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Chiara Zappa, Noi, cristiani d'Arabia

Chiara Zappa, Noi, cristiani d'Arabia, prefazione di Mons. Bernardo Gremoli, Emi, Bologna 2011

Paolo Branca | giovedì 3 maggio 2012

Nato in Arabia sulla scia dei precedenti monoteismi ebraico e cristiano, presenti già allora anche se minoritari e un po' sparpagliati nella sconfinata penisola, l'islam ebbe come primo obiettivo quello di convertire alla fede in un unico Dio i pagani idolatri locali, offrendo loro un messaggio nella lingua che parlavano e trasmesso da un profeta nato tra loro. L'impresa non si rivelò facile e la travagliata vita di Muhammad e dei suoi primi seguaci lo testimoniano ampiamente.

I primi musulmani, dopo dodici anni dall'inizio della predicazione, dovettero lasciare la Mecca insieme alla loro guida e nel decennio successivo non mancarono attriti e scontri aperti sia con gli ex concittadini sia con le comunità ebraiche di Medina, poco inclini a riconoscere al capo dei nuovi arrivati il carisma religioso ch'egli vantava. Dopo la sua morte, e in concomitanza con la straordinaria espansione arabo-musulmana al di fuori della terra d'origine, la possibilità di professare altre fedi diverse dall'islam in Arabia venne meno, mentre nelle terre di conquista il sistema della dhimma (protezione) concedeva agli altri monoteisti limitate condizioni di libertà religiosa. In quell'immenso 'scatolone di sabbia' il tempo non si è tuttavia arrestato. Se nel regno dell'Arabia Saudita, dove sono situate le due città islamiche sante per eccellenza – La Mecca e Medina – la pratica di qualsiasi culto diverso da quello musulmano è ancora inammissibile, negli altri stati la presenza cristiana è sbocciata di nuovo grazie al nutrito flusso di lavoratori immigrati soprattutto dall'Asia e dall'Africa dovuto al boom petrolifero.

I cattolici in particolare, assai scarsi tra i pur numerosi cristiani del resto del Medio Oriente, sono qui prevalenti. Nel 1939 c'era solo una chiesa in Bahrein, oggi negli Emirati Arabi Uniti si calcola che i cristiani siano almeno il 30% dei residenti, con 7 parrocchie cattoliche, seguite dalle 4 in Oman e in Kuwait, 2 in Bahrein e 1 in Qatar, Our Lady of the Rosary progettata dall'architetto italiano Renato Casiraghi insieme a Lorenzo Caramellini e Rocco Magnoli che può ospitare 3000 fedeli ed è dotata di 40 sale per il catechismo e altre 10 dove si ritrovano comunità appartenenti a ben 70 origini. Ma non si tratta solo di numeri. Questo libro racconta di una straordinaria varietà di carismi che si esprimono anche in forme di assistenza per lavoratori, donne maltrattate, malati e bisognosi di ogni tipo, in gruppi di supporto e di preghiera, in corali che accompagnano le celebrazioni officiate in inglese, tagalog, malayalam, urdu, tamil e singalese, oltre che in arabo, naturalmente. Si tratta di società caratterizzate da forti contrasti, ancora molto tradizionali e in cui non è facile integrarsi.

Qui gli immigrati sono ancora sostanzialmente 'braccia' e neppure le minoranze autoctone sciite e ismailite musulmane hanno sufficienti garanzie. Eppure la globalizzazione ha innescato meccanismi non molto tempo fa semplicemente inimmaginabili, con forme di attenzione e rispetto verso le diversità culturali e religiose ancora parziali ma non per questo meno significative. Va dato atto ad alcuni governanti di aver saputo infrangere temibili barriere per aprire una prospettiva almeno di convivenza umana, pur tra molti problemi irrisolti, per una regione delicata e complessa, travolta da dinamiche estremamente accelerate in un breve lasso di tempo e alla quale molti guardano non solo come esempio di sviluppo economico e finanziario.

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