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Rassegna stampa del 21 aprile 2017

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

L'attentato di ieri sugli Champs Élysées, che ha provocato la morte di un poliziotto a Parigi, potrebbe avere un effetto sulle imminenti elezioni francesi, dice la corrispondente di Repubblica Anais Ginori. Il candidato centrista Macron è ritenuto da alcuni troppo debole in materia di sicurezza e questo potrebbe favorire il candidato di centrodestra Fillon.

Secondo quanto riporta Marco Bresolin da Bruxelles, le prime indiscrezioni, ancora ufficiose, che filtrano dai servizi di sicurezza dopo l'attentato di ieri sera indicano che "anche questa volta il punto di partenza dell’autostrada del terrore che arriva a Parigi va cercato in Belgio" (La Stampa).

Sull'Huffington Post Nicola Pedde analizza la decisione di Washington di confermare la sospensione delle sanzioni all'Iran. Il segretario di Stato Tillerson ha accompagnato tale conferma con la sottolineatura del ruolo di Tehran nello sponsorizzare il terrorismo in Medio Oriente. Tuttavia, secondo Pedde, Trump "abbaia ma non morde". Infatti la posizione espressa da Tillerson mostra il pragmatismo dell'amministrazione: "nessuna apertura sul piano politico, moderata apertura sul piano economico e costante pressione sull'Iran nella regione".

Paolo Mastrolilli (La Stampa) riassume i contenuti della conferenza stampa congiunta tra il presidente del Consiglio Gentiloni e il presidente americano Trump. Trump ha ribadito che non vede un ruolo americano in Libia e che in quel Paese la leadership spetta all'Italia.

Dalla stampa francofona

Maryline Baumard risponde su Le Monde alle domande poste dai suoi lettori sul tema dell'immigrazione e analizza le proposte dei candidati alle elezioni presidenziali francesi riguardanti tale questione.

Su Le Monde un resoconto dell'attacco sugli Champs Elysées, il discorso del presidente in carica François Hollande e le reazioni di alcuni candidati alle elezioni presidenziali, che hanno annullato i loro prossimi incontri per la campagna elettorale.

Orient XXI riporta le affermazioni del candidato alle elezioni presidenziali francesi Benoît Hamon riguardanti i rapporti della Francia con Maghreb e Medio Oriente.

Peter Harling e Loulouwa al-Rachid raccontano su Orient XXI le implicazioni della guerra contro il terrorismo che Iran, Turchia e Stati Uniti stanno conducendo in Iraq.

Dalla stampa anglofona

Bloomberg pubblica un reportage dal sud-est della Turchia (di fatto zona di guerra): lì, il voto favorevole a Erdogan è stato più alto di quanto ci si aspettasse dalla regione a maggioranza curda. Perché? Secondo alcuni è una scelta per la stabilità, ora che Demirtas è in carcere.

Un articolo di al-Monitor elenca tre ragioni per cui, a differenza di quanto sembrano pensare alcuni consiglieri di Trump, dividere la Libia sarebbe un pessimo affare sia per la comunità internazionale sia per i libici.

La BBC racconta la storia di Ameen Mukdad, che per la prima volta è tornato ad esibirsi con il suo violino a Mosul, in una delle zone riconquistate dall'esercito iracheno.

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