Georges Corm, Il Libano contemporaneo. Storia e società

Georges Corm, Il Libano contemporaneo. Storia e società

Georges Corm, Il Libano contemporaneo. Storia e società, Jaca Book, Milano 2006, (Le Liban contemporain. Histoire et société, La Découverte, Paris 2005)

Il Libano è stato per molto tempo sotto i riflettori della stampa internazionale: prima come modello di prosperità e convivenza tra le diverse confessioni religiose, poi come scenario di un conflitto sempre più caotico e sanguinoso. Dopo la fine della guerra civile però il Paese è entrato in un cono d’ombra da cui riemerge solo occasionalmente, quando si verifica qualche fatto eclatante come l’assassinio del Presidente Hariri nel 2005 o la guerra tra Israele e Hezbollah nell’estate 2006. Manca generalmente un’analisi complessiva che colleghi i fatti ai loro retroscena. E così aumenta il senso di smarrimento di fronte a una realtà che appare indecifrabile.

Il volume di Georges Corm, pubblicato originariamente in francese e ampliato per l’edizione italiana, rappresenta un’utile introduzione alle vicende del Libano contemporaneo, scritta con verve e tono deciso, ma senza nulla sacrificare all’ampiezza della documentazione addotta. Peraltro una cronologia ragionata a fine volume aiuterebbe il lettore a orientarsi tra gli eventi di una storia intricatissima e caratterizzata da un’estrema mutabilità nei rapporti di forza e nelle alleanze.

Dopo un’ampia introduzione, in cui spicca per lucidità il paragrafo dedicato al discorso dei libanesi su se stessi, la narrazione prende le mosse dalla realtà feudale del Monte Libano sotto l’emiro Fakhr ad-Din II (1572-1635), fondata sull’alleanza tra drusi e maroniti in funzione anti-ottomana. Già Fakhr ad-Din aveva stretto rapporti con l’Occidente, ma è dall’Ottocento che la presenza inglese e soprattutto francese diventa sempre più tangibile. Dopo i terribili massacri tra maroniti e drusi negli anni 1840-1860 viene creata una regione autonoma. Si tratta del nucleo del moderno Libano che, ampliato per includere alcune città costiere e la Valle della Beqaa, sarà assegnato dalla Società delle Nazioni alla Francia al termine della Prima Guerra Mondiale. Indipendente dal 1943, il Libano conosce una prosperità crescente, ma diseguale, bruscamente interrotta dallo scoppio della guerra civile nel 1975. Inizialmente lo scontro sembra opporre militanti dell’OLP (“di sinistra”) e falangisti (“di destra”), ma ben presto il conflitto coinvolge tutte le componenti della società e il Libano diventa un campo di battaglia per le potenze regionali, prima di tutto Siria e Israele, non senza molteplici interventi di forze di pace internazionali. Dopo gli accordi di Taif del 1990 il paese rimane sotto controllo siriano fino al 2005, salvo la parte meridionale che è evacuata da Israele nel 2000.

La lettura abituale della storia libanese sostiene che la chiave di volta nella comprensione del Paese risiede nell’equilibrio tra le comunità, che si manifesterebbe eloquentemente nel sistema di pesi e contrappesi che regola la distribuzione delle cariche pubbliche (il presidente della repubblica è cristiano maronita, il primo ministro sunnita, il presidente del Parlamento sciita). La tesi di Corm è che tale lettura falsi i dati in campo. A suo avviso, mentre l’esistenza di diverse comunità (non etnie né nazioni) è un dato di fatto, il comunitarismo politico è un frutto della modernità, risultante dall’intervento delle potenze europee negli affari dell’impero ottomano. È secondo questa originale chiave di lettura che l’autore segue il dipanarsi degli eventi della guerra civile e il faticoso dopoguerra, con l’ascesa del Primo Ministro Hariri.

Nell’ultima parte il volume si fa cronaca e, se perde in distacco dagli avvenimenti, offre nondimeno numerosi elementi di informazione, soprattutto in merito alla ricostruzione del dopoguerra; l’autore infatti è stato ministro delle finanze tra il 1998 e il 2000. Le pagine conclusive possono essere considerate una testimonianza indiretta dell’attuale polarizzazione che pervade la società libanese, profondamente divisa nei due raggruppamenti del 14 marzo e dell’8 marzo. In assenza di un quadro condiviso, occorre accontentarsi di procedere per frammenti.

Nel complesso l’opera si presenta molto ricca. Il taglio adottato è certamente insolito rispetto alle analisi più correnti sul Libano, ma proprio per questo merita di essere conosciuto e messo alla prova.