Autore: Marta Cartabia (a cura di)
Titolo: I diritti in azione. Universalità e pluralismo dei diritti fondamentali nelle Corti europee
Editore: Il Mulino, Bologna 2007, pp. 552
L'Unione europea, che vive da anni un consistente ampliamento di competenze e di confini, e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che raggruppa un maggiore numero di Stati attorno a un catalogo significativo di diritti fondamentali, negli ultimi decenni sono divenute poli importanti intorno ai quali si gioca il rapporto tra universalità dei diritti e singolarità delle culture.
Su piani diversi e con modalità differenti, UE e istituzioni CEDU si sono dimostrate un indispensabile complemento al diritto costituzionale di ciascuno Stato europeo e hanno acquisito una visibilità sempre maggiore nell’opinione pubblica. Nessuna istituzione, operatore giuridico o semplice privato cittadino può ormai prescindere dall’ordinamento comunitario e dalla stessa CEDU, nella normalità delle relazioni giuridiche.
Il volume curato da Marta Cartabia spicca tra le produzioni dottrinali sia per il taglio che per i contenuti. Un gruppo di studiosi di nuova impostazione affronta, infatti, una pluralità di temi di primissimo rilievo: da argomenti maggiormente specialistici, come l’inquadramento dell’ordinamento UE e CEDU rispetto al diritto nazionale, ad aspetti che si impongono all’attenzione generale come il diritto di famiglia, la salute e la fecondazione, la privacy, il trattamento delle minoranze, la discriminazione sessuale, il pluralismo nell’informazione e la presenza islamica. Concludono il volume un contributo sul significato della categoria di “diritti fondamentali” e un saggio filosofico che mette ordine all’apparente contraddizione tra l’universalità dei diritti e l’irripetibile unicità di ciascun uomo.
Il quadro complessivo mostra un crescente attivismo della Corte di Giustizia delle Comunità europee e della Corte europea dei diritti dell’uomo. Da un lato, questo assicura uno standard unitario di protezione dei diritti fondamentali, anche grazie alla circolazione di modelli, sensibilità e tecniche tra la Corte CEDU e quella delle Comunità. Dall’altro, il penetrante e incisivo controllo esercitato da entrambe talvolta tende a sfociare in una sorta di “colonialismo giudiziario”, con il quale i giudici europei finiscono per imporre un’omogeneità giuridica eccessiva, vista la differenza tra le varie realtà nazionali.
Si tratta di un effetto perverso e dai risvolti omologanti, che pressoché nessuna Nazione gradisce – soprattutto quando deve applicare una norma che sente profondamente estranea alla propria tradizione – e che talvolta finisce per ritorcersi contro gli obiettivi iniziali dei vari popoli europei: non un’unione politica, ma un'integrazione tra identità che mantengono significativi margini di differenza.
Il ritratto che complessivamente il testo offre si presta almeno a due considerazioni. In primo luogo, un’indubbia soddisfazione per l’audacia e la solidità dei progetti d’integrazione europea nati alla fine della Seconda guerra mondiale, con i quali gli Stati europei hanno saputo chiudere definitivamente il capitolo dei conflitti bellici, rimasto aperto per almeno centocinquant’anni. La disponibilità del francese Schuman e del tedesco Adenauer a sedersi al medesimo tavolo, condividendo risorse centrali come l’energia atomica, il carbone e l’acciaio, o la capacità della CEDU di raccogliere i consensi del Regno Unito e della Turchia su una lista di diritti umani non possono essere sottovalutate.
In secondo luogo, l’attitudine talvolta manifestata da parte delle istituzioni europee a ritorcersi contro l’identità culturale cristiana e il pluralismo di tradizioni dai quali sorge la moderna Europa non è di buon auspicio per gli sviluppi successivi dell’integrazione europea. L’opera curata da Cartabia, oltre al ritratto, offre un caveat a disposizione non solo dei giuristi, ma di tutti coloro che si occupano dei settori nei quali UE e CEDU giocano un ruolo significativo.