Rivista semestrale della Fondazione internazionale Oasis
Le immagini delle rivolte in Tunisia e in Egitto sono destinate a incidere nel tempo esattamente come fu per la distruzione del Muro di Berlino (che non è semplicemente “crollato”). Nei due Paesi nordafricani, via via seguiti da quasi tutti gli altri del mondo arabo, è appena cominciato un processo destinato a durare a lungo, qualunque strada verrà percorsa, anche quella della confusione. Si può dire che un’epoca si è chiusa e che improvvisamente, davanti alle piazze stracolme di gente pacifica esigente il cambiamento, tutto il resto è apparso superato. Il vecchio può resistere utilizzando vari modi: dalle aperture politiche alle concessioni legislative alla dissennata violenza, come purtroppo si continua a vedere. Ma si tratta appunto di un “resistere” all’inesorabile marcia di un’umanità che chiede libertà, giustizia, uguaglianza, dignità. Gli “eventi”, come spesso vengono chiamati, agitano e interrogano il Medio Oriente, la sua cultura, i suoi assetti strutturali, le sue leadership. Un’inquietudine che va ad aggiungersi alla ferita millenaria del’Islam, quella divisione tra sciismo e sunnismo che nell’attuale fase storica ha acquisito forti connotazioni politiche, strategiche, nazionali.
L’assassinio di Shahbaz Bhatti, cristiano, ministro delle Minoranze nel governo pakistano, è stato un vero trauma e non solo per i cristiani del Paese. I terroristi, difensori di quell’obbrobrio giuridico e filosofico che va sotto il nome di “legge contro la blasfemia”, hanno infatti voluto eliminare un uomo vero, pacifico e consapevole, e con lui la speranza che incarnava. Gli rendiamo omaggio con la pubblicazione di alcuni brani di un suo libro edito da Marcianum Press, che ben possono essere definiti un testamento spirituale. Il dramma del martire cristiano Bhatti trova luce nelle ultime ore di Gesù nell’imminenza della morte: quella preghiera straziante e solitaria nell’orto degli Ulivi, quella notte di mistero umano e divino cui il Papa dedica alcune pagine del secondo volume su Gesù. E ancora di Benedetto XVI, il testo del discorso tenuto alla Basilica della Salute nel corso della visita a Venezia, città segnata dalla bellezza e dall’aspirazione all’universalità, ambedue frutti di una imponente storia cristiana che oggi necessita di rinnovarsi profondamente. Infine, per i classici islamici, pagine di un profetico manuale di filosofia politica sotto forma di favole, rivolto al califfo al-Mansûr (VIII secolo) sul tema del “governo giusto”.
Per l’occasione abbiamo unito in un’unica sezione il servizio giornalistico e la proposta iconografica. Festeggiamo così la nascita di un nuovo Stato, il cui nome non è ancora definitivo ma che tutti conosciamo come Sud Sudan e che anticamente veniva chiamato Nubia. Le radici cristiane, documentate dalle immagini, sapranno alimentare le gravi e importanti responsabilità che i cristiani si assumono per il bene della nuova patria, così come ci viene illustrato dal racconto sul campo?
Interventi, analisi e testimonianze provenienti da diversi Paesi e su diversi temi. In questo numero: continua l’attenzione alla centralità della questione educativa, cui la rivista ha dedicato molto spazio negli ultimi numeri, con un saggio che prende spunto da un documento dei Vescovi spagnoli e due analisi sul sistema di istruzione in Libano in rapporto alla costruzione dell’identità nazionale; tre casi islamici di “meticciato culturale”; la storia dei tre fratelli maroniti Massabki, martiri e beati; il percorso sociale e politico dei musulmani immigrati nella penisola iberica.