Sergio Belardinelli, Bioetica tra natura e cultura

Sergio Belardinelli, Bioetica tra natura e cultura

S. Belardinelli, Bioetica tra natura e cultura, Cantagalli, Siena 2007, pp. 125.

«Quando parliamo di bioetica, abbiamo sempre davanti a noi due fronti: la natura e la cultura, la natura e tutto ciò che ha a che fare con la ragione, la libertà e la creatività dell'uomo. Ma poiché nessuno di questi termini si dà in forma "pura", una bioetica che voglia essere davvero adeguata alla realtà deve interpretarli in modo "relazionale", evitando sia la Scilla della netta separazione di natura e cultura, sia la Cariddi della riduzione di un termine all'altro» (p. 47).
La bioetica contemporanea pone innanzi all'uomo di oggi interrogativi antichi, e nello stesso tempo li declina con un'urgenza del tutto peculiare. Da questa osservazione di fondo prende spunto l'analisi di Sergio Belardinelli, che riesce ad unire la riflessione su temi "classici" della bioetica - come la sofferenza e la morte, capitolo III, e la procreazione medicalmente assistita, capitolo IV -, con le questioni maggiormente di frontiera - come il senso dei valori e della laicità, capitolo I, e quello del multiculturalismo, capitolo V -, non senza validi accenni alla questione ambientale tornata prepotentemente al centro del dibattito anche nella filosofia della natura. Si comprende così il carattere pubblico della bioetica, che non può essere ridotta all'ambito medico-scientifico e al dibattito tra specialisti di laboratorio, ma che interroga ogni persona e ogni ambito dell'umana esperienza. Un presupposto relazionale e fondante ogni discorso di bioetica si impone allora come necessario: se non si osa contaminare natura e cultura, al di là di reciproci riduzionismi, se non si osa insieme abbattere i bastioni che separano scienze della natura e scienze dello spirito, ogni discorso bioetico sarà confinato nella specializzazione disciplinare, o, peggio, nel ristretto campo della propaganda politico-culturale.
Si possono sintetizzare alcuni punti cardine della proposta dell'autore. Nel campo dei valori e della laicità, le riflessioni di Belardinelli, ancorate alla matrice liberale, si spingono a proporre una ridefinizione aggiornata della libertà a partire da una logica relazionale che superi le polarizzazioni di comodo. Sui temi più classicamente bioetici, lo sguardo su morte e sofferenza da un lato, procreazione e famiglia dall'altro, permettono di cogliere un paradosso radicale: la tecnologicizzazione dell'esperienza umana porta «ad una sorta di "reincantamento" del mondo» (p. 73), proprio da parte di quella tecnologia che pretenderebbe di liberare l'uomo, di disincantarlo e renderlo padrone del proprio destino. Urge al contrario un recupero dell'esperienza reale dell'uomo, fenomenologicamente colta e realisticamente intesa, segnata in particolare dalla dialogica del dono. Il tema del multiculturalismo, infine, pone chiaramente l'uomo occidentale di fronte alla necessità di definire il dialogo con l'alterità a partire da una coscienza delle proprie radici, e non a partire dalla dimenticanza di esse. Se l'universalismo dell'Occidente trae dalla buona novella cristiana una linfa vitale per il proprio sviluppo, la novità della parola di Gesù Cristo può sempre trovare accoglienza nelle molteplici culture: non si dà insomma Occidente senza Cristianesimo, ma quest'ultimo, che incarna e trascende ogni situazione storica, non può tuttavia ridursi alla matrice occidentale.