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Rassegna stampa

Notte di festa in Turchia per il boom dei curdi. Erdogan senza maggioranza. Ecco i tre scenari

Per la prima volta la minoranza in Parlamento. Borsa in picchiata, ipotesi nuove elezioni

Una festa lunga tutta la notte, un mare di bandiere giallo-verde-rosse, i colori dei curdi. Un sogno che diventa realtà ma che potrebbe scontrarsi presto con la crudezza della politica e il cinismo dei mercati finanziari. Preoccupazioni che non sembrano interessare ai curdi di Tarlabasi, un quartiere nel centro di Istanbul dove la minoranza la fa da padrone e dove stanotte è scoppiata una festa che ha coinvolto tutta l’area di Beyoglu, nella parte europea della città. Ma tanta gioia potrebbe essere presto interrotta dall’incertezza del futuro. La Borsa di Istanbul ha fatto chiaramente capire di non aver gradito il nuovo corso politico, aprendo in negativo di oltre l’8% e perdendo ancora su euro e dollaro. Gli scenari che arrivano da Ankara fanno veramente poco per migliorare la situazione, anzi.

Gli scenari possibili al momento sono tre.

Il primo, dato per improbabile, è che Erdogan riesca a fare una coalizione con i nazionalisti, che però creerebbe molti problemi proprio con la minoranza curda.

Il secondo è un governo di minoranza, che potrebbe rappresentare l’anticamera della ingovernabilità del Paese.

Il terzo sono le elezioni anticipate e qui Erdogan potrebbe portare in dote al popolo turco la cosa che sa fare meglio: dare sicurezza e stabilità, con tutto quello che ne deriva a livello di voti.

In migliaia si sono riversati nelle strade con caroselli, cori e concerti improvvisati. L’età media era sotto i 30 anni, molti avevano partecipato alla rivolta di Gezi Parki. Per loro oggi è il giorno del riscatto. «Ha vinto la democrazia – spiega alla Stampa Filiz, studentessa universitaria, completmente avvolta da una bandiera giallo rosso verde -. Questa volta ci sono le speranze perché la Turchia cambi e divenga veramente un Paese più democratico e giusto. Il partito curdo parla di diritti, dà nuovo respiro. Io non sono curda, ma li ho votati comunque e così hanno fatto tante altre persone». Dopo anni di frustrazioni e di sogni infranti, un riconoscimenti politico senza precedenti che fa entrare I deputati curdi in massa in Parlamento e dà per la prima volta una dignità non solo al partito, ma al suo elettorato, che da decenni aspetta un riconoscimento costituzionale della propria identità etnica e linguistica. Ma l’Hdp a queste elezioni ha fatto ancora di più: ha raccolto i consensi di chi si sentiva limitato nei suoi diritti dallo strapotere del Presidente.

E poi c’è la sua maledizione, la crisi siriana, che gli ha fatto perdere consensi non solo nelle grandi città, ma nelle zone vicine al confine. «Aveva detto che Kobane sarebbe caduta dopo pochi giorni e invece alla fine è caduto lui» dice Murat, secondo il quale Erdogan ha pagato soprattutto il fatto di aver cercato di indebolire i curdi servendosi di Isis e i gruppi jihadisti. «Sapevamo che avremmo vinto – dice a Las Stampa Ozlem Sezer, dirigente dell’Hdp a Istanbul che non riesce a trattenere le lacrime -. I nostri sondaggi dicevano da giorni che eravamo bel oltre il 13%. Ma non eravamo tranquilli. Temevamo i brogli e dopo le bombe di venerdì non eravamo per nulla tranquilli. Il risultato di questa notte indica chiaramente che c’è una parte del Paese pronta a darci fiducia».

Fiducia, vittoria e ottimismo, sono queste le parole che predominano per le strade fangose di Tarlabasi, dove il presidente Erdogan ha lasciato un segno destinato a essere poco gradito dalla minoranza curda. Parte dell’area infatti è oggetto di un intervento di recupero colossale, che molti media di opposizione hanno bollato come una immensa speculazione edilizia. Molta gente è stata cacciata dalle sue case con una cifra simbolica irrisoria se si pensa al valore di mercato della zona. Un gesto coatto che è stato interpretato come l’ennesima prova di forza e dimostrazione di arroganza da parte del Capo di Stato e del suo partito.

«Non si torna indietro – chiosa Ozlem – qui stasera abbiamo fatto la storia. L’epoca di Erdogan è finita se adesso vuole governare dovrà tenere conto delle altre forze in Parlamento». Libertà, diritti, nuovo corso. Ma il Paese adesso, dopo 13 anni di stabilità assoluta, richia di tornare a ballare politicamente come negli anni Novanta, anche se le forze politiche sono cambiate. E se l’economia dovesse iniziare ad andare male, per eventuali elezioni ancitipate, Erdogan avrebbe una potentissima freccia al suo arco. E il Presidente, si sa, le partite se le gioca fino all’ultimo.

La Stampa

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