Intervista a Sohail Nakhooda a cura di Maria Laura Conte
Come giudica le reazioni alla Lettera dei 138 dopo questi primi mesi?
A livello mondiale la risposta al Common Word è stata straordinaria. Il documento è stato scritto con sensibilità ed era il risultato di un impegno sincero da parte del clero, dei teologi e dei leader musulmani ad aprire la via al dialogo e alla cooperazione con le comunità cristiane di tutto il mondo.
Non ho alcun dubbio che questa iniziativa sia una delle più significative nei rapporti tra musulmani e cristiani e abbia il potere di permettere ad entrambe le comunità religiose di muoversi in rapporti civili di rispetto reciproco e cooperazione.
Sono già in corso colloqui di alto livello tra leader musulmani, leader della Chiesa e centri accademici per esaminare le problematiche sollevate dal documento A common Word e per lavorare su questioni chiave di mutuo interesse.
Non sono mancanti i rilievi critici però...
Il documento A common Word ha colto sicuramente la gente di sorpresa, in modo particolare coloro che non fanno affermazioni su entrambe le religioni e che preferiscono tenere una completa distanza teologica per rendere legittime le loro polemiche. Ne è esempio il Rev. Michael Nazir-Ali, vescovo di Rochester nel Regno Unito, i cui commenti sulla comunità musulmana britannica spesso ostentano inavvedute e infondate generalizzazioni che facilmente danno adito ad atteggiamenti islamofobici. Purtroppo anche la curia vaticana ha simili voci, alcune delle quali, sfortunatamente, consigliano anche Papa Benedetto XVI sulle questioni islamiche.
Voglio sottolineare che discussione e dialogo, più che polemica, sono ancora in atto in molte parti del mondo e a diversi livelli.
Il documento A common Word ha generato dialogo all’interno e tra le comunità.
Pareggiare le differenze nella dottrina o, dico, nella soteriologia,non è lo scopo del documento A common Word ma piuttosto giungere a una consapevolezza, di cui abbiamo bisogno, per recuperare e imparare ad apprezzare la storia e i principi teologici comuni.
Si aprono innumerevoli possibilità interpretative che potrebbero potenzialmente arricchire la comprensione e la cooperazione tra musulmani e cristiani.
Dobbiamo andare la di là del semplice “tollerare” l’Altro per “rispettarlo” effettivamente.
La Lettera ha raggiunto tutto il mondo o solo alcuni ambienti culturali più sensibili?
Un aspetto molto interessante: ho visto le statistiche delle visite al sito web ufficiale del Common Word e singole persone da paesi musulmani utilizzano il sito web esattamente tanto quanto persone di altri paesi.130 paesi hanno visitato il sito web Common Word fin dal suo lancio!
Il documento A Common Word aiuta le comunità religiose a vedere che troppo isolamento dagli altri non reca beneficio a nessuno, ed è anzi verosimile che diventi la causa per un aumento dei conflitti in futuro. Se i conflitti nella storia dell’umanità non fossero mai andati al di là delle parole di rabbia, non sarebbe così male, ma spesso sconfinano i limiti del disaccordo e sfociano inevitabilmente nella violenza. Questo è ciò che dobbiamo cercare di evitare.
Costruire il dialogo interreligioso su qualcosa di diverso dalle basi teologiche sarebbe fondamentalmente andare verso il fallimento.
Quali sono i contenuti più innovativi del testo?
Ciò che è significativo e degno di nota per il Common Word è che parte dall’unità per arrivare alla differenza, invece che dalla differenza all’unità.
Si incomincia con l’unità, che è ciò che entrambe le comunità sentono di condividere nel profondo. Questa unità, o condivisione, deve essere alla base della differenza. Questo è un modo completamente diverso di affrontare il problema delle relazioni interculturali e della pluralità: conserva le loro identità religiose e culturali, permette a ciascuno di giungere insieme a solide basi teologiche che hanno fondamento nelle rispettive scritture e in ciò che entrambe hanno in comune.
Le comunità religiose possono non essere d’accordo, e naturalmente sarà possibile che ciò accada, ma se il dialogo si basa sul duplice principio dell’amore di Dio e del prossimo, si garantirà loro di restare sempre amici e i loro disaccordi non si aggraveranno in conflitti a oltranza.
Il dialogo può essere un modo per testimoniare la propria fede, ma non può essere una piazza per missionari zelanti di fare i proseliti!
La provenienza diversa per geografia e scuole islamiche dei firmatari come va letta?
A Common Word è già stato considerevolmente trattato nella stampa musulmana e nella stampa internazionale e sta incentivando il dibattito a livello locale e istituzionale. I successi del sito web Common Word tra gli abitanti del Medio Oriente sono maggiori di quelli degli europei. Questo successo dei media ,quale è stato, ci ha assicurato che il pubblico internazionale era consapevole di questa iniziativa.
Ciò che è significativo, penso, è che i firmatari musulmani del Common Word provengono davvero da un ampio settore della ummah musulmana. Vengono da oltre 40 paesi ed includono leader da tutte le otto scuole di diritto dei Sunniti, della Shi’a e di altre scuole. Questo consenso dà all’iniziativa un’autentica autorevolezza che ha avuto il potere di provocare sistematici cambiamenti nei discorsi teologici e sociali musulmani. Nessun’altra, e lo ripeto, nessun’altra iniziativa di dialogo è mai stata capace di formare una tale coalizione di personaggi musulmani autorevoli che abbiano veramente peso nel loro elettorato.
Questo caratterizza la forza della convinzione che molti sentono per il Common Word. Sono certo che il Common Word possa aiutare a sanare le profonde ferite accumulate in secoli di conflitti, stereotipi e fraintendimenti.