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Rassegna stampa

Iran, mai così vicino l’accordo sul nucleare

Scade domani il termine dei negoziati, Kerry si ferma a Ginevra e prova a chiudere. È il momento dell’ottimismo, mentre Netanyahu avverte di nuovo: un rischio. Ma che prevede la possibile intesa? E che conseguenze avrà a Teheran e in Occidente?

Conto alla rovescia a Losanna per l’intesa sul nucleare iraniano. Il Segretario di Stato Usa John Kerry resta in Svizzera per tentare di superare con il collega iraniano Javad Zarif gli ultimi ostacoli. L’intento è riuscirci entro la scadenza di domani mentre l’alternativa è un prolungamento a giugno. Fonti diplomatiche suggeriscono che Teheran è disposta a concessioni sul numero di centrifughe - scendendo sotto 6000 - e ad accettare che quasi tutto l’uranio arricchito venga trasferito in Russia. Ma restano almeno due nodi. Primo: le nuove centrifughe di Teheran, con una velocità 16 volte superiore al normale, a cui gli iraniani non vogliono rinunciare considerandole un «progetto di ricerca e sviluppo». Secondo: la fine delle sanzioni che l’Iran vuole «immediata» per far ripartire l’economia mentre Usa ed europei ritengono dovrebbe essere «graduale» a garanzia degli accordi. Per Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca, «l’Iran può dimostrare che afferma la verità quando dice di non volere l’atomica». Da Gerusalemme il premier israeliano Netanyahu parla di «accordo peggiore di quanto pensavamo» e ammonisce sul rischio di un Iran egemone in Medio Oriente: «Teheran già controlla Baghdad, Damasco e Beirut, e ora si espande a Sud, in Yemen, vuole controllare Bab el-Mandel e il commercio globale». «Bisogna fermare l’asse Teheran-Yemen-Losanna» afferma Netanyahu, incontrando i leader repubblicani del Senato Usa, per sottolineare come il nucleare sia parte del piano iraniano di «dominio regionale».

C’è tempo fino alla mezzanotte di domani per chiudere. Ecco i principali punti in discussione, e i nodi da sciogliere per arrivare all’accordo.

Break-out time
L’intento del gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna più Germania) è di ottenere grazie al negoziato un accordo in base al quale l’Iran avrà bisogno di almeno un anno di tempo per produrre sufficiente materiale fissile - uranio arricchito o plutonio - per un singolo ordigno atomico, se dovesse decidere di rompere le intese. Il «Break-Out Time» di 12 mesi è dunque l’obiettivo negoziale della comunità internazionale.

Durata dell’accordo
L’accordo comporterà limiti al programma nucleare iraniano. Teheran è disposta ad accettare che dureranno per 8 anni, gli Stati Uniti avevano chiesto 20 anni ma ora sono disposti ad accettare 10 anni mentre la proposta francese è di 15 anni a cui seguiranno altri 10 anni di monitoraggio.

Uranio arricchito
L’Iran possiede 20 mila centrifughe - macchine che purificano l’uranio per usarlo come carburante o arricchirlo per una bomba - di cui 10 mila sono già in funzione. All’origine voleva mantenerle tutte mentre gli Usa chiedevano di ridurle a poche centinaia. Ora Washington sarebbe favorevole a lasciarne 6000-6500 in funzione mentre Teheran ne chiede 9000. La discussione è aspra: più alto è il numero delle centrifughe più si riduce il «Break-Out Time».

Ricerca e sviluppo
Le 10 mila centrifughe che l’Iran non adopera sono il cuore del suo programma di «ricerca e sviluppo» che vuole continuare mentre le potenze occidentali vogliono bloccarlo del tutto, perché si tratta di macchine molto avanzate, operano ad altissima velocità.

Plutonio
Le potenze occidentali hanno chiesto a Teheran di smantellare il reattore di Arak, capace di produrre quantità significative di plutonio. Teheran ha rifiutato, accettando però l’idea di convertirlo o gestirlo in maniera tale da produrre una quantità minime di plutonio. L’Iran si è anche impegnato a non estrarre plutonio da carburante nucleare già adoperato.

Centrale di Fordow
E’ un impianto sotterraneo che gli iraniani affermano di aver convertito in centro di «ricerca e sviluppo». È uno dei maggiori contenziosi perché Usa ed europei chiedono che a Fordow non vi sia neanche una centrifuga.

Quantità di uranio
Teheran voleva inizialmente produrre 2,5 tonnellate di uranio l’anno, poi ha accettato di scendere a 1,25 tonnellate ma gli occidentali ritengono che anche 250 kg sarebbero «problematici». Gli occidentali sono disposti a concedere all’Iran più centrifughe se accetta di possedere meno uranio. Da qui la questione del trasferimento delle scorte di uranio all’estero: la Russia si è offerta di accoglierle. Altri Paesi potrebbero farlo.

Sanzioni
L’Iran chiede che tutte le sanzioni, non solo Onu ma anche Usa e Ue, vengano abolite immediatamente al momento della firma. Gli Stati Uniti propongono una riduzione graduale. C’è una proposta francoamericana per sospendere subito quelle Onu. Teheran vuole l’abolizione delle sanzioni finanziarie per far ripartire la propria economia. È un tema che divide Washington: il presidente Obama afferma di avere i poteri per sospendere alcune sanzioni Usa, i leader repubblicani del Congresso non sono d’accordo.

Aspetti militari
Nel 2011 l’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea) affermò che l’Iran aveva condotto in passato test segreti su aspetti militari del programma. Teheran si è sempre rifiutata di cooperare su questo tema ma Usa ed europei gli chiedono di farlo.

Monitoraggio
Gli occidentali chiedono un monitoraggio sulle intese, coinvolgendo l’Aiea, ma Teheran non lo vuole «illimitato». Si sta negoziando per arrivare a definire criteri comuni.

La Stampa

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