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Rassegna stampa

Raid russi e duemila soldati iraniani. Così Assad va all’assalto di Aleppo

Le truppe siriane convergono su Aleppo sostenute da intensi bombardamenti russi e dall’arrivo sul terreno di oltre duemila soldati iraniani. «Questa è la battaglia che vi avevamo promesso» affermano fonti militari a Damasco.

Da quando i Sukhoi del Cremlino posizionati a Latakia hanno iniziato i raid contro i ribelli siriani, il 30 settembre, le forze di Bashar Assad hanno lanciato quattro offensive di terra per riconquistare la provincia di Idlib ed ora sono all’attacco su un fronte di 16 km, marciando da Sud verso Aleppo, la più popolosa città del Paese contesa fra più fazioni. È Al-Manar, la tv di Hezbollah, a far sapere che i siriani «avanzano da Sud» e contemporaneamente hanno catturato Hweija, a Nord di Aleppo. Ciò significa posizionarsi per l’assalto ai quartieri controllati dallo Stato Islamico (Isis), Al Nusra, emanazione di Al Qaeda, e dai ribelli islamici dell’Esercito della Conquista andando incontro ad una resa dei conti militari che, secondo fonti diplomatiche turche, può portare all’esodo forzati di un terzo della popolazione rimanente di quasi tre milioni di anime.

MANOVRE ALLEATE
Fonti militari occidentali fanno sapere che «in Siria sono già arrivati oltre duemila soldati iraniani». Si tratta del maggiore contingente di terra di Teheran schierato in Siria dall’inizio della guerra civile. Per Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano alleato di Teheran, «siamo impegnati nella battaglia definitiva e più importante» ovvero l’offensiva di terra nelle province di Hama, Idlib, Latakia e Aleppo per liberare Damasco dall’assedio dei ribelli e al contempo aprire la strada ai governativi verso Aleppo. Catturare Aleppo serve ad Assad per troncare i rifornimenti ai ribelli che arrivano dalla confinante Turchia. «Non siamo mai stati così presenti per qualità, quantità e tipo di armamenti» sottolinea Nasrallah, i cui Hezbollah hanno già avuto dal 2011 almeno 500 vittime nei combattimenti. I raid russi continuano ad un ritmo di circa 60 ogni 24 ore, martellano le posizioni ribelli davanti ai siriani e a Salma avrebbero, per Hezbollah, «distrutto la base di un gruppo sostenuto dall’estero». Un’ulteriore indicazione dell’accelerazione militare in atto viene da Putin che, dal Kazakhstan, chiede alle ex Repubbliche asiatiche dell’Urss di «contribuire» in tempi stretti alla «guerra al terrorismo di Isis» al fine di eliminare «fra 5000 e 7000 cittadini ex-sovietici che combattono coi jihadisti».

La Stampa

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