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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 16 dicembre 2015

Notizie e commenti dalla stampa italiana ed estera

Dalla stampa italiana

Solo nel 2015 sono un milione i richiedenti asilo in Germania. Niccolò Zaccan (La Stampa) racconta la storia di uno di loro, Refat Dakka, profugo siriano che dopo sette tentativi a finalmente raggiunto Norimberga.

Le soldatesse che combattono il Califfo: il reportage di Lorenzo Cremonesi sul Corriere da Kobane, dove le milizie curde sono impegnate nell'offensiva contro lo Stato islamico.

Dalla stampa anglofona

Il New York Post si domanda provocatoriamente come mai molti musulmani odiano gli americani al punto di volerne un massacro come quello dell'11 settembre o di San Bernardino, facendo una panoramica storica su diversi eventi in cui gli Stati Uniti sono stati l'unica potenza nell'era moderna ad offrir loro aiuto.

C'è un "jihadi John" anche per la Russia. Il Wall Street Journal riporta la presenza di un militante siberiano tra le fila dello Stato islamico.

Secondo The Atlantic una delle conseguenze dell'immigrazione è la nascita di nuove lingue, o meglio, di dialetti derivanti dalle lingue dei Paesi ospitanti. Come uno slang, si diffondono in particolare tra i giovani.

Al-Monitor propone un metodo statunitense di identificazione degli estremisti, che cerca di interrompere il reclutamento di nuovi jihadisti.

L'irrisolta crisi libica desta molte preoccupazioni. La soluzione proposta dalle Nazioni Unite (Politico) rischia, però, di peggiorare la situazione, se non prevede il consolidamento della società prima dell'installazione di un governo.

Dalla stampa francofona

Su Le Point, Marc Leplongeon scrive che nel 2010 le autorità francesi avevano già scoperto un progetto di attentato al Bataclan, processo chiuso nel 2012 per mancanza di prove.

In Libia, il Paese è diviso sulla risoluzione dell'ONU. Un deputato del Congresso Generale Nazionale, riporta Libération, ha detto che il governo di unione nazionale non si installerà, a meno che le Nazioni Unite vogliano la guerra, mentre dalla Camera dei Rappresentanti si apprezza il supporto internazionale.

Gli attentati di Parigi, di gennaio e di novembre, hanno innescato un'ondata di criminalità e hanno messo in luce le divisioni interne alla società francese (Le Figaro).

L'Arabia Saudita ha annunciato la creazione di una coalizione di 34 paesi musulmani per combattere il terrorismo. La Tunisia figurerà come sostenitore politico, annuncia in tono perplesso La Presse.

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