musulmani.
All’età di 32 anni mi sono trasferito a Los Angeles, dove ho vissuto negli ultimi vent’anni. Va sottolineato che i musulmani americani sono molto diversi dalle comunità musulmane dell’Europa o del Canada, luoghi in cui siamo presenti come minoranza in un contesto occidentale. I musulmani canadesi non hanno la stessa storia dei musulmani americani. La piccola popolazione musulmana presente in Canada alla fine del XIX secolo era incomparabilmente inferiore al numero di schiavi musulmani presenti in America da generazioni e nella vita musulmana canadese non vi è nulla che assomigli ai musulmani afroamericani, che rappresentano almeno un quarto dei musulmani americani. I musulmani afroamericani sono da secoli parte della storia degli Stati Uniti.
In Europa, la situazione è nettamente diversa sia tra la popolazione musulmana sia tra quella non-musulmana, ciascuna delle quali tende a essere molto più omogenea di quanto lo sia negli Stati Uniti. Così, in Gran Bretagna, la maggioranza dei musulmani è originaria dell’Asia meridionale. In Francia, i musulmani provengono per lo più dal Nord Africa mentre in Germania sono solitamente turchi o curdi. In America la situazione è diversa: qui i musulmani sono in egual misura afro-americani, del Sud-Est asiatico o mediorientali (considerando soltanto i tre gruppi maggioritari). Inoltre la definizione di ciò che significa essere francese, inglese o tedesco è più ristretta rispetto all’essere americano, che incorpora tutte quelle identità europee e molte altre.

C’è poi una differenza socio-economica. I musulmani americani sono una storia americana di successo: sono benestanti e per lo più professionisti. Ci sono, per esempio, migliaia di medici musulmani americani, ben 20mila stando ai dati dell’Associazione medica islamica del nord America. I musulmani europei invece sono più emarginati, spesso appartengono a una classe socio-economica più bassa e hanno tassi di disoccupazione più alti. A volte, come spesso accade in Germania, hanno lo status di immigrati o lavoratori ospiti, non di cittadini.
Infine, vi è una differenza tra la laicità americana, che non cerca di abolire la religione ma di dare equamente a tutte le religioni un posto, e vari tipi europei di non-confessionalità dello Stato, che cercano di rendere lo spazio pubblico non-religioso. Negli Stati Uniti, i musulmani americani sono liberi di vivere il proprio Islam nello spazio pubblico. Moltissimi musulmani americani lo fanno, e nessuno l’ha fatto meglio del mio eroe dell’infanzia, il più grande di tutti i tempi.

“Volteggia come una farfalla, pungi come un’ape”

Muhammad Ali è nato Cassius Clay a Louisville e ha raggiunto la fama nazionale vincendo una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 come pugile dei pesi mediomassimi. Quello stesso anno, Clay divenne un professionista conquistando notorietà sia per le sue doti verbali sia per il suo talento sul ring. La poesia inventata da lui e dal suo secondo Drew Bundini Brown («Volteggia come una farfalla, pungi come un’ape, non puoi colpire quel che non vedi») ha avuto un significato profondo per la cultura americana.
Nel 1964, il ventiduenne Clay, per sua stessa ammissione, “sconvolse il mondo” sconfiggendo in sei round Sonny Liston e diventando campione del mondo dei pesi massimi. Qualche anno prima, Clay aveva partecipato alle assemblee della Nation of Islam, incontrandovi Malcolm X, che, in qualità di amico e consigliere, avrebbe fatto parte dell’entourage di Clay nell’incontro con Liston. Dopo l’incontro, Clay rese pubblica la sua conversione e ricevette il nome di Muhammad Ali da Elijah Muhammad, uno dei capi della Nation of Islam. Quando Malcolm X lasciò la Nation of Islam a causa dei suoi problemi con Elijah Muhammad, Ali ruppe con il suo vecchio amico.

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Note
1 Questo articolo sintetizza alcuni contenuti del mio ultimo libro: Muslims and the Making of America, Baylor University Press, Waco (TX) 2016.

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