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“I testi sacri islamici non sono armi noleggiabili”

La crescita dell’estremismo coincide con la riduzione di una corretta comprensione della religione e del significato dei messaggi dei profeti

Ahmad al-Tayyeb, Shaykh al-Azhar | venerdì 7 aprile 2017
Papa Tawadros II e Ahmad al-Tayyeb

Pubblichiamo il testo del discorso pronunciato dallo Shaykh di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, alla conferenza su “Libertà, cittadinanza, diversità, integrazione” che si è tenuta ad al-Azhar dal 28 febbraio al 1° marzo 2017.

[…] Questa conferenza […] si tiene in circostanze eccezionali, e in tempi estremamente duri per il Medio Oriente e per il mondo intero, dopo che nel nostro mondo arabo e islamico è stato appiccato il fuoco della guerra senza ragionevoli motivi e senza alcuna giustificazione logica e accettabile per un uomo del XXI secolo.

Il modo in cui è dipinta la religione in questo quadro di desolazione è sorprendente, per non dire triste e doloroso: come se fosse la religione il tizzone che ha acceso queste guerre. Si riempiono le teste delle persone con l’idea che l’Islam sia lo strumento di distruzione che ha abbattuto le Torri gemelle, con il quale sono stati fatti esplodere il Bataclan e le stazioni della metropolitana, e in base ai cui insegnamenti sono stati schiacciati corpi innocenti a Nizza e in altre città, in Occidente e in Oriente. A rattristarci in questo quadro drammatico, terrificante e sempre più grande e oscuro, sono la crescita dell’estremismo e la riduzione dello spazio di una corretta comprensione della verità della religione e delle religioni celesti (Islam, Cristianesimo ed Ebraismo, NdR) e del significato dei messaggi dei profeti, che contrastano clamorosamente con tutte le interpretazioni false con cui si fa deviare la religione dalla sua strada e con cui ci si appropria indebitamente dei testi sacri, […] come se questi testi sacri fossero un’arma noleggiabile da chi sia disposto a pagare il prezzo richiesto dai trafficanti delle guerre, dai commercianti di armi e dai teorici delle filosofie neocolonialiste. […]

Non siamo qui per analizzare il fenomeno dell’islamofobia, né quello del terrorismo che la alimenta. […] Ma mentre gli estremismi cristiano e giudaico sono stati superati in Occidente, in pace e tranquillità, senza che le immagini delle rispettive religioni celesti ne risultassero macchiate, ecco che il loro terzo fratello è trattenuto da solo nella gabbia dell’imputato, ed è tuttora insultato e diffamato.

Si! Le più terribili immagini di violenza cristiana e giudaica sono state superate pacificamente, separando nettamente la religione dal terrorismo. Per fare alcuni esempi, il caso degli attacchi esplosivi contro le cliniche abortive di Micheal Bray, o quello di Timothy James McVeigh che fece esplodere l’edificio federale in Oklahoma, o David Koresh e gli eventi in Texas avvenuti in seguito ai suoi proclami religiosi; per non parlare poi dei conflitti religiosi nell’Irlanda del Nord, o del coinvolgimento di alcune istituzioni religiose nello sterminio e nello stupro di più di 250.000 musulmani e musulmane bosniaci. […]

Con questa introduzione, durata forse più a lungo di quanto avrebbe dovuto, non era mio intento – Dio mi è testimone – riaprire ferite o alimentare il conflitto tra fratelli uomini. Non è questa infatti la missione delle religioni celesti, né quella di al-Azhar, o del tollerante Oriente, e neppure quella dell’Occidente, progredito e razionale. Intendevo invece dire che se le istituzioni religiose, in Oriente e in Occidente, non coopereranno per rispondere alla sfida dell’islamofobia, presto o tardi questa spiegherà le sue vele contro il Cristianesimo e l’Ebraismo. E quel giorno a nulla varrà dire: “Sono stato mangiato il giorno in cui è stato mangiato il toro bianco”1. Gli atei, i proclamatori della morte di Dio, i fautori di filosofie materialiste che riemergono dal sottosuolo nazista e comunista, i predicatori della legalizzazione delle droghe, della distruzione della famiglia (che vorrebbero sostituire con ordine sessuale collettivo), dell’uccisione del feto nel ventre materno, chi promuove l’aborto e il diritto di diventare maschio o femmina a seconda del momento o del gusto personale, chi opera per sostituire le appartenenze nazionali con un ordine globale, cancellando le differenze tra i popoli dopo averne distrutto la cultura e scavalcando le specificità storiche, religiose e di civiltà: tutti costoro aspettano il momento propizio per attaccare la religione. E oggi vi è un appello sempre più insistente a includere tutte queste questioni nei poteri dell’Unione europea. […]

Sono appelli che si fanno strada con forza, e spazzeranno via innanzitutto le religioni celesti, che nell’ottica dei nemici della religione sono la causa delle guerre: il Cristianesimo ha generato le crociate, l’Islam diffonde sangue e terrore, e l’unica soluzione sarebbe eliminare la religione dalla faccia della terra. Costoro però tacciono come sepolcri di fronte ai morti delle guerre non religiose, scatenate dagli atei e dagli ultra-laicisti nella prima metà dello scorso secolo. […]

Credo che concordiate con me sul fatto che, di fronte a sfide tanto brutali, scagionare le religioni dal terrorismo non è più sufficiente. Dobbiamo prendere l’iniziativa e fare un passo ulteriore, portando in questa realtà convulsa i principi e l’etica delle religioni. Tale passo richiede – dal mio personale punto di vista – azioni preliminari, a partire dall’appianamento di tensioni e contrasti che ancora permangono tra i responsabili delle diverse religioni, e che oggi non hanno motivo di esistere. Se non vi sarà pace tra chi predica le religioni è impossibile che questi riescano a trasmetterla. Infatti chi non possiede qualcosa non può trasmetterlo ad altri! Questo passo si potrà realizzare soltanto con la reciproca conoscenza, la quale implica cooperazione e integrazione e rappresenta un’esigenza religiosa di primaria importanza. È a questo che l’Islam richiama la nostra attenzione nei versetti coranici che musulmani e cristiani conoscono bene per quante volte sono stati evocati nei nostri incontri: “O uomini, in verità Noi v’abbiam creato da un maschio e da una femmina e abbiam fatto di voi popoli vari e tribù a che vi conosceste a vicenda, ma il più nobile fra di voi è colui che più teme Iddio. In verità Dio è sapiente e conosce” (Cor. 49,13). Allo stesso modo esso richiama la nostra attenzione a un diritto originario di cui Dio ha dotato l’uomo: un diritto che riguarda la libertà e la liberazione dalle costrizioni e specialmente il diritto alla libertà religiosa, di credo e di confessione: «Non vi sia costrizione nella fede» (2,256); «E se il tuo Signore avesse voluto, avrebbero creduto tutti quanti son sulla terra. Ma potresti tu costringere gli uomini ad esser credenti a loro dispetto?» (10,99); «Non sei stato nominato loro sovrano!» (88,22); «Tu non hai che da consegnare il Messaggio» (42,48).

Nel testo che il Profeta – siano su di lui la preghiera e la pace – indirizzò alla gente dello Yemen vi era la seguente clausola: «Chi, tra gli ebrei o i cristiani, abbia in odio l’Islam, non sarà costretto a cambiar religione». Questi e altri testi religiosi sono fondanti del diritto alla libertà e alla liberazione. Quando al-Azhar invita a sostituire il concetto di cittadinanza al termine “minoranza” o “minoranze”, rimanda a un principio costituzionale applicato dal Profeta dell’Islam – siano su di Lui la preghiera e la pace – alla prima società musulmana della storia, lo Stato di Medina, nel momento in cui stabilì l’uguaglianza tra i musulmani, fossero essi muhājirūn (coloro che erano emigrati con lui dalla Mecca, NdR) o ansār (gli ausiliari, coloro che a Medina ne accolsero la predicazione, NdR), e con gli ebrei di ogni tribù, considerandoli cittadini con pari diritti e doveri. La tradizione islamica ha conservato a questo proposito un documento, scritto nella forma di una Costituzione, sconosciuta ai sistemi precedenti all’Islam. […]


Note
1 Il proverbio è tratto da una celebre storiella. C’erano una volta tre tori, uno rosso, uno nero e uno bianco, che vivevano in una foresta accanto a un leone. Un giorno il leone andò dal toro rosso e da quello nero e disse loro: “Il vostro colore è simile al mio, ma il toro bianco è di un colore diverso e rischia di attirare contro di voi le bestie selvatiche, lasciate perciò che lo mangi”. I due tori accettarono e il leone mangiò il toro bianco. Per qualche giorno il leone fu sazio, ma quando gli tornò la fame andò dal toro rosso e gli disse: “Il tuo colore è uguale al mio, e da lontano sembri un leone. Ma il toro nero è diverso, lascia che lo mangi”. Il toro rosso accettò e il leone mangiò il toro nero. Quando dopo qualche giorno al leone venne di nuovo fame, andò direttamente dal toro rosso e lo attaccò, questa volta senza ricorrere ad astuzie. Mentre il leone lo aggrediva si sentì il toro urlare: “Sono stato mangiato il giorno in cui è stato mangiato il toro bianco”. La storia ricorda l’aforisma di Winston Churchill sul coccodrillo: “La persona conciliante è uno che nutre il coccodrillo nella speranza che questo lo mangi per ultimo”.

* Traduzione dall’arabo di Marina Eskandar e Michele Brignone

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