Brani dell'intervento tenuto da S. E. Mons. Chacour presso la fondazione Pro Oriente, www.pro-oriente.at a Salisburgo il 20 aprile 2007. Si ringrazia la dott.ssa Pia de Simony, organizzatrice dell'incontro, e curatrice insieme a Marie Czernin di una biografia di Mons. Chacour (Elias Chacour - Israeli, Palästinenser, Christ, Herder, 2007).
Quando nel 1965 sono diventato prete, inizialmente pensavo di dedicarmi unicamente alla mia comunità cristiana. Ben presto però mi sono reso conto che se volevo realmente prendermi a cuore il benessere della mia minoranza cristiana, dovevo darmi anche da fare per una buona coesistenza con la comunità musulmana. Altrimenti si rischiava di vivere in un mondo fittizio, lontano dalla realtà. Mi sono anche reso conto che il nostro futuro, la nostra felicità, il nostro diritto possono realizzarsi soltanto se costruiamo ponti tra la nostra comunità araba e i nostri vicini ebrei, che sono maggioranza in Israele. Da quel momento ho preso a considerare la comunità ebraica come la mia. Lo stesso amore che usavo con i miei cristiani lo davo anche ai miei amici ebrei. E decisi di dir loro la verità, una verità che qualche volta fa male. Mi convinsi che la formazione della nuova generazione è l'unica garanzia per un futuro migliore. La comunità araba in Israele è molto giovane. Il 75% del nostro popolo ha meno di 28 anni; il 15% meno di 14. Il futuro dipende da quale educazione daremo a questi bambini. La mia visione era invitare un bambino ebreo, uno cristiano, uno musulmano, uno druso, a sedere insieme negli stessi banchi di scuola, per studiare insieme, sognare e scrivere in comune il loro futuro - adesso, oggi. E non è un'utopia.
Accanto ad altri progetti, ho fondato nel 1982 una piccola scuola in un villaggio della Galilea di nome Ibillin [tra Nazareth e Haifa]. Fino ad allora non avevamo alcuna scuola media in quel paese e solo 90 giovani frequentavano le elementari, tra cui da cinque a otto ragazze. Tuttavia il permesso di costruire non arrivava mai. Due settimane dopo la richiesta, venne la risposta: «Respinto! Non riceverà nessun permesso». Allora mi dissi: «Di che cosa ho bisogno, per avere una scuola? Di un permesso di costruire o di un edificio?». Ovviamente di un edificio. Perciò decisi di costruire senza permesso. Tre mesi dopo che avevamo iniziato la costruzione si presentò la polizia: «Dov'è il permesso?» «Non ne ho» «Come può costruire senza permesso?» «In realtà, signore, non costruisco mai con il permesso, costruisco sempre con la sabbia, il cemento, l'acciaio, le pietre, l'acqua eccetera». Non è difficile immaginare la relazione del poliziotto. Era davvero furioso e nervoso, ma io ancora di più. Fui portato in tribunale - da allora in totale ci sono andato 37 volte, sempre per questioni di permessi di costruire. Oggi penso che gli israeliani siano diventati più ragionevoli. Oggi non mi negherebbero più il permesso di costruire. Nove mesi dopo che avevamo iniziato questa piccola scuola, ho fatto suonare una campanella e mi sono trovato davanti 82 bambini, tra i 13 e i 14 anni, pronti a trasformare quell'edificio incompiuto in una scuola.
Oggi, 25 anni dopo, la nostra scuola conta circa 4500 studenti e studentesse. La maggior parte di loro sono musulmani, ragazzi e ragazze deliziose. Alcune di queste ragazze musulmane portano il velo, come le nostre suore. Perché dovremmo trovare belle le suore e le ragazze musulmane con il velo no? Altre ragazze non hanno il velo; ci sono poi anche alcune ragazze musulmane che non hanno testa. Sono superficiali esattamente come le nostre ragazze cristiane. Sapete perché? Perché i ragazzi e le ragazze musulmani sono stati creati anche loro a immagine e somiglianza di Dio, liberi di decidere come credono. Scelgono ciò che è bene, scelgono ciò che è meno bene, certe volte scelgono ciò che non è affatto bene. Frattanto sono arrivati a scuola anche dei bambini ebrei - l'impossibile è diventato realtà! Non è stato semplice convincerli a venire. Però sono venuti! Abbiamo 290 membri del corpo docente, altamente qualificati, di cui circa un terzo ha un titolo di dottorato. Tra loro ci sono 32 ebrei ed ebree. Non insegnano materie speciali come elettronica o simili. Insegnano ginnastica, matematica, disegno, proprio come gli altri nostri insegnanti. Li assumo o li licenzio se non si impegnano.
In questi anni non abbiamo costruito solo una scuola media di circa 1500 studenti, ma anche un asilo per 350 bambini e una scuola elementare per 700 studenti. Abbiamo anche una scuola di formazione professionale. E cinque anni fa ho avuto il grande privilegio di inaugurare la prima università arabo-cristiana-israeliana mai esistita. Quando, dopo la festa lasciai i 126 studenti e tornai nel mio ufficio, mi ritrovai in ginocchio, felicemente immerso nella preghiera: «Signore, ora puoi lasciare andare in pace il tuo servo». Ma Lui non mi ha risposto. Ho avuto l'impressione che mi volesse dire: «Giovane, hai messo al mondo questo bebè, e adesso vorresti che ci badassi io? Non ho bisogno di te qui su. Resta dove sei e bada al tuo bambino!». Da allora tutti noi non abbiamo mai smesso di badare a questo bambino. Siamo convinti che la via più breve per la pace nella Terra Santa passa attraverso molti giovani ebrei, cristiani e musulmani dai quattro agli otto anni che vivono a lungo insieme nella stessa scuola, l'uno con l'altro. Il nostro più grande nemico è la nostra ignoranza reciproca! E il secondo più grande nemico è questa soluzione di comodo di bollare gli ebrei, dicendo che sono così e così, e bollare i palestinesi, dicendo che sono così e così, senza conoscere la realtà.