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Rassegna stampa

In Turchia chiesto l’ergastolo per il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet

Can Dundar, minacciato dal presidente Recep Tayyip Erdogan, dopo che venerdì aveva pubblicato le immagini di armi destinate a gruppi armati islamici in Siria

Mancano quattro giorni alle elezioni in Turchia, un voto chiave per il futuro di un Paese sempre più in bilico. E mentre la tensione si taglia con un coltello, la campagna elettorale è finita alla toilette. In tutti i sensi.

Le prime pagine dei quotidiani nazionali infatti si dividono fra la notizia, gravissima, della richiesta di erdogastolo per il giornalista Can Dundar, direttore del quotidiano Cumhuriyet, e la querelle a distanza fra il presidente Recep Tayyip Erdogan e il capo dell’opposizione laica, Kemal Kilicdaroglu sui bagni del palazzo presidenziale.

Due giorni fa, Kilicdaroglu, per attaccare il Capo di Stato sul suo stile di vita dispendioso che grava sulle spalle dei contribuenti, aveva accusato Erdogan di aver messo nel suo costosissimo palazzo presidenziale nuovo di zecca anche un bagno in oro. La reazione del leader islamico-moderato non si è fatta attendere, e dopo aver invitato Kilicdaroglu a dare personalmente un’occhiata, lo ha querelato, chiedendo 100mila lire turche (poco più di 30mila euro) come risarcimento.

La notizia e l’eco che le sta dando la stampa farebber anche sorridere, se il Paese non fosse scosso da avvenimenti ben più seri e inquietanti, che gettano ulteriori dubbi sul futuro post elettorale. Ieri è stato chiesto un doppio ergastolo per Can Dundar, una delle firme più note della Turchia, per le inchieste che il suo quotidiano ha pubblicato e che dimostrano come la Turchia abbia fornito armi tramite i suoi servizi segreti a gruppi jihadisti siriani.

Cumhuriyet, il quotidiano che Dundar dirige da pochi mesi, è uscito in edicola con la foto di tutti i giornalisti, in segno di solidarietà al direttore, e la scritta “siamo tutti responsabili” in risposta alla richiesta di ergastolo avanzata da presidente. Oggi il quotidiano Birgun scrive che le armi dello scoop in realtà potrebbero essere finite direttamente nelle mani di Isis e adesso in molti temono che, se alle elezioni Erdogan dovesse trionfare di nuovo, allora almeno 200 persone fra giornalisti e intellettuali potrebbero trovarsi ad avere problemi con la giustizia.

I toni della campagna elettorale sono da tempo quelli dell’insulto all’avversario e pesci in faccia. Nelle previsioni, ormai siamo all’isteria collettiva. I sondaggi dell’ultima ora sono considerati in larga parte inattendibili, perché diffusi da società di ricerca per lo più con chiara connotazione politica. L’unica certezza, per il momento è che il partito curdo Hdp e i nazionalisti del Mhp potrebbero dare luogo a exploit che potrebbero cambiare la composizione del Parlamento. Ma il quotidiano Hurriyet ha scritto di fare molta attenzione anche al milione di voti che sta votando dall’estero e che potrebbero incidere nei calcoli in modo determinante. Soprattutto perché quasi la totalità dei turchi all’estero vota l’Akp di Recep Tayyip Erdogan.

La Stampa
Marta Ottaviani

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