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Chiesa d'Oriente: due millenni di martirio e missione

Bersagliato oggi dalle milizie dell’ISIS, il Cristianesimo in Iraq risale fino all’età apostolica. A partire dal XV secolo i suoi diversi rami hanno alternativamente stabilito legami con Roma, fino giungere alla tripartizione attuale. Una divisione che rischia di condurre a una lenta morte

Alla Chiesa d’Oriente odierna si possono forse applicare, senza esagerazione, le parole del profeta Isaia: «Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare diletto» (Is 53,2). Eppure, se solo si scosta il velo della cronaca, quanta bellezza appare nel suo volto sfigurato! Bersagliata oggi nel Nord dell’Iraq e in Siria dalle milizie dello Stato Islamico, questa Chiesa continua oggi nel Paese dei due Fiumi una presenza cristiana che risale fino all’età apostolica. Cresciuta fin dall’inizio in mezzo alle persecuzioni, in relativo isolamento e autonomia, ha conosciuto nel Medio Evo uno slancio missionario senza pari, che l’ha condotta fino alla lontana Cina. Lungo la sua storia non è mai stata una Chiesa nazionale nel senso esclusivista, riunendo in sé popoli e nazioni dall’Alta Mesopotamia fino al Golfo persico, dall’India alla Cina. Volerla trasformare oggi da Sacramento per il mondo a strumento di un nazionalismo ripiegato su di sé, come alcuni domandano, significherebbe mummificarla: la Chiesa infatti supera i confini delle etnie, delle lingue, delle nazionalità, perché il Cristianesimo è un annuncio di vita che si incarna in tutte le civiltà.


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