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Libertà e cittadinanza secondo al-Azhar

“Anche se il discorso islamico sulla presa di distanza dal terrorismo resta apologetico, importanti passi sono stati fatti nella lotta all’estremismo”

Rafic Greiche | venerdì 7 aprile 2017

Negli ultimi mesi, una delle più autorevoli istituzioni sunnite del mondo islamico ha organizzato significativi incontri tra le sue mura. Al-Azhar, in Egitto, ospiterà anche a fine aprile Papa Francesco. Al termine di una conferenza svoltasi a fine febbraio, in collaborazione con il Consiglio dei saggi musulmani (Majlis hukamā’ al-muslimīn), e col patrocinio del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, al-Azhar ha condannato l’uso della violenza e chiesto ai popoli di fedi differenti di vivere assieme nel rispetto reciproco.

Un altro importante incontro si era tenuto una settimana prima tra al-Azhar e il dicastero del Vaticano per il dialogo interreligioso. Il dialogo tra le due istituzioni si era interrotto nel 2011 per una serie di motivi, principalmente per le parole di Papa Benedetto XVI a Ratisbona nel settembre 2006, che al-Azhar considerò offensive verso tutto il mondo islamico, oltre agli eventi turbolenti che hanno attraversato l’Egitto negli ultimi quattro anni.

Si tratta della seconda occasione in cui al-Azhar organizza una conferenza in cui invita diversi esperti da tutto il mondo. Il primo si è tenuto nel dicembre 2015, su “Terrorismo e fondamentalismo”. E ora è stata la volta di quest’ultimo evento su “Libertà, cittadinanza, diversità e integrazione”. Vi hanno partecipato sunniti di tutto il mondo, compresi Nepal e Pakistan, sciiti, yazidi, protestanti, ortodossi e cattolici. Erano presenti all’appuntamento numerosi patriarchi orientali: il Patriarca Mar Louis Raphael I Sako, per i caldei, il cardinale Béchara Boutros Raï per i maroniti, il patriarca Gregorio III Laham per la Chiesa cattolica greco-melchita, e il patriarca copto-cattolico Ibrahim Ishak. C’erano inoltre figure note quali mons. Monib Younan, rappresentante dei luterani in Giordania e in Terra Santa, mons. Boulos Matar, vescovo maronita di Beirut, mons. Elias Aude per i greco-ortodossi di Beirut, diversi rappresentanti politici egiziani e ministri, e S.S. Papa Tawadros II per la Chiesa copta ortodossa.

La conferenza sì è sviluppata in quattro sessioni: la prima ha trattato la relazione tra l’Islam e cittadinanza, in particolare attraverso il “Patto di Medina” (un documento che disciplinava la coesistenza tra diversi gruppi al tempo della prima comunità musulmana, NdR).
La seconda sessione si è concentrata sulla libertà e la diversità, ponendo l’accento sulla libertà individuale, sulle relazioni con altre religioni e sul dovere del governo di proteggere la libertà e la diversità. La terza ha trattato le diverse iniziative in entrambe le religioni, nella forma delle esperienze e delle sfide. Il quarto riguardava la partecipazione alle iniziative cristiane e musulmane, iniziative congiunte per promuovere la coesistenza e il dialogo.
È sulla sessione d’apertura che si è però concentrata l’attenzione dei mass media. Il grande imam della moschea, lo shaykh Ahmad al-Tayyeb ha infatti pronunciato un discorso che ha suscitato critiche: ha affermato la scorretteza di chi dice che l’Islam promuove il terrorismo e la violenza, visto che anche il Cristianesimo ha conosciuto la violenza con le Crociate, così come anche l’Ebraismo. Il suo vicario ha espresso lo stesso concetto per mostrare che non soltanto l’Islam e i musulmani sono violenti, ma anche altre religioni, e ha fornito esempi di gruppi terroristici e di individui non musulmani.

L’organizzazione di queste due conferenze, ampiamente seguite dalla stampa locale, grazie anche all’impegno personale del presidente Abdel Fattah al-Sisi, è stata certamente un’iniziativa positiva. Anche se esiste la volontà all’interno di al-Azhar di trovare un discorso più flessibile, manca però ancora un terreno solido e il discorso islamico resta a mio parere apologetico nelle sue prese di distanza dal terrorismo. Tuttavia, tali iniziative possono portare nel lungo termine a cambiare alcune menti fondamentaliste, promuovendo la coesistenza tra musulmani e cristiani.

A questo proposito sono interessanti i principali punti del documento conclusivo: la “Dichiarazione di al-Azhar sulla mutua coesistenza islamo-cristiana”.

  1. Il tema della cittadinanza (muwātana) nella terminologia islamica, a partire dal Patto di Medina : il mondo arabo-islamico ha un’eredità di coesistenza.
  2. Cittadinanza, uguaglianza e diritti fondati su una società sana, in cui i diritti delle minoranze sono rispettati. Gli intellettuali sono chiamati a prestare attenzione all’uso del termine “minoranze” (ma non è stato detto quale altro termine potrebbe essere utilizzato).
  3. I partecipanti a questa conferenza hanno affermato che tutte le religioni sono innocenti riguardo al terrorismo, ed è necessario smettere di legare il terrorismo all’Islam.
  4. La protezione dei cittadini è ora dovere degli stati nazionali e dei loro governi.
  5. Alle istituzioni, sia musulmane sia cristiane occorre rivedere le loro posizioni di fronte al rinnovamento e allo sviluppo dei loro doveri e delle loro pratiche. Nell’ambito di tali revisioni, le istituzioni islamiche, nel mondo arabo e altrove, hanno scoperto la necessità di avere più stretti legami con il Vaticano, con Canterbury, con il Consiglio mondiale delle Chiese e con altri, per cooperare soprattutto sui temi di moralità e civiltà.
  6. L’obbiettivo di questa conferenza, per al-Azhar e per il Consiglio dei saggi musulmani è stato quello di rinnovare la collaborazione con tutti i cittadini arabi, musulmani e cristiani.

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