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Non esistono minoranze, soltanto cittadini

Il documento di al-Azhar che invita a una rinnovata alleanza tra i cittadini arabi, musulmani, cristiani e di altra appartenenza

Grande Moschea di al-Azhar | venerdì 7 aprile 2017
Moschea e università di al-Azhar

Al termine della conferenza su “Libertà, cittadinanza, diversità e integrazione”, tenutasi ad al-Azhar dal 28 febbraio al 1° marzo 2017, i partecipanti hanno sottoscritto una dichiarazione comune, che proponiamo qui in traduzione.

1. Il termine “cittadinanza” è un termine originario nell’Islam.Le sue prime manifestazioni si trovano nella Costituzione di Medina e nei successivi documenti e accordi in cui il Profeta di Dio – la preghiera e la pace siano su di lui – definisce il rapporto tra musulmani e non-musulmani. Questa dichiarazione afferma con convinzione che la cittadinanza non è una soluzione importata, ma la riedizione della pratica islamica primitiva del sistema di governo applicato dal Profeta – la preghiera e la pace siano su di lui – nella prima società islamica da lui fondata: lo Stato di Medina. Questa pratica non implicava alcuna forma di discriminazione o di esclusione di qualsiasi gruppo sociale dell’epoca, ma prevedeva politiche fondate sul pluralismo religioso, etnico e sociale. Tale pluralismo non poteva funzionare se non nel quadro della piena cittadinanza e dell’uguaglianza stabilite nella Costituzione di Medina, secondo la quale i gruppi sociali diversi per religione ed etnia costituivano “una sola comunità a esclusione degli altri uomini” e i non-musulmani avevano gli stessi diritti e doveri dei musulmani. Sulla base di tutto ciò, le società arabe e islamiche possono vantare una tradizione molto antica nella pratica del vivere insieme in un’unica società, fondata sulla diversità, la pluralità e il riconoscimento reciproco.

Poiché queste costanti, questi valori e queste consuetudini concilianti hanno affrontato e continuano ad affrontare sfide interne ed esterne, al-Azhar, il Consiglio dei Sapienti musulmani e i cristiani orientali si incontrano oggi di nuovo, sulla base della fede nell’uguaglianza, nelle rispettive patrie, tra musulmani e cristiani nei diritti nei doveri. Essi sono “una sola comunità, i musulmani con la loro religione e i cristiani con la loro religione”, secondo quanto stabilito dal Profeta – la preghiera e la pace siano su di lui – nella Costituzione di Medina. Le responsabilità della patria sono infatti responsabilità condivise da tutti.

2. L’adozione dei concetti di cittadinanza e di uguaglianza implica necessariamente la condanna dei comportamenti che sono loro contrari, come anche di quelle pratiche che la sharī’a islamica non ha mai stabilito e che si fondano sulla distinzione tra il musulmano e il non-musulmano. È da queste pratiche che scaturiscono atteggiamenti di disprezzo, emarginazione, valutazioni secondo il criterio dei due pesi e delle due misure, oltre a persecuzioni, oppressione, espulsioni e omicidi e altri comportamenti disapprovati dall’Islam e condannati da tutte le altre religioni.

Il primo fattore di consolidamento e rafforzamento della volontà collettiva è lo Stato nazionale costituzionale, fondato sui principi della cittadinanza, dell’uguaglianza e del primato della legge positiva. Di conseguenza, l’esclusione della nozione di cittadinanza in quanto contratto stipulato tra i cittadini, le società e gli Stati porta al fallimento degli Stati, delle istituzioni religiose e delle élite intellettuali e politiche, all’arresto dello sviluppo e del progresso e consente inoltre ai nemici dello Stato e della sua stabilità di minare le sorti e i destini dei Paesi. Inoltre la non-conoscenza del concetto di cittadinanza e dei suoi contenuti porta a parlare di minoranze e dei loro diritti.

Partendo da qui, la dichiarazione auspica che gli uomini di cultura e gli intellettuali vigilino sui rischi che l’uso del termine “minoranze” comporta. Infatti, mentre pretende di affermare dei diritti, esso nasconde un senso di discriminazione e separazione. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla ricomparsa del termine “minoranze”, che credevamo superato con la fine del colonialismo. Ma esso è tornato in uso recentemente per creare distinzioni, tra musulmani e cristiani, ma anche tra gli stessi musulmani, visto che esso conduce alla dispersione delle lealtà, e favorisce gli interessi stranieri.

3. Riguardo ai fenomeni che si sono aggravati negli ultimi decenni, come l’estremismo, la violenza, il terrorismo, i cui responsabili si giustificano con la religione, e al fatto che gli appartenenti a religioni e culture diverse siano vittime di pressioni, intimidazioni, deportazioni, accuse e rapimenti, i partecipanti, cristiani e musulmani, presenti alla conferenza di al-Azhar, dichiarano che nessuna religione è responsabile di alcuna forma di terrorismo, che denunciano e condannano.
I partecipanti richiedono che si smetta subito di associare l’Islam o altre religioni al terrorismo, un’idea che si è fissata nelle menti di molti a causa di questo errore, intenzionale o non intenzionale che sia.
Secondo i partecipanti alla conferenza, la condanna dell’Islam a causa delle azioni criminali di alcuni suoi seguaci, spalanca le porte all’associazione tra religioni e terrorismo. Questo giustificherebbe l’estremismo dei modernisti che, con il pretesto della stabilità delle società, sostengono la necessità di liberarsi dalle religioni.

4. Il primo dovere degli Stati nazionali è quello di proteggere le vite dei cittadini, la loro libertà, i loro beni, la loro dignità, la loro umanità e tutti i diritti di cui sono titolari in quanto cittadini. Si tratta di un dovere cui non possono venir meno, e che nessun’altra istituzione può assolvere.
La storia, recente e remota, è colma di esempi lampanti che dimostrano che la debolezza di uno Stato conduce alla violazione dei diritti dei suoi cittadini, e che la sua forza sta nella forza dei suoi cittadini. Le élite nazionali, culturali e coloro che si occupano della cosa pubblica in tutta la nazione araba, hanno delle responsabilità rilevanti, accanto allo Stato, nella lotta contro gli episodi di violenza incontrollata, siano le sue cause religiose, etniche, culturali o sociali.

Oggi siamo tutti chiamati, in virtù di una comune appartenenza e a un comune destino, alla solidarietà e alla cooperazione per tutelare la nostra esistenza umana, sociale, religiosa e politica: le ingiustizie di cui siamo tutti vittime, così come i nostri interessi comuni, necessitano di un’azione altrettanto condivisa e su cui tutti concordiamo. Dobbiamo tradurre questo nostro sentimento in azione, in tutti gli ambiti della vita, religiosa, sociale, culturale e nazionale.

5. Negli ultimi anni tutti – individualmente e come istituzioni – abbiamo messo in atto uno sforzo di revisione, correzione, formazione e radicamento.
Noi – musulmani e cristiani – siamo chiamati a ulteriori revisioni in favore del rinnovamento e dello sviluppo della nostra cultura e delle attività delle nostre istituzioni.
Tra le revisioni vi era la necessità di consolidare i rapporti tra le istituzioni religiose del mondo arabo e in generale di tutto il mondo; abbiamo infatti ristabilito i rapporti con il Vaticano, con l’arcivescovo di Canterbury, con il Consiglio Mondiale delle Chiese e con altre istituzioni.
Ci auguriamo di poter stabilire ulteriori legami di cooperazione con tutte le istituzioni religiose, culturali e mediatiche del mondo arabo, per operare insieme nelle attività di direzione e formazione religiosa e morale, di educazione alla cittadinanza e nello sviluppo di relazioni di reciproca comprensione con le istituzioni religiose, arabe e mondiali, per rafforzare il dialogo islamo-cristiano e il dialogo tra civiltà.

6. Al-Azhar e il Consiglio dei Saggi musulmani ambiscono con questa conferenza a istituire una rinnovata collaborazione e alleanza tra tutti i cittadini arabi, musulmani, cristiani e di altra appartenenza, e che si fondi sulla reciproca comprensione, sul mutuo riconoscimento, sulla cittadinanza e sulla libertà. Ciò a cui andiamo incontro non è solamente una scelta decisiva, ma è necessario per la vita e il progresso delle nostre società, i nostri Stati, di noi stessi e delle nostre generazioni.
Il Profeta di Dio – la preghiera e la pace siano su di lui – parlò della perfetta convivenza e del patto che vige all’interno di comunità, attraverso l’esempio di un gruppo che stava su una nave a due piani: quelli al piano inferiore si sentivano a disagio perché per bere dovevano passare da quelli del piano superiore. Alcuni dissero: “Se facessimo un buco dalla nostra parte della nave avremmo dell’acqua senza disturbare i nostri vicini del piano superiore”. Il Profeta – la preghiera e la pace siano su di lui – commentò dicendo: “Se il gruppo del piano superiore lasciasse fare ai suoi vicini ciò che vogliono, morirebbero tutti, e se glielo impedissero sopravvivrebbero tutti”.
Noi siamo persone che vivono su una stessa nave, e in un’unica società: affrontiamo pericoli comuni che minacciano le nostre vite, le nostre società, i nostri Stati, e tutte le nostre religioni. Vogliamo, con una volontà condivisa, con un senso di appartenenza condiviso e con una sorte condivisa, dare il nostro contributo, lavorando seriamente per salvare le nostre società e i nostri Stati, correggendo i nostri rapporti con il mondo, per fornire ai nostri figli e alle nostre figlie l’opportunità di un futuro promettente e di una vita migliore.

I partecipanti a questa conferenza, musulmani e cristiani, rinnovano il loro patto di fratellanza e il loro rifiuto di qualunque tentativo di creare distinzioni tra loro. Essi mettono anche in evidenza il fatto che i cristiani vengono colpiti nelle loro patrie e confermano che qualunque cosa abbia fatto – e fa – il terrorismo tra di noi per tentare di ledere la nostra esperienza di condivisione, colpendo i componenti vitali delle nostre società, non minerà la nostra determinazione a continuare e far progredire la vita comune, rafforzando la cittadinanza, nel pensiero e nella pratica.
In questo ci sostiene l’Altissimo. Egli ci basta ed è il nostro miglior difensore.

*Traduzione dall’arabo di Marina Eskandar

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