Autore: Stanley L. Jaki
Titolo: Archipelago Church
Editore: Real View Books, Port Huron-MI, pp. 78
Edizione italiana: Arcipelago Chiesa, Fede e Cultura, 2008, pp.80
Padre Stanley Jaki è uno dei più importanti filosofi della scienza viventi e ha insegnato nelle maggiori istituzioni accademiche americane. Jaki è molto conosciuto come epistemologo, i suoi scritti gli sono valsi numerose lauree honoris causa e il prestigioso Premio Templeton nel 1987; meno conosciuto è invece, almeno in Italia, il Jaki saggista. Archipelago Church offre un’analisi acuta e pungente della Chiesa e della società contemporanea. Il breve volume prende avvio da una rilettura critica del processo di attuazione del Concilio Vaticano II in cui Jaki assume un punto di vista che può essere ricondotto a quella “ermeneutica della continuità” indicata da Benedetto XVI nell’ormai celebre discorso rivolto alla curia romana nel 2005. In modo particolare Jaki denuncia con partecipazione ed estrema determinazione la desacralizzazione della liturgia operata da coloro che in virtù di ardite sperimentazioni si sono spinti molto al di là della lettera (e anche dello spirito) della costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II. Intendendo in modo improprio l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la partecipazione attiva dei fedeli, molti sacerdoti e molte comunità cristiane hanno finito per mettere in secondo piano la natura sacrificale e sacramentale dell'Eucaristia.
La vita cristiana di molti, per l’influsso delle ideologie che si sono diffuse nel corso del Novecento, sembra aver abdicato alla propria responsabilità testimoniale per diluirsi in una indistinta attività di promozione sociale. In questa situazione, all’autore sembra che una riforma della riforma liturgica, richiamata più volte da Joseph Ratzinger quando era ancora Cardinale, possa portare grande giovamento alla vita cristiana nel suo complesso. Jaki analizza poi la situazione culturale e religiosa dell’Europa contemporanea e osserva che, nonostante i discorsi sulla fine della secolarizzazione e sul ritorno di Dio, siamo ancora in presenza di un ethos profondamente secolarizzato che si riverbera anche nella rinnovata domanda religiosa. La parte più originale del libro è probabilmente l’ultima, da cui il libro prende il titolo, in cui Jaki osserva l’emergere di isole di autentica e rinnovata vita cristiana. La storia insegna che proprio nei momenti in cui la Chiesa ha attraversato periodi di maggior decadenza e in cui la società ha subìto le trasformazioni socio-culturali più radicali, basti pensare alla crisi del Basso Medioevo, alla Riforma protestante, alla Rivoluzione francese, sono affiorate isole, fatte di santi e movimenti che hanno avuto la capacità di testimoniare la vitalità della Chiesa. Ciò che è più indicativo in questa fioritura non è tanto il numero ma la natura di queste nuove realtà ecclesiali che in molti casi sono caratterizzata dal desiderio di vivere la vocazione e testimoniare Cristo dall’interno di una condizione di vita secolare.
Sembra emergere così un nuovo modo di essere nel mondo senza essere del mondo. Jaki osserva anche l’emergere di grandi figure di santi mistici, di cui Giovanni Paolo II è stato grande devoto, come Padre Pio e suor Faustina Kowalska che con la loro vita di preghiera e di donazione costituiscono il secondo polmone del rinnovamento della Chiesa contemporanea. L’emergere di queste isole di testimonianza, i processi di morfogenesi che interessano gli istituti secolari e le aggregazione laicali, inducono a ripensare l’ecclesiologia e il ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo. Anche nelle epoche segnate dalle crisi più gravi, come secondo Jaki quella attuale, la vitalità della Chiesa si esprime nelle forme più impreviste e sorprendenti. La storia insegna che proprio quando la corruzione sembra dilagare, nascono modi originali di incarnare la testimonianza cristiana, modi “nuovi” e allo stesso tempo vicini alla vita dei primi cristiani. Il libro di Jaki descrive in modo suggestivo l’ambivalenza della nostra epoca e della vita dei cristiani, denunciandone con grande coraggio e forza i limiti e mettendone in luce le ricchezze a volte nascoste che tengono viva la luce della testimonianza cristiana, una luce capace di illuminare sempre il mondo anche in quelli che Hannah Arendt definiva “tempi oscuri”.