Negli Stati Uniti, il Catholic and Muslim Dialogue ha recentemente scelto di indagare due temi di grande attualità: la situazione dell’educazione interreligiosa negli Stati Uniti e le migrazioni come esperienza condivisa sia da Gesù che da Muhammad.
Del primo si è occupato il Mid-Atlantic Muslim Catholic Dialogue, riunitosi nel maggio scorso a Washington per redigere il documento comune “Developing a Strategic Plan on Interreligious Education in the United States” (Sviluppare un piano strategico sull’educazione interreligiosa negli Stati Uniti). All’incontro hanno partecipato l’ Islamic Circle of North America (ICNA) e i rappresentanti cattolici del Comitato per gli Affari ecumenici e interreligiosi della United States Conference of Catholic Bishops (USCCB). Esso ha esplorato i principi fondamentali dell’educazione interreligiosa articolandoli in un documento preparato dalla Chicago Coalition for Interreligious Learning come parte di un programma educativo di scambio tra musulmani e cristiani, organizzato negli anni ‘90 dal Council of Islamic Societies of Greater Chicago e dell’Arcidiocesi di Chicago.
Wilhelmus (Pim) Valkenberg, della Loyola University di Baltimora, ha comparato le esperienze europea a americana di educazione interreligiosa all’interno del sistema scolastico cattolico. Egli ha sottolineato tre modelli operativi. Il primo è il modello mono-religioso, nel quale una tradizione religiosa prevalente funge da riferimento per descrivere le altre religioni, e il cui scopo è quello di incrementare la coscienza religiosa senza indebolire l’attaccamento degli studenti alla loro fede. Il secondo è il modello multi-religioso, nel quale l’insegnante presenta le religioni sullo stesso piano, con l’oggettività tipica di un corso universitario di “studi religiosi”. Il terzo modello è quello interreligioso, che considera il pluralismo religioso come un’opportunità per l’arricchimento reciproco sia in termini di contenuti sia di socializzazione.
L’Imam Ahmed Nezar Kobeisy ha offerto delle riflessioni sociologiche sul profilo attuale delle scuole musulmane negli Stati Uniti. Egli ha sottolineato la sensibilità dei genitori riguardo al mantenimento dell’identità islamica in queste scuole evidenziando che quando gli educatori trovano metodi efficaci, come i programmi di scambio, il loro lavoro viene apprezzato dalle famiglie musulmane.
L’ Imam Kobeisy si è detto convinto che l’insegnamento delle altre religioni diventa migliore in presenza di persone di altre fedi. S.E. Denis Madden, Vescovo ausiliare di Baltimora, si è concentrato sulla necessità di lavorare per superare le incomprensioni nel modo in cui vengono insegnate le altre fedi e per ridurre l’impatto della violenza nell’immagine che ognuno si fa delle altre religioni.
Nei prossimi mesi, l’indagine del 2009 sull’educazione interreligiosa sarà inviato ad altri educatori e responsabili musulmani e cattolici che analizzeranno i dati già raccolti. Quattro gruppi sono stati organizzati per lavorare a una cronologia storica accurata, per riscrivere la dichiarazione sulle raccomandazioni pedagogiche, per individuare una lista di strumenti e trovare modalità di approccio ai materiali problematici attualmente in uso.
Il tema del West Coast Dialogue of Catholics and Muslims, tenutosi nel maggio scorso a Palos Verdes, in California, è stato l’interpretazione dell’esperienza della “migrazione nelle vite di Gesù e Muhammad” e la sua applicazione alle sfide che musulmani e cristiani si trovano oggi ad affrontare.
Questi incontri di dialogo sono stati patrocinati dal marzo 2000 dalla United States Conference of Catholic Bishops (USCCB) e dalla Islamic Shura Council of California, con la cooperazione della Islamic Society of Orange County (affiliato alla Islamic Society of North America) e dell’Islamic Education Center of Orange County, di tradizione sciita.
Mons. Mikulanis ha ripercorso gli episodi in cui si fa riferimento alla migrazione nei racconti evangelici della vita di Gesù: «la migrazione ha luogo nei racconti della nascita di Gesù e illustra il clima di pericolo e di rischio nel mondo nel quale il Verbo si è fatto carne. Successivamente, il tema del pellegrinaggio si intreccia con l’itinerario della vita e del ministero pubblico di Gesù», ha detto. La discussione si è concentrata sul significato teologico di questi spostamenti e sulla loro comparazione con gli aspetti religiosi dell’esperienza di migrazione dei cattolici negli Stati Uniti.
L’Imam Mostafa Qazwini ha trattato il tema della vulnerabilità in una serie di storie dell’Islam primitivo, a partire dall’emigrazione in Abissinia successiva alla persecuzione subita dalla comunità alla alla Mecca: «l’emigrazione del Profeta Muhammad dalla Mecca a Medina, l’hijra (622 d.C.) è centrale nella pietà islamica; l’Islam fa partire il suo calendario da questo avvenimento, che segnala l’inizio della prima vera società islamica», ha detto.
Padre Alexei Smith, responsabile dell’ecumenismo per l’Arcidiocesi di Los Angeles, ha sottolineato che «la vulnerabilità rimane parte dell’esperienza delle comunità». «Nella storia degli Stati Uniti, sia i cattolici sia i musulmani sono stati accusati di slealtà per il fatto di appartenere a fedi universali il cui centro si situa fuori dal territorio americano», ha aggiunto.
I partecipanti di entrambe le religioni hanno mostrato come essi considerino indispensabile contribuire al benessere, alla sicurezza e alla prosperità della nazione nella quale vivono. Todd Scribner, del USCCB Migration and Refugee Services, ha parlato della situazione attuale di riforma dell’immigrazione negli Stati Uniti: «I Vescovi sono fautori di un approccio comprensivo che consenta la regolarizzazione degli immigrati clandestini, il ricongiungimento familiare sulla base di un sistema di visti e la promozione di uno sviluppo economico e civile nei paesi d’origine così in vista della riduzione del bisogno di emigrare», ha detto. I partecipanti musulmani hanno evidenziato che le loro comunità della California del Sud aiutano un gran numero di rifugiati iracheni e somali. L’Imam Taha Hassane dell’Islamic Center di San Diego ha proposto «nuove forme di collaborazione tra la Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti e i Musulmani che rendano più efficace la cura dei bisogni più urgenti degli immigrati e dei rifugiati».