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Rassegna stampa

L’Arabia al Salone del libro, ogni giorno un incidente

Dopo la disputa sull’invito come Paese ospite, ieri sul sito del Comune di Torino è comparsa per errore una falsa bandiera saudita con insulti al Corano in arabo. Scuse della Città, ma l’ambasciatore denuncia rischi di intolleranza e xenofobia

Non bastava l’esclusione dal Salone del libro del prossimo anno, ventilata dalla neo presidente Giovanna Milella «perché in Arabia Saudita non si difendono i diritti civili cari all’Occidente». Ieri il caso diplomatico si è arricchito di un nuovo, imbarazzante capitolo. Una falsa bandiera saudita con insulti a Maometto e al Corano è apparsa sul portale del Consiglio comunale di Torino. Le pubbliche scuse del Comune («Solo un errore, non è mai stata nostra intenzione recare offesa o mancare di rispetto al popolo dell’Arabia Saudita, alla comunità o alla religione islamica») e la rimozione dell’immagine dal sito ufficiale non hanno evitato una lettera indignata da parte dell’ambasciatore saudita a Roma, Rayed Khalid A. Krimly. In realtà si tratta della bandiera realizzata da Geert Wilders, politico olandese fondatore del Partito per la libertà, noto per le sue idee anti islamiche.

L’ambasciatore scrive che «è totalmente sconvolgente e inaccettabile che nel portale web della Città di Torino venga mostrata e indicata come autentica una bandiera contraffatta del Regno che contiene attacchi e insulti diretti all’Islam, al Sacro Corano e al Profeta Maometto contribuendo a fomentare l’odio, l’intolleranza e l’estremismo piuttosto che propugnare primari valori che sottendono l’idea ispiratrice del Salone del Libro di Torino». Poi ne approfitta per esprimersi ufficialmente, dopo l’iniziale prudenza, anche sul possibile ritiro dell’invito al prossimo Salone come Paese ospite: «La partecipazione a un evento culturale non può essere viziata da un’interpretazione limitativa in senso eurocentrico, univoco e xenofobo. La promozione del dialogo e della cooperazione trova nella valorizzazione delle differenze il momento più nobile».

L’ultimo tagliente passaggio è destinato ad alimentare la polemica culturale: «Desta stupore constatare che quanti si ergono a promotori del liberalismo e del pluralismo stiano manifestando ostilità alla partecipazione di rappresentanti di altre culture in un evento di cultura internazionale».

La Stampa

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