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Cristiani nel mondo musulmano

ISIS o l’opzione preferenziale per il terrore

Dietro il trattamento riservato dallo Stato Islamico alle minoranze cristiane si cela una lettura selettiva e delirante dell'Islam, volto a porsi come alternativa all’Occidente. La teocrazia medievale sposa così le forme del totalitarismo e si consegna alla volontà di potenza

Sul fatto che la violenza scatenata dallo Stato Islamico nell’area compresa tra Siria e Iraq, soprattutto a danno di non-sunniti e di sunniti “devianti”, abbia assunto forme e proporzioni mostruose non ci sono molti dubbi. Già nel novembre del 2014, cioè cinque mesi dopo la presa di Mosul, un rapporto di Amnesty International parlava di una «pulizia etnica di dimensioni storiche» e affermava che «lo Stato Islamico ha sistematicamente colpito comunità non-arabe e non-sunnite, uccidendo e rapendo centinaia, forse migliaia di persone e costringendone oltre 830.000 a fuggire dalla regione conquistata nel giugno 2014»[1]. Nello stesso periodo, un rapporto dell’ONU descriveva la vita in Siria sotto l’ISIS con l’eloquente locuzione di «governo del terrore»[2].


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[1] Amnesty International, Ethnic cleansing on a historic scale. The Islamic State systematic targeting of minorities in northern Iraq, p. 4. Il documento è disponibile all’indirizzo bit.ly/1FMMBDz

[2] United Nations, Report of the Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic, Rule of Terror: Living under ISIS in Syria, bit.ly/1j5nVMB

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