Il 17 novembre 2007 in Kosovo per la prima volta si sono svolte contemporaneamente tre elezioni: nello stesso giorno il popolo ha votato per il parlamento, le assemblee comunali e il sindaco.
Nonostante il riconoscimento dei risultati da parte di tutti partiti che hanno partecipato alla tornata elettorale, le elezioni sono avvenute in mezzo a troppa confusione e con una scarsa partecipazione (34-35% contro il dato ufficiale del 43%), causata in parte dalla breve durata della campagna elettorale, ridotta a tre settimane, in parte dall'assenza dei serbi, che si sono astenuti dal voto secondo le direttive di Belgrado, e infine dalla pesante azione dell'associazione Vetevendosje contraria all'UNMIK e a tutti coloro che collaborano con il protettorato Onu. I suoi uomini sono andati di casa in casa, specialmente nelle zone rurali, invitando a boicottare elezioni che secondo loro legittimavano la corruzione locale e internazionale.
Tuttavia queste elezioni sono state valutate da parte della comunità internazionale e anche delle istituzioni kosovare quale forte segno di democrazia e alta civiltà, come mai prima in questo Paese.
Questa volta non ha vinto il partito LDK (Lega Democratica del Kosovo) del defunto Ibrahim Rugova, diviso al suo interno, quindi indebolito, ma il PDK (Partito Democratico del Kosovo) guidato dal ex-leader dell'UCK.
Il vincitore, Hashim Thaqi, non ha i numeri per andare da solo al Governo e ha quindi di fronte due possibili alleanze: o con l'LDK e le minoranze serbe, possibilità ben vista a livello internazionale, ma non altrettanto dall'elettorato del PDK; o con AKR-LDD (una delle due fazioni uscite dalla divisione del LDK), ipotesi sgradita però alla comunità internazionale.
Si apre quindi una stagione complessa per Hashim Thaqi, che è consapevole del fatto che non può traghettare il Kosovo fuori dalla crisi economica e sociale senza l'appoggio della comunità internazionale, ma non può neppure perdere il sostegno all'interno dei confini.
Il tutto mentre incombe la data del 10 dicembre, posta come termine delle trattative per la decisione dello status definitivo del Kosovo. I colloqui tra diplomatici non hanno portato ancora ad alcuna decisione definitiva, ma appare sempre più certa l'ipotesi - ribadita parecchie volte dal presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu e dallo stesso Hashim Thaqi - di dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di questo Paese entro il prossimo gennaio.
Mentre si decidono le strategie politiche, non va dimenticato il protagonista principale di tutta la vicenda: il popolo kosovaro. Fino ad ora, nonostante le difficili condizioni in cui versa, resiste con serenità a questa attesa continuando a ritenerla una 'vigilia' dell'indipendenza. Ma se i tempi si allungheranno ancora, nulla garantisce che la pace resisterà altrettanto.