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Cristiani nel mondo musulmano

Cristiani vittime dei conflitti settari. E di se stessi

I cristiani libanesi sono schiacciati dal conflitto tra sunniti e sciiti. Non è ancora guerra aperta, ma le rivalità confessionali, l'afflusso di profughi e gli effetti della guerra in Siria mettono a rischio l’esistenza del Paese

Intervista a S.B. il Card. Béchara Boutros Raï
A cura di Maria Laura Conte e Martino Diez


La richiesta di aiuti che giunge dai cristiani del Medio Oriente all’Occidente diventa sempre più impellente e drammatica. Ma di che cosa hanno più bisogno secondo la sua esperienza?

Qui in Oriente, in Iraq, in Libano, in Siria, ovunque la situazione è più tesa, le persone chiedono soprattutto di non essere lasciate sole, di non essere dimenticate. Per questo apprezzano sopra ogni altra cosa il gesto di chi, compresi vescovi e cardinali, viene fin qui per visitarci e incoraggiarci: attraverso questa prossimità sentono di non essere abbandonati nel mare di musulmani tra i quali vivono e dove sono più vulnerabili. Tra gli sfollati e i profughi si avverte in modo immediato questo bisogno, accompagnato dalla richiesta di un aiuto molto concreto che permetta loro di tornare al proprio Paese, di riavere un futuro e una dignità. Va detto anche che, grazie alla solidarietà generale che si è attivata nel mondo a tanti livelli, si sono potuti compiere molti passi avanti nell’ultimo anno: nel Kurdistan iracheno centocinquantamila tra profughi e sfollati hanno vissuto per mesi in tende o in edifici non finiti, senza porte né finestre, a volte senza muri. Ma ora la situazione è molto migliorata: sono stati predisposti caravan o sono stati alloggiati in edifici più dignitosi. Ma ancora non ci possiamo fermare. La realtà è sempre dura: la Santa Sede e la Chiesa in Europa devono tenere in maggiore considerazione i cristiani del Medio Oriente.


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