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Medio Oriente e Africa

Egitto, elezioni senza elettori?

È l’astensione il dato più rilevante della prima tornata della consultazione a cui gli egiziani sono chiamati per eleggere il primo parlamento dalla deposizione di Morsi. I commenti dei giornali egiziani e panarabi.

«Elezioni parlamentari senza elettori?»: così il quotidiano egiziano al-Akhbar titola un articolo dedicato alla prima tornata della consultazione - 17-18 ottobre - con la quale si eleggerà il primo parlamento egiziano dalla deposizione dell'ex presidente Mohammed Morsi.

L’articolo apre con un’immagine che in questi giorni ha avuto ampia diffusione sui social network: un uomo anziano, intento a depositare il proprio voto in un’urna che contiene soltanto altre tre schede, il tutto corredato dal commento “Egitto, dove sono i tuoi giovani”?». Infatti non è soltanto la scarsissima affluenza, stimata al di sotto del 30%, il dato più rilevante di queste elezioni. A preoccupare è il fatto che ad aver votato sono soprattutto le persone con più di 60 anni. Anche il governativo Al-Ahram mette l’accento sulla forte astensione, in particolare tra i giovani, segnalando inoltre lo scarto significativo tra le zone rurali (30% in alcuni villaggi) e quelle urbane (15%).

Al-Tahrir, giornale fondato nel 2011 per dare voce agli ideali rivoluzionari, intervista invece il leader del partito salafita al-Nur, Younes Makhyun, il quale denuncia irregolarità nel voto e le forti pressioni esercitate dai media contro il suo partito e attribuisce l’astensione alla delusione della gente «che ha voltato le spalle alla politica come avveniva ai tempi di Mubarak».

La speranza nei candidati indipendenti

Sul liberale Al-Masry al-Yawm, Muhammad Abu al-Ghar, medico e presidente del Partito Social-democratico egiziano, commenta invece i risultati delle recenti elezioni del sindacato dei medici (una corporazione importante in Egitto), traendone qualche lezione valida anche per le elezioni parlamentari: «l’affluenza è stata bassa per due motivi: il primo è la scarsa fiducia e la poca speranza riposta nelle elezioni in generale; il secondo è l’assenza di candidati dei Fratelli musulmani, quando soltanto l’annuncio della loro partecipazione avrebbe scatenato tra i medici una corsa alle urne». Abu al-Ghar ricorda a questo proposito le elezioni del 2013, quando con una mobilitazione eccezionale i laici erano riusciti a scalzare i Fratelli da una loro tradizionale roccaforte, e vede nella vittoria dei candidati indipendenti una speranza per l’Egitto: «Il popolo è consapevole ed elegge chi merita di essere eletto, e questo si rifletterà anche sul Parlamento».

La competizione nei numeri con i Fratelli musulmani

Diversi i toni di al-Shuruk, uno dei pochi giornali egiziani ad avere posizioni non ostili nei confronti degli islamisti e dei Fratelli musulmani, e Al-Mesryoon, testata apertamente filo-islamista. Sul primo, l’editorialista Fahmi Huwaydi sostiene che «la società, o ampi settori di essa, non è soddisfatta dai passi compiuti con il piano d’azione deciso nel 2013, il quale andrebbe ora sostituito con un nuovo percorso politico. Il secondo titola «I Fratelli battono al-Sisi nella battaglia della mobilitazione», mettendo in evidenza lo scarto tra la forte affluenza del 2012, quando partecipavano anche i Fratelli, e il 2015.

Se elezioni hanno ovviamente occupato le prime pagine dei quotidiani egiziani, i media panarabi non vi hanno dedicato molto spazio, anche perché quasi esclusivamente concentrati sull’intervento russo in Siria e sull’"Intifada" palestinese dei coltelli. Al-Hayat si limita a riportare i dati sulla scarsa affluenza e a segnalare casi di tensione tra i sostenitori dei vari candidati. Al-Sharq al-Awsat, riferendo l’opinione di fonti egiziane, attribuisce l’astensione all’assenza di personalità politiche significative, alla debolezza dei partiti politici e alla poca fiducia nei loro confronti da parte dell’elettorato.

Al-Jazeera, ferocemente avversa al presidente al-Sisi, riprende il titolo di al-Akhbar (“Elezioni senza elettori”) privandolo però del punto interrogativo e si sofferma sulla bassa affluenza per rimarcare la natura contro-rivoluzionaria e l’illegittima del regime.

Ma è al-Quds al-‘Arabi, il più militante dei quotidiani panarabi, ad analizzare in maniera più ampia il significato dell’astensione. In un articolo a firma della redazione essa è definita «uno schiaffo al regime di al-Sisi» e attribuita a tre fattori: in primo luogo il fallimento di al-Sisi nel placare il timore degli egiziani di un ritorno al passato; in secondo luogo la complessità «senza precedenti» del meccanismo di voto; infine il fatto che negli ultimi «7000 anni gli egiziani non hanno mai cambiato le loro abitudini politiche» confondendo lo Stato con il presidente, il re o il faraone di turno. In ogni caso questo schiaffo è «un avvertimento chiaro e senza precedenti che questo popolo non tornerà indietro e non esiterà a sorprendere nuovamente il regime se non farà tesoro di questa lezione».

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