L'incerta pace del Sudan

Redazione  11/12/2007

L'Arcivescovo di Juba ha esortato il Sudan People Liberation Movement (SPLM) e il National Congress Party (NCP) a temere Dio nell'attuazione del Comprehensive Peace Agreement.

Attraverso Radio Bakhita 91 FM, l'Arcivescovo Paulino Lokudu Loro ha lanciato un appello al SPLM e al NCP a temere Dio, nell'attuale situazione di litigiosità e crisi politica, e a garantire e assicurare il benessere ai cittadini.

«Come leader religiosi richiamiamo entrambe le parti a temere Dio e a guardare alla coscienza. Dio sta parlando alle loro coscienze», afferma l'Arcivescovo di Juba.

«Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il bene, la felicità e la pace del popolo sudanese. Perciò entrambe le parti devono lavorare affinché il popolo sudanese sia al Nord che al Sud del paese sia felice. Devono prendere una posizione che serva al raggiungimento di una pace vera» ha aggiunto l'Arcivescovo.

Il Comprehensive Peace Agreement (CPA) è stato firmato a Naivasha (Kenya) il 9 gennaio 2005 per mettere fine alla più sanguinosa guerra civile africana. Il conflitto ha ucciso più di due milioni di persone e ha creato quattro milioni di rifugiati in 21 anni. Il CPA fornisce le linee guida per il processo di pace in Sudan.

L'11 ottobre 2007 il SPLM ha richiamato a Juba tutti i suoi ministri e consiglieri presidenziali all'interno del governo di unità nazionale (GoNU) per spingere il NCP ad applicare i protocolli firmati da entrambe le parti.

L'Arcivescovo di Giuba ha affermato di aver fiducia che la decisione dell'SPLM, di ritirare i suoi ministri dal governo di unità nazionale, sia una mossa volta a valutare e spingere all'attuazione del CPA a distanza di due anni da quando è stato firmato. Il presidente della Conferenza Episcopale cattolica del Sudan ha lanciato un appello al SPLM e al NCP a sedere insieme con la comunità internazionale per valutare l'attuazione del CPA. Ha aggiunto che i leaders religiosi non si aspettano che le due parti ritornino a farsi la guerra poiché il popolo sudanese non vuole tornare alla guerra: «I leaders religiosi durante questo periodo non chiedono in nessun modo la guerra. Noi domandiamo ai leaders del mondo di sedersi in modo veramente serio e di provare a leggere i segni dei tempi a distanza di due anni dagli accordi di pace, con il sostegno di chiunque sia pronto ad aiutare il Sudan. Il popolo sudanese non ha bisogno della guerra ed è pronto a discutere una pace onesta».

Le questioni più importanti in discussione sono la demarcazione dei confini tra il Nord e il Sud Sudan - la cui realizzazione era prevista per la prima metà del 2005 -, il ritiro delle forze sudanesi dal Sud, la trasparenza nella divisione dei profitti petroliferi e la trasformazione democratica.