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Rassegna stampa

Strage a Tunisi, ancora giallo sui morti italiani

Attacco al museo: 22 le vittime. Gentiloni: «Due connazionali uccisi e due dispersi»

A 24 ore dalla strage che ha sconvolto la Tunisia, il bilancio della strage resta avvolto nel mistero. I morti sarebbero almeno 22, di cui 4 italiani. La notizia è stata confermata in tarda serata da fonti qualificate dell’ambasciata italiana. Ma i conti non tornano. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, di prima mattina frena e parla di due italiani morti e due dispersi. Ma per il sindaco di Torino, Piero Fassino, le vittime accertate sarebbero almeno tre. Mentre la compagnia Msc crociere rende noto che sono «nove, al momento» i passeggeri di Msc Splendida morti nell’assalto.

L’ATTACCO
Cinque uomini armati travestiti da militari hanno assaltato ieri il celebre museo del Bardo, nel cuore di Tunisi, accanto al Parlamento, che forse era il loro obiettivo originario, dal quale sarebbero stati respinti. C’è stata una sparatoria, un assedio con decine di turisti presi in ostaggio - drammatiche le immagini di ragazzi e bambini seduti a terra nel museo twittate dagli stessi ostaggi - e poi si è consumata la strage: 22 morti, secondo l’ultimo bilancio diffuso dal governo, e almeno una cinquantina di feriti.

IL BILANCIO DELLA FARNESINA
La Farnesina, in serata, ha confermato che quattro italiani sono stati uccisi, e altri 13 sono rimasti feriti. Ma il bilancio, avvertivano dal ministero, «è ancora in evoluzione». Tra le vittime accertate ci sono Francesco Caldara, un pensionato 64enne di Novara che era in crociera con la compagna Sonia Reddi (55), anche lei ferita. E un torinese, Orazio Conte, 54 anni, in viaggio con gli amici impiegati del Comune di Torino. Erano sbarcati in mattinata a La Goulette dalla nave Costa Fascinosa per un giro della città da concludere con la full immersion nei mosaici dell’ex residenza dei Bey Husseiniti: a tarda notte, all’appello a bordo mancavano ancora 17 italiani, 6 feriti e 8 irrintracciabili.

LE INDAGINI
Un blitz delle forze antiterrorismo tunisine ha messo fine dopo un paio d’ore all’assedio, con le immagini rimandate da tutte le tv degli ostaggi che fuggivano terrorizzati e protetti dalle unità speciali. L’Isis ha espresso il suo plauso per l’attacco, ma non una piena rivendicazione. Due degli attentatori, entrambi di nazionalità tunisina, sono morti, mentre tre membri del commando sarebbero riusciti a fuggire. In serata due sospetti sono stati arrestati. I killer erano giovani, giovanissimi e venivano «dalle montagne». Le indagini portano dritto alla Katiba Uqba ibn Nafi. Un gruppo che conduce da due anni una guerriglia sanguinosa nella zona attorno al passo di Kasserine. Ufficialmente la colonna tunisina dell’Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) che però dall’estate scorsa strizza l’occhio all’Isis.

L’INCUBO IN CROCIERA
Al momento dell’attacco, nel luogo della sparatoria erano in circolazione tre bus turistici con i partecipanti alla crociera sulle navi Costa Fascinosa e Msc Splendida. Tra loro, un gruppo di dipendenti del Comune di Torino. Gran parte degli italiani coinvolti facevano parte del gruppo appena sbarcato dalla nave Costa. «L’Italia non si farà intimorire», ha assicurato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di «inaudita violenza». Mentre il premier Matteo Renzi ha espresso vicinanza al governo ed alle autorità tunisine. «In queste ore di dolore, con il cuore e con la mente siamo vicini alle famiglie dei nostri connazionali coinvolti nella tragedia di Tunisi», ha poi twittato in serata.

IL PREMIER TUNISINO: SARA’ UNA GUERRA LUNGA
Poco dopo la fine del blitz, è apparso in tv il premier tunisino Habib Essid: «Questa sarà una guerra lunga - ha affermato - dobbiamo mobilitarci a ogni livello, tutti insieme, tutte le appartenenze politiche e sociali per lottare contro il terrorismo. Serve unità nella difesa del nostro paese che è in pericolo». Essid ha ricordato che le operazioni antiterrorismo tunisine hanno portato da inizio febbraio all’arresto di circa 400 presunti terroristi. E proprio ieri era in discussione al Parlamento una nuova legge antiterrorismo che da un anno avanza lentamente in aula, causa le critiche di opposizioni e ong sulla limitazione delle libertà individuali, giudicata eccessiva. Proprio in seguito alla strage in sinagoga del 2002, nel 2003 il governo di Ben Alì aveva varato una dura legge contro il terrorismo, che quella attualmente al Parlamento dovrebbe sostituire.

IL CONTAGIO LIBICO
La strage potrebbe dar ragione a quanti in questi mesi hanno sottolineato il pericolo di un contagio della vicina crisi libica: con un confine di 500 km di deserto impossibile da blindare, gli estremisti legati allo Stato Islamico non avrebbero grandi problemi a portare la jihad in Tunisia. E la pista interna - rafforzata dalla nazionalità dei due terroristi uccisi - potrebbe non essere in contrasto con quella internazionale: la Tunisia, nonostante le piccole dimensioni, è uno dei maggiori `fornitori´ di combattenti stranieri dell’Isis sul fronte siriano ed iracheno, 3.000 secondo alcune indagini. E uno degli attentatori, scomparso tre mesi fa, aveva chiamato i genitori proprio con una sim irachena. In serata avenue Bourghiba, il luogo simbolo delle manifestazioni della rivoluzione dei Gelsomini, si è riempita di tunisini con bandiere al vento scesi in strada contro il terrore: «La Tunisia è libera, fuori il terrorismo», scandiva la gente. Mentre il video dei deputati blindati nel Parlamento durante l’attacco che cantavano a squarciagola l’inno nazionale faceva già il giro del web. Sono le immagini di un Paese che non si vuole arrendere.

La Stampa

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