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Religione e società

Jihad sunnita: da obbligo difensivo a strumento di espansione

Islam e violenza /1. Un vasto repertorio di fonti permette di comprendere la trasformazione storica della guerra di difesa in un’impresa bellica dalle mire imperialistiche. Una lettura che sfida la letteratura estremista dei gruppi islamisti militanti e di quelli anti-islamici. Questo articolo è un'anticipazione del numero 20 di Oasis. La rivista è disponibile in pdf, su iTunes, su Amazon, sul sito di Marcianum Press.

Oggetto di questo articolo sono alcune convinzioni errate sul jihad, piuttosto diffuse tra molti occidentali oltre che tra diversi musulmani. Esse si basano di solito sui seguenti presupposti: 1) il jihad è una guerra sanguinosa inevitabile che deve essere intrapresa dai musulmani (in massa) contro i non-musulmani (in massa), finché l’Islam non abbia occupato il mondo intero o fino alla fine dei tempi, a seconda di quale dei due eventi si verificherà per primo; 2) i musulmani possono dichiarare questo tipo di jihad in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo con il semplice pretesto che gli infedeli rifiutano di sottomettersi; 3) quando i musulmani sostengono che il vero jihad militare è solo difensivo e condizionato mentre il jihad interno, non-violento, è incessante e incondizionato, stanno deliberatamente dissimulando la vera natura del jihad e vanno considerati apologeti della propria fede.

Non sono solo i siti web anti-islamici a esibire percezioni simili del jihad. I media popolari e le pubblicazioni più diffuse veicolano spesso versioni analoghe e concorrono alla formazione di opinioni di questo genere. I siti islamisti militanti e le pubblicazioni cartacee contribuiscono a rafforzare queste idee. Fonti più sofisticate e/o più comprensive faranno spesso riferimento al grande e al piccolo jihad per distinguere tra il jihad spirituale e quello fisico e affermare la maggiore importanza del primo rispetto al secondo. Tuttavia, l’affermazione secondo cui i musulmani in quanto collettività devono continuare a combattere il jihad militare contro i non-musulmani per estendere i territori islamici, pur osservando codici umanitari di condotta contro i civili, è più o meno accettata come un dato di fatto anche da molti specialisti dell’Islam. I testi invocati per sostenere questa posizione sono testi giuridici islamici medievali, che spesso riportano effettivamente questo requisito tra i doveri del governante musulmano.

Dobbiamo partire da qui per ripercorrere l’imporsi di alcuni assiomi sulla natura e sulla portata del jihad militare. Discutere di jihad privilegiando la letteratura giuridica su altri tipi di letteratura, in particolare quella di esegesi coranica e i trattati di etica, porta quasi inevitabilmente a concludere che esso è innanzitutto un obbligo militare collettivo a servizio dello Stato e della religione che ricade su ogni musulmano maschio abile. E poiché ciò che si chiama legge islamica viene considerata come direttamente ricavata dal Corano e dagli hadîth (i detti del profeta Muhammad), si ritiene che sia l’Islam stesso a imporre quest’obbligo.

La versione integrale di questo articolo si trova nella rivista numero 20 di Oasis. La rivista è disponibile in pdf, su iTunes, su Amazon, sul sito di Marcianum Press.

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