Signor Vice-Direttore Generale
Eminenza, Eccellenze,
Signore e Signori,
Sono lieto salutare a vostro nome a tutti i presenti e, prima di dare la parola a Madame Muriel de Pierrebourg, che così cortesemente è venuta a portarci il saluto dell'UNESCO, penso sia opportuno presentare in maniera sintetica le ragioni e gli obiettivi di questo incontro.
La storia (va ricordato), è la parola del passato, ma è anche la parola del futuro. Infatti la parola racconta il passato affinché esso rimanga nella memoria, ma, inoltre, essa anticipa il futuro, ne è la «profezia». Noi ascoltiamo il racconto del passato per capire il nostro presente e proiettare il nostro futuro. La storia, nei nostri desideri, vorrebbe essere come lo sguardo di Dio, che stringe in un solo abbraccio il passato e l'avvenire, il tutto unito in una visione «presente». Vogliamo sapere chi siamo e soprattutto chi saremo, fissando lo sguardo su ciò che siamo stati.
Così, a mio avviso, in questa celebrazione del 50°anniversario della presenza della Santa Sede all'UNESCO, occorre tenere presenti tre aspetti della vita e della storia.
Innanzitutto la memoria del passato, cioè il ricordo dell'eredità di questi 50 anni nel solco di 2000 anni di cristianesimo, così come dei millenni precedenti.
In secondo luogo la sfida del presente, cioè le esigenze imposte all'ora attuale dalle forze che avanzano all'orizzonte e mettono in crisi da una parte la sopravvivenza e dall'altra il ruolo della religione nel mondo contemporaneo.
Infine il progetto dell'avvenire, fondato sulla speranza, che ci faccia trovare le direttrici verso le quali far convergere gli itinerari dell'umanità e del cristianesimo.
La Chiesa cattolica e con lei tutte le altre Chiese, cristiane e non, sono guardiane di memorie, ma nella Chiesa cattolica in modo particolare, per non dire unico, la memoria non è solo ricordo del passato, ma anche e soprattutto presenza del «Vivente».
Il centro della vita della Chiesa cattolica è l'Eucarestia, «memoriale della morte e della risurrezione di Nostro signore Gesù Cristo», memoria di una presenza reale che è vita per ieri, oggi e domani.
E'perché possa essere conservata questa «memoria vivente» che è «memoria di un vivente» che la Chiesa si fa carico dell'eredità di questi millenni, nei quali vengono ad innestarsi i 50 anni che celebriamo oggi.
In questi 50 anni, il secondo millennio non ha soltanto allargato gli orizzonti fisici del nostro habitat, ma anche gli orizzonti della libertà e del diritto.
Più delle grandi esplorazioni e più delle stesse conquiste della scienza e della tecnica, mi sembrano importanti, per la comprensione del millennio appena concluso, le conquiste della libertà. Dalla Magna Carta del 1215 fino alle carte e ai trattati internazionali più recenti, è un cammino difficile, doloroso ma anche glorioso, verso più vasti spazi di libertà. Che spesso si sia trattato di dichiarazioni tradite almeno parzialmente nella pratica è senza dubbio vero; ma resta un fatto: la libertà si è imposta ormai come un ideale definitivamente acquisito, a tal punto che i grandi e terribili totalitarismi del XX secolo hanno sentito il bisogno di presentarsi nel nome di nuove forme di libertà.
Il secondo millennio è stato anche l'epoca della proclamazione dei diritti. Ed è a questo spirito di libertà che si sono ispirate le nuove generazioni ed è questo spirito di libertà che ha contribuito, in maniera determinante, alla crisi di tirannie che sembrano incrollabili.
Rivolgendosi ai rappresentanti del Corpo Diplomatico all'inizio del 1990, Giovanni Paolo II sintetizzava in questi termini il fattore «libertà» negli avvenimenti dell'Europa e del mondo:
«La sete…di libertà che si è manifestata ha accelerato le evoluzioni, ha fatto crollare i muri e spalancato le porte: tutto ha assunto il ritmo di un vero sconvolgimento. Come avrete sicuramente notato, il punto di partenza o il punto di incontro è stata spesso una Chiesa. Poco a poco, i ceri si sono accesi per formare un vero sentiero di luce, come per dire, a quelli che hanno preteso di limitare su questa terra gli orizzonti dell'uomo, che l'uomo non può rimanere incatenato all'infinito. Sembra rinascere sotto i nostri occhi "un'Europa dello spirito", in linea coi valori e i simboli che l'hanno modellata, di questa tradizione cristiana che unisce tutti i popoli».
Da dove partire dunque per questo compito? Il Santo padre Giovanni Paolo II risponde: «Dall'uomo», l'uomo reale, concreto storico, fornendo questo «supplemento d'anima» di cui parlava il grande pensatore Bergson ne Les deux sources de la morale et de la religion. Il supplemento di anima, potremmo aggiungere commentando il testo di Bergson, dovrà consistere soprattutto nel senso della solidarietà, o meglio ancora della carità, nel senso evangelico del termine, che nessuna tecnica può misurare, ma di cui ogni tecnica ha bisogno. Oppure, per usare le parole stesse del Santo Padre Giovanni Paolo II: «la causa dell'uomo sarà servita se la scienza si assocerà alla coscienza». L'uomo di scienza aiuterà veramente l'umanità se saprà conservare il senso della trascendenza dell'uomo sul mondo e della trascendenza di dio sull'uomo».
La Chiesa cattolica offre il suo contributo all'edificazione della verità, dell'amore e della libertà che tutti gli uomini desiderano, proponendo la verità e l'amore di Cristo, il vivente, la cui verità unisce l'uomo alla vita, rendendola libera e contribuendo anche a costruire la pace attraverso la proclamazione e l'esigenza del rispetto di tutti i diritti dell'uomo.
Collegamenti:
[1] http://www.oasiscenter.eu/it/bio_follo_it