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Cristiani nel mondo musulmano

Copti al bivio dopo l’OPA islamista

Dagli anni '70 la comunità copta in Egitto è vittima di violenze rivelatrici di un malessere cronico. Il suo futuro dipenderà dalla capacità di al-Sisi di abbandonare i vecchi schemi di potere e costruire uno Stato di diritto

Si rimane sempre stupiti dall’enorme divario tra le diverse stime del numero dei copti in Egitto: dal 5,7% della popolazione complessiva (quindi attualmente un po’ meno di 5 milioni di persone) secondo il censimento ufficiale del 1996, al 15% o addirittura 20% talvolta rivendicato dalle fonti ecclesiali[1]. L’incertezza sul numero effettivo dei cristiani egiziani va ad aggiungersi al malessere che il dibattito sull’identità nazionale alimenta al loro interno. La sovrastima della popolazione copta va spesso di pari passo con una sorta di etno-nazionalismo che rifiuta l’arabità dei cristiani egiziani, considerati più autenticamente “egiziani” dei musulmani del Paese. In realtà, la questione del peso della popolazione copta sarebbe meno spinosa se la cittadinanza offrisse il quadro di riferimento dei diritti e dei doveri. Di contro, in questo delicatissimo momento di transizione politica e sociale, in cui ferve il dibattito sull’identità dell’Egitto, la questione del numero diventa vitale. In ogni caso, oggi i copti sono indiscutibilmente la comunità cristiana più consistente del mondo arabo. Meno colpiti rispetto agli altri cristiani del Medio Oriente dal fenomeno dell’emigrazione , quantomeno fino a tempi recenti, i copti rappresentano la forza più viva del Cristianesimo e una presenza decisiva per la sua sopravvivenza nella regione che l’ha visto nascere.


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[1] Si veda l’articolo egregiamente documentato di Cornelis Hulsman, Discrepancies between Coptic Statistics in the Egyptian Census and Estimates Provided by the Coptic Orthodox Church, «Mélanges de l’Institut Dominicain d’Études Orientales» 29 (2012), pp. 419-482, che conclude per la credibilità complessiva dei censimenti ufficiali, nonostante un piccolo margine di errore dovuto a qualche tensione o alla manipolazione dei dati.

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