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L'attacco hacker degli emirati che ha scatenato la crisi del Golfo

Rassegna stampa internazionale del 17 luglio 2017

Dalla stampa italiana

Le dichiarazioni dell'agenzia di stampa qatarina che hanno fatto traboccare il vaso nello scontro con Arabia Saudita ed Emirati, si legge su La Stampa, sarebbero frutto di un attacco hacker partito proprio dagli Emirati Arabi.

La Stampa pubblica un reportage di Marta Ottaviani da Istanbul, dove una folla guidata dal presidente Erdogan ha commemorato l'anniversario del fallito colpo di stato che ha provocato la morte di 250 persone. Secondo Ottaviani nasce una "Yeni Turkiye", Nuova Turchia, fatta di culto della personalità di Erdogan e di una presenza della religione mai vista prima.

Monica Ricci Sargentini sul Corriere della Sera intervista Ozturk Yilmaz, deputato del Chp e responsabile delle relazioni internazionali del partito, che ha recentemente partecipato alla marcia che chiedeva giustizia al presidente Erdogan e al governo dell'Akp.

Via libera dell'Ue al codice di condotta delle Ong per i soccorsi in mare ai migranti. Il Sole 24 Ore riassume i punti salienti del codice.

Dalla stampa anglofona

Scoop del Washington Post: secondo quanto appreso da fonti dell’intelligence americana ci sarebbe un attacco hacker emiratino dietro alle (presunte, a questo punto) dichiarazioni incendiarie rilasciate dall’emiro Sheikh Tamim Bin Hamad al-Thani che hanno fatto da detonatore della crisi tra Doha e i paesi che si riuniscono attorno ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il piano sarebbe stato approvato direttamente da membri del governo degli Emirati.

Dopo le manifestazioni che hanno segnato l’anniversario del fallito colpo di stato in Turchia, Soner Cagaptay sull’Atlantic ripercorre brevemente la storia del presidente Erdogan, mostrando come la sua avversione verso i partiti secolarizzati turchi affondi anche nella sua storia personale e nella sua esperienza di emarginato.

Il Boston Globe pubblica un'analisi di Thanassis Cambanis: secondo l'autore dell'articolo il punto più importante delle guerre in Medio Oriente non è Isis o l'ideologia jihadista che lo sostiene, ma la presenza o meno di stati centrali efficaci che controllino il territorio.

Dalla stampa francofona

Quando il sultano del Marocco Moulay Ismaïl voleva sposare la figlia di Luigi XIV. Sull’altra sponda del Mediterraneo, il sultano Moulay Ismaïl era sovrano del Marocco da 22 anni quando nel 1698 inviò a il Versailles Abdellah Benaïcha – un celebre corsaro diventato suo ambasciatore – per negoziare i termini di un trattato (Paris Match).

In Tunisia, le esplorazioni per l’estrazione di idrocarburi passa ormai attraverso i deputati. La corruzione legata ai giacimenti petroliferi è all’origine di manifestazioni al Sud, e i deputati tunisini votano oggi per l’attribuzione di licenze legate alle esplorazioni per l’estrazione (Libération).

I campi di rifugiati nella regione di Ersal, catalizzatori di tensioni in Libano. Un’operazione militare sta per iniziare nei campi della zona di questa città vicino alla frontiera della Siria per arginare jihadisti infiltrati tra i profughi. Tuttavia, sospetti di tortura nei confronti dei siriani del campo rischiano di delegittimare questo intervento (La Croix)

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