/application/files/1415/0876/9438/oasis_0c004f4063f7863fff5641c679f2f6c7.jpg
close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
donazioni
Rassegna stampa

Le parole del Papa sugli insulti alle religioni: il senso del limite

La trascrizione della risposta di Francesco, i suoi riferimenti: nessuna giustificazione alla violenza ma un richiamo alla responsabilità

Uccidere in nome di Dio «è un'aberrazione», non «si può reagire violentemente», ma «le religioni non vanno insultate» perché, se ci si prende gioco di ciò che gli altri hanno di più caro, se uno «dice una parolaccia contro mia mamma, gli spetta un pugno». Papa Francesco, dialogando a ruota libera con i giornalisti sul volo che dallo Sri Lanka lo porta nelle Filippine, parla degli attentati di Parigi, del senso del limite, della libertà religiosa e della libertà di informazione. La domanda gli è posta dal giornalista Sebastien Maillard de «La Croix»: fino a che punto si può arrivare con la libertà di espressione, che è un diritto umano come lo è la libertà religiosa? Ecco il testo integrale delle sua risposta.

La risposta del Papa
«Grazie della domanda, è intelligente. Credo che tutte e due siano diritti umani fondamentali: la libertà religiosa e la libertà di espressione. Non si può… pensiamo… Lei è francese, andiamo a Parigi! Parliamo chiaro. Non si può nascondere una verità, che ognuno ha il diritto di praticare la propria religione, senza offendere, liberamente. Così facciamo, vogliamo fare tutti. Secondo, non si può offendere, fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. A noi quello che succede adesso ci fa un po’… ci stupisce. Ma sempre pensiamo alla nostra storia: quante guerre di religione abbiamo avuto! Lei pensi alla "notte di San Bartolomeo"… come si capisce questo? Anche noi siamo stati peccatori su questo. Ma non si può uccidere in nome di Dio. Questa è una aberrazione. Uccidere in nome di Dio è un’aberrazione. Credo che questo sia la cosa principale sulla libertà di religione: si deve fare con libertà, senza offendere, ma senza imporre e uccidere.
La libertà di espressione. Ognuno non solo ha la libertà, il diritto, ha anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. L’obbligo. Pensiamo a un deputato, a un senatore: se non dice quello che pensa che sia la vera strada, non collabora al bene comune. E non solo questi, tanti altri. Abbiamo l’obbligo di dire apertamente, avere questa libertà, ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dott. Gasbarri, grande amico, mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno! È normale! È normale. Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la fede. Papa Benedetto in un discorso – non ricordo bene dove – aveva parlato di questa mentalità post-positivista, della metafisica post-positivista, che portava alla fine a credere che le religioni o le espressioni religiose sono una sorta di sottocultura, che sono tollerate, ma sono poca cosa, non fanno parte della cultura illuminata. E questa è un’eredità dell’illuminismo. Tanta gente che sparla delle religioni, le prende in giro, diciamo "giocattolizza" la religione degli altri, questi provocano, e può accadere quello che accade se il dott. Gasbarri dice qualcosa contro la mia mamma. C’è un limite. Ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana. E io non posso prenderla in giro. E questo è un limite. Ho preso questo esempio del limite, per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti come quello della mia mamma. Non so se sono riuscito a rispondere alla domanda. Grazie».

I riferimenti di Francesco
Come si vede, innanzitutto Francesco ribadisce che uccidere abusando il nome di Dio è una aberrazione. Lunedì scorso, prima di partire, il Papa aveva detto al corpo diplomatico che il terrorismo fondamentalista «rifiuta Dio stesso», auspicando, di fronte ai suoi risvolti «agghiaccianti», che i leader musulmani «condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione». Bergoglio ricorda inoltre che anche i cristiani in passato hanno usato violenza: la notte di San Bartolomeo è un riferimento al massacro degli ugonotti protestanti compiuto da cattolici nel 1572.

Sulla libertà di espressione, Francesco ribadisce che questa è un diritto e un dovere. Ma ci sono dei limiti e c'è la responsabilità. Per spiegarlo, il Pontefice si volta verso Alberto Gasbarri, l'organizzatore delle sue trasferte, che gli sta a fianco. E con il sorriso sulle labbra, mima il gesto di un pugno: offendere qualcuno in ciò che ha di più caro può provocare reazioni inconsulte. Il senso dell'esempio, dopo le parole dette in precedenza, non suonava come una giustificazione dell'«aberrante» atto terroristico, quanto piuttosto un richiamo alla responsabilità e al senso del limite. Molto significativa, in questo senso, è la citazione del discorso di Benedetto XVI, la famosa lectio di Ratisbona del 12 settembre 2006. In quella occasione Ratzinger aveva parlato della «ragione positivista» che «di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture», diventando «incapace di inserirsi nel dialogo delle culture».

Poche ore prima dell'intervista papale, il Patriarca dei cristiani copti Tawadros II aveva usato parole di simili, riportate da Fides: «Rifiuto ogni forma di insulto personale e quando le offese riguardano le religioni, esse non sono approvabili né sul piano umano, né su quello morale e sociale. Non aiutano la pace del mondo».

Vatican Insider

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

Autorizzo l'uso di dati dopo aver accettato la privacy-policy

Per approfondimenti e analisi iscriviti al nostro diario semestrale