Dignità umana e dibattito bioetico, (a cura di) Ignazio Sanna

Dignità umana e dibattito bioetico, (a cura di) Ignazio Sanna

Dignità umana e dibattito bioetico, (a cura di) Ignazio Sanna, Edizioni Studium, Roma 2009

I contributi raccolti nel volume curato da Ignazio Sanna intendono porre in luce le domande radicali poste dalla rivoluzione biotecnologica, che modifica radicalmente il rapporto tra natura e cultura così come inteso tradizionalmente, ma lascia riemergere alcune domande classiche della riflessione di ogni tempo.

I molti contributi raccolti possono essere racchiusi entro tre grandi aree: la prima dedicata alla dignità della persona, ai suoi fondamenti e alle sue ricadute nel dibattito bioetico di oggi; la seconda dedicata ai problemi specifici della dignità nel tempo della malattia e del tramonto della vita; la terza dedicata alla fondazione della legge naturale.
Proprio da quest’ultima sezione si può percorrere a ritroso il cammino del volume.Giuseppe Angelini – La legge morale naturale e la “giustizia” delle leggi. Prospetto storico, 195-210 – analizza la questione della legge naturale come ultimamente rivelata e insieme inverata nella fede cristiana, superando quindi una dicotomia tra costumi di vita umani e assunzione di stili di vita a partire da una fede rivelata, ed evidenziando la dinamica apertura dei costumi di vita cristiana al compimento escatologico nella fede. L’intervento di Aniceto Molinaro – Sul fondamento della legge morale naturale, 211-226 – chiarisce la fondamentale connessione tra legge naturale, totalità dell’universo morale e metafisica della creazione; tuttavia l’imperativo morale viene realizzato nella libertà e nel discernimento del singolo, che si colloca entro il quadro fondativo di riferimento ma non è da esso necessitato. Sulla stessa linea, ma in un quadro teologico, si muove Terence Kennedy – La fondazione teologica della legge naturale morale, 226-244 – sottolineando come la tale fondazione non infici la libertà umana e la prospettiva critico-razionale, ma anzi come ne rappresenti insieme il fondamento e il compimento; in tale direzione l’agire morale si fa insieme memoria della creazione, presenza della rivelazione e attesa della redenzione. Infine Francesco Compagnoni – La persona umana e la legge morale naturale. Problematica bioetica, 245-254 – indica il concetto di persona umana come il più adeguato per risolvere i molteplici enigmi posti entro le questioni bioetiche dalla rivoluzione tecnologica.

Nella prima sezione il fondamento della dignità umana è indagato da molteplici versanti, filosofico – Paul Gilbert, 19-36 – entro cui è possibile passare dalla nozione classica di dignità umana come a priori alle definizioni consensuali-intersoggettive delle società contemporanee; teologico – Sabatino Majorano, 37-56 – che permette di cogliere nell’Incarnazione di Cristo il momento fondamentale che svela all’uomo la sua intrinseca dignità e che lo rende capace, nella testimonianza, di rivelare anticipatamente il valore della stessa dignità agli altri uomini; religioso – Giovanni Filoramo, 57-68 – in cui è possibile rintracciare in chiave di comparazione i contributi sinergici seppur differenti delle diverse religioni alla costruzione della dignità dell’uomo, nel difficile equilibrio tra universalità e spinta alla comunità e preservazione dei diritti del singolo; bioetico – Maria Luisa Di Pietro-Dino Moltisanti, 69-82 – in cui si recupera il valore assiologico della stessa dignità, posta come limite invalicabile e insieme fondamento ultimo dell’uguaglianza tra gli uomini, nella costruzione quotidiana del senso che rivela l’impronta originariamente presente in ognuno; ecclesiale – Ignazio Sanna, 83-108 – in cui risalta l’elemento profetico della difesa da parte della Chiesa della dignità umana: la comunità ecclesiale si pone come sentinella in grado di indicare all’umanità, anche attraverso dei “no” in cui riverbera un “sì”, non soltanto i pericoli derivanti da una dimenticanza dell’immagine divina inscritta in ogni uomo, ma anche il compimento ultimo che la stessa immagine determina per l’uomo in quanto persona ed in quanto parte del genere umano.

La seconda sezione, che per noi è l’ultima nel percorso compiuto, indaga le ricadute pratiche, senza dimenticare i fondamenti da cui esse derivano. Adriano Pessina – Dignità e indegnità dell’uomo: il tempo della malattia, 109-124 – indica il tempo della prova paradossalmente come tempo propizio per l’emersione della dimensione del senso inscritta in ogni uomo, rispetto al quale la comunità è chiamata a prendersi cura di tale uomo nella condizione di vulnerabilità; Salvino Leone – Quale equilibrio tra medico e paziente?, 125-138 – indaga il delicato problema della comunicazione al paziente, nel superamento di un paternalismo medico ma nello stesso tempo nel tentativo di evitare una comunicazione troppo radicale della verità al paziente stesso; Franco Pala – Consenso informato ed autonomia di decisione, 139-152 – entra nel dettaglio della medesima questione della comunicazione sul versante del consenso informato e dell’autodeterminazione, anche in termini giuridici; Luigi Lorenzetti – La difficile distinzione tra accanimento terapeutico ed eutanasia, 153-169 – precisa in modo assai utile le differenze tra termini di grande attualità spesso usati come sinonimi; Edmund Kowalski – Tra l’accanimento terapeutico e l’atto eutanasico omissivo. Aspetto antropologico-eticodella proporzionalità delle cure nella terapia intensiva, 171-194 – precisa, sempre da una visuale di tipo teologico ma nel problema definito della terapia intensiva, la stessa terminologia.
In sintesi la pluralità degli elementi descritti nel testo indica per un verso l

a complessità delle questioni indagate e insieme la loro pervasività nel dibattito attuale, in cui il tema della dignità umana ricorre, esplicitamente o meno, sempre più di frequente. Inoltre si precisa il rapporto inestricabile ed ermeneuticamente fecondo tra questioni teorico-fondative e pratico-applicative.