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Estremismo: la responsabilità degli uomini di religione

La religione è la soluzione, e non una parte del problema. L’ignoranza degli insegnamenti religiosi è il principale motore dietro al fondamentalismo

Papa Tawadros II | venerdì 7 aprile 2017
Papa Tawadros II

Pubblichiamo il testo del discorso pronunciato dal Patriarca copto Tawadros II alla conferenza su “Libertà, cittadinanza, diversità, integrazione” che si è tenuta ad al-Azhar dal 28 febbraio al 1° marzo 2017.

Nel nome dell’unico Dio che tutti adoriamo, e a cui spetta la gloria, la potenza e l’adorazione, ora e sempre. […]
Ciò di cui il mondo ha bisogno è una carità concreta e una vera pace. L’Egitto e tutto il mondo arabo hanno sofferto e soffrono tuttora a causa del pensiero estremista, generato da una comprensione errata della religione, e che ha condotto alla violenza, ai crimini e al terrorismo che affrontiamo oggi. A tale riguardo, vorrei sottoporre alla vostra attenzione tre punti cardine, che ritengo possano chiarire il problema e, credo, mettere in luce le vie per una soluzione.

Il pensiero estremista e fanatico, con la violenza che ne deriva, è una delle più gravi minacce alla convivenza. Vi è un terrorismo fisico, che si concretizza nelle uccisioni e nelle esplosioni che ripetutamente colpiscono le istituzioni nazionali e l’intera nazione, diffondendo il terrore tra gli innocenti. Vi è poi il terrorismo ideologico, che consiste nell’imposizione del pensiero e dell’opinione con la forza e con la violazione delle cose sacre e della fede degli altri, condannati come miscredenti e ridicolizzati nelle loro pratiche religiose. Vi è infine il terrorismo morale, che è una condizione imposta dall’estremismo intellettuale e dalla negazione del diverso: il terrorismo morale si concretizza nell’ingiustizia e nella discriminazione in base alla religione e alla fede nelle relazioni e nella vita quotidiane.

Le cause di questo estremismo sono riconducibili a un’educazione unilaterale, basata sull’unicità dell’opinione e secondo la quale qualunque opinione differente risulta necessariamente miscredente e fuorviante. Tra le cause c’è anche una certa “personalità settaria”, ossia l’assenza di una cultura del rispetto dell’altro, che potremmo paragonare ad uno che si guarda solo allo specchio e non vede altri che sé stesso: non rispetta gli altri, né per la fede, né per la cultura, e neppure per la libertà personale. C’è inoltre l’ignoranza dell’altro, ed è un punto centrale: s’intende la mentalità estremista, che si crea nemici immaginari. Questo è per dire in modo semplice ciò di cui soffriamo in Medio Oriente. Si potrebbe tuttavia trovare una soluzione, articolata in tre dimensioni.

La prima consiste nel presentare immagini illuminate e moderne della religione. Il pensiero estremista si cura infatti con il pensiero illuminato. Non si può eliminare un punto di vista, o imprigionarlo. È invece necessario affrontarlo partendo da un discorso edificante, illuminato e non con un discorso puramente convenzionale
La religione è la soluzione, e non una parte del problema. L’ignoranza degli insegnamenti religiosi è il principale motore dietro alle opinioni fondamentaliste ed estremiste.
L’essenza del Cristianesimo, carissimi, è l’amore, e il suo motto è proprio: “Dio è amore” (1Gv 4,88). Il Cristianesimo opera per la pace: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). È sull'amore che fondiamo le nostre azioni.
In seguito agli eventi del 14 agosto 2013, la Chiesa d’Egitto ha vissuto questo amore e ha operato a favore della pace: i giovani sono rimasti in mezzo alle chiese bruciate e scrivevano frasi come: “Noi vi amiamo, vi perdoniamo”, rivolgendosi a coloro che avevano perpetrato gli attacchi. Abbiamo accettato la distruzione delle chiese affinché in cambio potesse vivere l’uomo e potesse vivere la patria. In quanto uomini di religione abbiamo una grande responsabilità nel trasmettere un discorso illuminato e adatto a questi tempi: viviamo infatti nel XXI secolo, che ha i suoi strumenti, i suoi dati e i suoi metodi.

Una seconda dimensione della soluzione è questa: “La varietà è la ricchezza dell’umanità”. Se la varietà tra gli uomini venisse a mancare, l’uomo ne sarebbe impoverito: siamo diversi per identità religiosa, ma non per identità nazionale. Il metodo di chi vuole il conflitto è trasformare la diversità in divergenze, le divergenze in conflitto, il conflitto in tirannide e la tirannide in divisione. Invece, il metodo di chi vuole una convivenza civile e moderna, lodata oggi da tutti i popoli della terra, vede le diversità come opportunità di dialogo, un dialogo che ha luogo nel quadro della conoscenza reciproca, della tolleranza della vita in comune. Esiste la cultura del dialogo, come esiste la cultura della disputa, ed esiste anche la cultura dei muri, quella che impedisce qualsiasi dialogo. Noi promuoviamo la cultura del dialogo costante, così come sta avvenendo in questa conferenza.

La terza dimensione è invece la nostra volontà di edificare i valori umani più nobili: vogliamo che le nostre società affermino sempre il valore della diversità e della varietà, del rispetto dell’altro e del rispetto della pluralità religiosa. L’appartenenza religiosa è una questione personale, che riguarda il cuore dell’uomo, quel cuore con cui incontrerà il Signore alla fine della vita. Noi confermiamo la necessità di diffondere una cultura della tolleranza e della convivenza, dell’amore per la vita, per il bene e per la bellezza. Confermiamo anche di accogliere la libertà di espressione e di promuovere il dialogo in una forma umana e civile. Abbiamo un forte bisogno di edificare l’uomo che costruisce questo tempo, e di trarre dalle religioni i princìpi e i valori umani fondamentali che gli consentano di comprendere la sua esistenza e il progetto che Dio ha per lui dal momento in cui lo ha creato. Abbiamo bisogno che le menti siano aperte. Abbiamo bisogno che ci sia senso di responsabilità invece che dipendenza dagli altri. Abbiamo bisogno che ci sia dialogo invece della costruzione. Abbiamo bisogno di promuovere la facoltà di pensiero e di analisi invece della mera memorizzazione. Il pensiero libero invece dell’indottrinamento. Queste cose, carissimi, colpiscono le capacità creative dell’uomo: il mondo continua ogni giorno a produrre decine, migliaia di invenzioni, e abbiamo bisogno di contribuire anche noi, in favore di questo nostro mondo arabo, a tali creazioni umane. Dio ha creato le nostre menti, strumenti che Dio ci dona per creare nella nostra vita sulla terra, perché Lui sia glorificato in essa, e sia glorificato negli ambiti umani che chiamiamo civiltà, da cui attingiamo largamente e diffusamente. Dobbiamo collaborare tutti alla costruzione della civiltà umana, traendo dai fondamenti delle religioni i principi e i valori quotidiani.

Dobbiamo promuovere stili comunicativi nuovi radicati nella verità e un utilizzo consapevole dei social media, che sono dominati da chi ha pensieri estremisti: i social media giocano un ruolo molto influente nel formare le menti dei giovani. Occorre che questo sia chiaro di fronte a noi, e dobbiamo utilizzare lo stesso strumento per rispondere all’estremismo, facendo quindi uso di mezzi di comunicazione, culturali ed educativi. Dobbiamo promuovere il ruolo della donna nel creare consapevolezza in ambito familiare e nell’educazione dei bambini. Occorre interessarsi alla famiglia, in quanto base e fondamento, in cui l’uomo inizia a interagire fin da quando è piccolo, durante la sua crescita, nella sua vita.
Quando l’uomo è sazio d’amore nella sua famiglia diventa capace di affrontare la società. Questo amore può preservarlo da qualunque estremismo: “Gola sazia disprezza il miele” (Proverbi 27,7). L’anima sazia d’amore è in grado di calpestare il miele, il miele delle tentazioni e degli estremismi e tutte le cose che vediamo in questi nostri tempi.
Infine carissimi, vogliamo confermare che conviviamo con i figli di questa nazione, unita nei valori umani condivisi e sulla base del rispetto vicendevole; questo ci condurrà davvero alla stabilità e al progresso, garantendo costantemente la migliore delle possibilità di vita del nostro Paese e del mondo intero.
Preghiamo che Dio benedica questo sforzo sincero nell’edificazione del nostro Paese e dell’uomo in questa regione a noi cara, che ha assistito alla nascita delle religioni.
Preghiamo che Dio custodisca i nostri Paesi da ogni male e che regni la pace in tutto il mondo.
Gloria a Dio sempre, Amen.

* Traduzione dall’arabo di Marina Eskandar

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