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Cristiani nel mondo musulmano

Chiese del Nord-Africa: periferiche ma cittadine

S’intitola Servitori della speranza e fa i conti con le sfide di oggi la nuova lettera pastorale della Cerna, la Conferenza episcopale della regione del Nord-Africa, che abbraccia Marocco, Tunisia, Algeria e Libia. Paesi protagonisti di grandi trasformazioni e vittime di violenza.

«La nostra regione sta subendo profondi cambiamenti, la Chiesa universale conosce trasformazioni importanti e le nostre Chiese locali sono in evoluzione: sentiamo un rinnovato appello del Signore a essere più che mai per l’Africa settentrionale dei ‘servitori di speranza’». Questo è il titolo e il progetto dell’ultima Lettera pastorale della CERNA, la Conferenza Episcopale della Regione Nord dell’Africa, datata 1° dicembre 2014 (festa del beato Charles de Foucauld), e che è stata consegnata a Roma a Papa Francesco in occasione della visita ad limina della regione.

Un documento che è maturato nell’arco di due anni, in risposta a un appello forte, percepito nella preghiera e attraverso gli eventi che segnano i nostri Paesi, il Marocco, l’Algeria, la Tunisia e la Libia: «A seguito delle Primavere arabe e delle “novità dello Spirito” che contrassegnano le nostre comunità e tutta la Chiesa, ci è parso necessario redigere questo documento che dice l’attualità, le gioie e le sfide della nostra presenza e della nostra missione in Maghreb oggi», e che risveglierà, se Dio lo vuole, nei cuori di quelli e quella che vi sono preparati il desiderio di vivere la nostra vocazione di cristiani in Maghreb».

Servire la speranza: una realtà e una prospettiva che risuonano come un appello e una sfida in un contesto regionale in piena evoluzione, nel cuore delle Primavere arabe e delle importanti evoluzioni sociali e religiose che ne derivano, alla luce poi dei contrasti tra Paesi, delle questioni securitarie e di una nuova ondata di migrazioni dall’Africa subsahariana soprattutto. La prima parte della Lettera accoglie questa novità con uno sguardo di fede ancorato nella speranza, e legge i “passaggi e le sfide” in una “dinamica pasquale” rievocando la Parola di Dio, in particolare l’Esodo e il Vangelo.

La seconda parte descrive il volto odierno delle Chiese dell’Africa del Nord, la cui posizione è originale e abbastanza unica nell’ambito della Chiesa universale. Esse sono chiamate a vivere la vocazione all’incontro e al dialogo con i musulmani, “una vocazione alla fratellanza con tutti”. Una Chiesa dai mille volti, prodotto dei cinque continenti, arricchita dalla presenza sempre più numerosa di studenti e migranti sub-sahariani. Una Chiesa che accoglie anche come “un fatto, una grazia e una speranza” i “nuovi discepoli” a cui il Signore tocca il cuore. Si tratta di una realtà non priva di difficoltà, che le nostre Chiese, rifiutando con fermezza di praticare un proselitismo da sempre ritenuto contrario al Vangelo, accolgono con gioia “come dono di Dio”.
“Chiese d’incontro” attraverso il dialogo e l’ospitalità reciproca con i musulmani, le comunità dell’Africa settentrionale trovano la loro ragion d’essere nella testimonianza evangelica e nel servizio. Queste Chiese sentono di essere state inviate principalmente verso le “periferie” e sono fiere di essere viste anch’esse come “periferiche”, povere, per vivere in prima linea la gioia della Buona Novella annunciata ai poveri. Camminando insieme ai popoli con cui condividono la Storia Santa da circa 1800 anni e celebrando “la gloria di Dio tra le nazioni”, le nostre Chiese si vogliono anche “cittadine”, ovvero membri di diritto delle società maghrebine con cui condividono il destino. Desiderano contribuire alla vita e all’edificazione della società, senza cercare né desiderare alcuna militanza politica, ma attraverso la famiglia, l’educazione, le iniziative sociali, l’impegno economico…

È dall’esperienza spirituale dei monaci di Tibhirine che la CERNA ha tratto ispirazione profonda per l’ultima parte [del testo], una meditazione sul senso della missione vissuta come una “Visitazione”. «Elisabetta ha liberato il Magnificat di Maria». Allo stesso modo, tutti gli incontri veri consentono una comunione in cui si manifestano i tesori portati da chi s’incontra. L’evangelizzazione perciò non è per nulla proselitismo ma un cammino d’incarnazione vissuto fino all’estremo, un consenso tanto più esigente essendo chiamati a vivere nella privazione, e a volte nelle avversità. Seguendo Maria noi impariamo a passare dall’efficacia alla fecondità, attraverso il cammino dell’incontro che è «il nostro cammino missionario».

Un documento forte e profondo che è anche un’esortazione pastorale a continuare a servire la speranza. Una speranza che conduce «a una pace attinta dal Cuore stesso di Cristo, che raggiunge le aspirazioni dei popoli con i quali camminiamo, che ci invita a tener fede, con gioia e speranza, al nostro dovere di preghiera e servizio, là dove lo Spirito ha voluto condurre i nostri passi, e che rinnova ogni giorno il nostro desiderio di operare per il Regno, adattando i nostri mezzi all’oggi di Dio».

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