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Nella mente araba non c'è solo l'Islam

Pensée et politique dans le monde arabe. Contextes historiques et problématiques XIXe-XXIe siècle. Viaggio nella complessità di una cultura troppo poco esplorata

Un filo rosso attraversa la variegata produzione di Georges Corm: che si tratti di storia del Medio Oriente, di pluralismo religioso, di rapporti tra Oriente e Occidente e di economia mondiale, per citare solo alcuni degli ambiti tra i quali si muove il poliedrico intellettuale libanese, essa punta sistematicamente a decostruire narrazioni mediatiche e accademiche dominanti per offrire punti di vista controcorrente. È questo il caso anche di Pensée et politique dans le monde arabe, il cui scopo è restituire visibilità alla ricchezza e alla complessità della cultura araba moderna e contemporanea, che a partire dagli anni ’70 ricercatori e specialisti hanno smesso di esplorare per concentrarsi esclusivamente sull’Islam politico. Secondo Corm infatti, gli studiosi, in particolare quelli occidentali, sarebbero caduti preda di un nuovo fascino dell’Islam, che fa apparire «il pensiero teologico-politico come l’unico esistente tra gli arabi» (p. 14), riproponendo lo schema orientalista già denunciato da Edward Said, in cui a un Occidente laico e progredito farebbe da contrappunto un Oriente religioso tenacemente ancorato al suo passato.

La critica è forse eccessiva, soprattutto se si considera che l’accademia occidentale è in realtà dominata oggi da tendenze dichiaratamente anti-essenzialiste, che pur assorbite dallo studio dell’Islam lo assolvono quasi per riflesso condizionato da qualsiasi corresponsabilità nelle derive ideologiche di cui esso soffre. Ma ciò non toglie validità alla messa in guardia circa una fissazione eccessiva sul fenomeno islamista. Il motivo di tale fissazione è peraltro evidente: la necessità di comprendere la folgorante affermazione sulla scena politica e sociale del Medio Oriente di movimenti e partiti che si rifanno all’Islam, favorita dall’iniezione costante di petrodollari sauditi e dalla connivenza di un Occidente miope.

Per correggere l’errore di prospettiva, Corm dedica al pensiero islamista un solo capitolo sui quattordici che compongono il libro, riservando gli altri tredici alle specificità del pensiero arabo, al complicato contesto economico e politico in cui esso si è sviluppato e a una ricchissima rassegna di temi e autori. Alcuni di questi, per esempio i grandi protagonisti del risorgimento arabo, del liberalismo o del nazionalismo, da Tahtawi a Taha Hussein a Michel ‘Aflaq occupano ormai un posto d’onore in tutta la manualistica specializzata. Altri però, nonostante il valore della loro riflessione, sono pressoché ignoti in Occidente e poco studiati all’interno dello stesso mondo arabo. È il caso per esempio di Mohammed Jaber al-Ansari, un filosofo bahreinita che denuncia «la schizofrenia che esiste tra comportamenti individuali ampiamente laicizzati […] e il mantenimento dell’ossessione dell’identità islamica a titolo di alterità con la modernità occidentale» (p. 277), solo per citare uno fra i pensatori più interessanti presentati da Corm. Così come pressoché ignoti sono rimasti alcuni dibattiti che hanno animato la scena culturale del mondo arabo negli ultimi decenni, come quello tra il marocchino al-Jabri e il siriano Tarabichi sul patrimonio islamico e sui modi di funzionamento della mente araba e quello tra il siriano al-Azmeh e l’egiziano al-Messiri sulla laicità.

Al libro di Corm, che si vuole una dimostrazione della vivacità del “pensiero critico” arabo, si potrebbe paradossalmente rimproverare di non essere sufficientemente critico. Un giudizio positivo a priori sembra infatti prevalere nei confronti degli autori trattati, a prescindere dell’estrema varietà delle loro posizioni e della loro appartenenza ideologica, per il solo fatto di collocarsi tutti all’interno del pensiero arabo non islamista. Ma tale sbilanciamento è comprensibile se si pensa all’intento e alla natura dell’opera, che per stessa ammissione dell’autore adotta una via mediana tra l’erudizione specialistica e la saggistica divulgativa. Insomma, se Corm voleva fare luce su un aspetto della cultura araba rimasto ingiustificatamente trascurato, l’obiettivo è sicuramente raggiunto. Il libro merita di essere letto e il problema che esso solleva va preso sul serio.


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