/application/files/2215/0876/8877/oasis_015c67fcdf4875d7104e5235f69c74ea.jpg
close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
donazioni
Consigli di lettura

Con Isis, perché amo la morte più di quanto tu ami la vita

Ils cherchent le paradis, ils ont trouvé l’enfer.

«Mamma, sei troppo materialista. Tutto quello che t’importa è trovare tua figlia. Sappi che non sono più tua figlia. Appartengo a Dio. Non tornerò mai nella terra dei miscredenti. Se anche il tuo governo di miscredenti mi venisse a cercare con un esercito, noi li giustizieremmo fino all’ultimo, la Verità vincerà, non abbiamo paura di nulla. Amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita».

Sono le parole decise, quasi delle pugnalate, che una quindicenne francese partita di nascosto per il jihad in Siria nel 2012 rivolge alla madre disperata, raggiungendola al telefono per brevi istanti dalla sua residenza segreta. Le ha raccolte la studiosa francese Dounia Bouzar che in un volume dal titolo Ils cherchent le paradis, ils ont trouvé l’enfer (Les Editions de l’Atelier, Ivry-sur-Seine 2014) intreccia le vere vicende umane di alcune famiglie francesi distrutte dalla decisione di giovanissimi figli di partire per unirsi alle milizie di Isis o al-Qaeda.

Avvincente come un romanzo drammatico, il testo permette di entrare nella cronaca attuale degli attentati terroristici al cuore dell’Occidente e dell’inesorabile avanzata delle bandiere nere di Isis, con uno sguardo alternativo, particolare: quello di famiglie “normali”, perfettamente integrate nella vita sociale e culturale della Francia di oggi, che all’improvviso sono poste di fronte alla conversione al radicalismo violento, irragionevole, di un giovanissimo figlio, o di un fratello appena adolescente o di un marito che tende a chiudere tutti i ponti con la realtà.

Anche attraverso le confidenze intime di genitori annientati dal dolore, l’autrice disvela lo smarrimento di famiglie intere che, a partire da esperienze e contesti diversi (sono musulmane ma anche atee o agnostiche, e di tutte le classi sociali) a un certo punto, drammaticamente, cominciano a incontrarsi periodicamente, in cerca di un sostegno reciproco, per portare insieme un peso altrimenti insostenibile: la scoperta che quel figlio, quella figlia, quel marito che pensavano di conoscere, è divenuto un estraneo tra le mura di casa, con una seconda vita segreta su Facebook, e membro di una setta di fanatici.

In un pomeriggio come tanti altri, inaspettatamente, Adèle, 15 anni, non torna da scuola: il suo cellulare non risponde, la madre entra nel panico, cerca indizi che spieghino la sua sparizione e trova un biglietto in camera in cui la ragazza spiega che è partita per la Siria in cerca del paradiso. La sorella poi scopre le conversazioni nascoste di Adèle nei social network con il suo “principe barbuto” (che poi sposerà), intrise di venerazione per quell’uomo e la setta di cui fa parte, ma anche di dubbi e paure che un po’ alla volta svaniscono per l’opera di convincimento minacciosa messa in atto dai nuovi maestri. La madre e il padre, all’inizio increduli, dovranno ammettere con se stessi la trasformazione di Adèle da ragazzina occidentale idealista in donna velata di nero da capo a piedi e sposa di un jihadista. È il percorso che la Bouzar tratteggia, intrecciando le storie di intere famiglie precipitate da un giorno all’altro nell’inferno di domande che stordiscono: cos’è successo a mia figlia? Chi le ha fatto il lavaggio del cervello? Che cosa c’era di sbagliato nella nostra vita e nella nostra educazione? Come riportare i ragazzi a casa dalla Siria?

L’autrice non censura le osservazioni critiche delle famiglie a proposito della mancanza di un’azione concreta del governo francese, della colpevole indifferenza generale rispetto al fenomeno in crescita di fughe di minori in Siria, o dell’ignoranza degli assistenti sociali che non sanno o non vogliono distinguere tra una sincera conversione all’Islam e un indottrinamento di minori da parte di estremisti violenti. Mentre Bouzar di fatto si fa portavoce di una campagna di sensibilizzazione perché siano cambiate leggi “pericolose” come quella che permette ai minori di espatriare senza il permesso dei genitori.

Al tema inquietante dei foreign fighters che allarma un’Europa disorientata di fronte ai “figli” che tradiscono alcuni dei suoi valori fondanti, si sta tentando di rispondere da più parti con studi sociologici ed economici, con indagini sui processi di integrazione e multiculturalismo, e si abbozzano piani di prevenzione e de-radicalizzazione. Mentre sembra trascurato il lato più oscuro della questione: il fascino del male, la forza del contagio della violenza e l’attrattiva esercitata dai gruppi del terrore. Elementi questi che attecchiscono bene là dove c’è una fame insaziabile, come nei giovani delle vicende raccontate nel libro. Al netto di alcuni casi di squilibrio mentale, le persone raccontate dalla Mouzar sono normali, ragazzi “della porta accanto”, ai quali la vita anche agiata in una Parigi benestante non bastava più. L’autrice lascia intravedere quanto quell’Occidente - che il narcisismo di tanti media presenta come sotto attacco esterno - abbia un problema anche al suo interno, con i suoi figli e figlie. Il merito di questo libro, reso denso dall’angoscia e dalle lacrime vere che descrive, è che comincia a scoperchiare questo aspetto della vicenda storica attuale: il vuoto che sa inghiottire giovani vite in cerca del paradiso. In cerca di un senso.

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

Autorizzo l'uso di dati dopo aver accettato la privacy-policy

Per approfondimenti e analisi iscriviti al nostro diario semestrale