Georges Anawati, L’ultimo dialogo. La mia vita incontro all’Islam, Marcianum Press, Venezia 2010.
Il 28 gennaio del 1994 moriva al Cairo un domenicano “di gran classe”, Padre Georges Anawati. Era il giorno della festa di San Tommaso d’Aquino, alla cui teologia Padre Anawati si era ispirato in tutte le sue iniziative apostoliche. Chi era dunque questo sacerdote dalla risata gioviale che aveva dedicato tutta la vita all’incontro con i grandi intellettuali musulmani del suo tempo e con i filosofi arabi dell’Alto Medioevo? Anawati non pensò mai di consegnare ai posteri gli elementi di un’autobiografia, ma all’indomani della sua scomparsa, Padre Régis Morelon, allora direttore dell’Istituto domenicano di studi orientali (IDEO) del Cairo, si spese per pubblicare in francese (1996) Le Père G.C. Anawati. Parcours d’une vie e in arabo (1998) Abûnâ Qanawâtî, Mishwâr al-‘umr.
Qualche anno più tardi Padre Jean-Jacques Pérennès, attuale segretario dell’IDEO, descrisse le tappe della sua vita in un libro intitolato Georges Anawati (1905-1994): un chrétien égyptien devant le mystère de l’Islam, del 2008. Lettere personali, scritti di circostanza, testimonianze di colleghi e amici raccolte nel volume permettono di conoscere meglio quest’uomo di cultura e di fede che ha segnato profondamente la Chiesa del suo tempo nel suo atteggiamento di accoglienza e di apertura verso i musulmani. Ma al capitolo delle “confidenze personali” mancavano ancora dei documenti. Certo Padre Anawati, aveva pensato di scrivere un libro che raccontasse la sua grande amicizia intellettuale e spirituale con Louis Gardet, sull’esempio di quanto aveva scritto a suo tempo Raïssa Maritain. Ho potuto consultare la bozza del piano e del primo capitolo, ma il Padre non è andato oltre.
È dunque significativo che il libro pubblicato nel 1998 abbia proposto un’intervista in cui padre Anawati affidava a due amici egiziani i ricordi di gioventù e il suo percorso esistenziale. Intitolato Al-Hiwâr al-akhîr li-l-ab Qanawâtî, il testo meritava di essere tradotto per far conoscere meglio Anawati nella sua intimità. Vi provvede ora l’edizione italiana, dal titolo evocatore L’ultimo dialogo. La mia vita incontro all’Islam. Per meglio situare i dettagli dell’intervista, Padre J.J. Pérennès ripercorre l’itinerario di padre Anawati in un’ampia introduzione, di una densità eccezionale, intitolata Georges Anawati: un cristiano egiziano alla scoperta dell’Islam. Segue la traduzione dell’intervista, a cura di Martino Diez, che procede al ritmo stesso delle confidenze sollecitate dai due amici. Innanzitutto L’inizio del cammino in cui il padre ripercorre la sua gioventù, i suoi studi e i suoi progetti. C’è poi La scelta del destino in cui, diventato domenicano, si dedica agli studi in Francia e ad Algeri.
Si tratta quindi di Valicare i ponti che gli aprono il continente della cultura arabo-filosofica e islamo-teologica: vi si passano in rassegna i libri pubblicati (alcuni con Gardet, altri su Avicenna), i professori incontrati (Taha Hussein, Ibrahim Madkour, Mahmoud el-Khodeiry…), i confratelli dell’Istituto (Dominique Boilot, Jacques Jomier, Serge de Beaurecueil…), gli amici di sempre (Louis Massignon, Mary Kahil, Louis Gardet…). In tutto questo Padre Anawati visse una spiritualità che invita a essere Sale della terra, come cristiano d’Egitto e sacerdote di dialogo, ciò che gli permise di dare alle sue amicizie intellettuali una dimensione profondamente evangelica. Nell’ultimo capitolo, A mo’ di conclusione, la riflessione, sostenuta dalle domande dei due allievi, presenta la filosofia come ancella della teologia e propedeutica alla mistica: Padre Anawati sembra qui consegnare il suo “testamento spirituale” in tutta trasparenza umana e religiosa.
Si possono solo ringraziare Mahmud Azab e Hoda Issa per averci fatti entrare in questa conversazione intima con il loro maestro, che può così diventare anche il nostro. Si capisce dunque l’importanza dell’intervista che la traduzione restituisce conservando gli accenti di una conversazione svoltasi ora in arabo, letterario e dialettale, ora in francese.