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Rassegna stampa

Battaglia a Kobane, l’Isis torna nella città

La comandante dei curdi Ypg: «Attaccati da quattro autobombe, 100 jihadisti». Decine di morti, ci sarebbero anche civili presi in ostaggio e «usati come scudi» Uno “sgarbo” dei combattenti curdi agli alleati siriani ha indebolito il fronte

I miliziani dell’Isis sono tornati nella città siriana di Kobane dopo violenti scontri con le forze curde. È l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong basata a Londra ma con buone fonti sul terreno in Siria, a renderlo noto. Un reporter dell’agenzia curda Rudaw in città, Omar Kalo, ha riferito di «violenti scontri». «Gruppi di combattenti girano per le strade e uccidono civili», ha detto. La comandante delle unità di difesa curde YPG, Nasrin Abdallah, ha invece parlato di «quattro autobomba» e almeno 100 jihadisti «che sparavano» a tutti quelli che trovavano: «I morti civili sono più di venti, molti i feriti e diversi gli ostaggi usati come scudi umani».

La notizia coglie di sorpresa gli osservatori: le forze curde dello Ypg, il Pkk curdo-siriano, assieme a gruppi di ribelli moderati dell’Fsa, avevano appena messo a segno una serie di offensive nella regione, ed erano giunte a 50 chilometri da Raqqa, la capitale dello Stato islamico.

Il blitz degli islamisti, che hanno sfondato con un’auto kamikaze un posto di blocco all’ingresso meridionale della città e ingaggiato scontri con i combattenti curdi su tre direttrici di attacco, sembra quindi un «contropiede» che ha colto di sorpresa la guarnigione lasciata nella città siriana al confine con la Turchia, strappata all’Isis lo scorso gennaio dopo una lunga campagna sostenuta anche dai raid della coalizione internazionale. La sconfitta dei jihadisti a Kobane aveva avuto una grande eco internazionale e assunto un alto valore simbolico.

Ma c’è anche un’altra ragione dietro l’improvvisa debolezza del fronte curdo. A Kobane, ma soprattutto a Tal Abyad, altra città di frontiera presa lo scorso 15 giugno, i combattenti curdi era stati sostenuti sul fianco occidentale dalle forze ribelli moderate dell’Fsa (Free Syrian Army). Ma a Tal Abyad il comandante curdo ha fatto ammainare la bandiera dell’Fsa per lasciare solo quella curda. Il comandante locale dell’Fsa ha allora ritirato i suoi 500 uomini, spostandoli in Turchia. Altre brigate hanno minacciato di fare altrettanto.

La rottura dell’alleanza avrebbe quindi dato l’occasione all’Isis di sferrare la controffensiva, guidata come al solito, dai kamikaze. Difficile fare per ora un bilancio delle vittime nei combattimenti. Un medico di Kobane, Welat Omer, ha riferito che le persone soccorse sono fra le 60 e le 70 e che molte di loro sono donne e bambini.

I combattenti dello Stato islamico hanno attaccato anche più a Est, verso il capoluogo della provincia di Hasakah, controllato in parte dai curdi e in parte dall’esercito regolare siriano. Una colonna sarebbe riuscita a entrare in città, dopo che le milizie filogovernative hanno disertato e sono passate con l’Isis. Hasakah è l’ultima roccaforte del regime di Bashar al Assad nell’Est del Paese.

La Stampa

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