“Ancient Civilizations, New Beginning: A Dialogue of Change” è stato il tema guida di un Colloquio internazionale svoltosi a Parigi attorno alla metà di dicembre e organizzato dall’Asia-Europe Foundation, con sede a Singapore, e dal World Public Forum di Mosca, www.dialogueofcivilizations.org, che hanno in tale occasione voluto mostrare la volontà di favorire il contributo del mondo asiatico al dialogo interculturale.
Durante i lavori è stata ribadita l’importanza del dialogo come processo di cambiamento e conversione, di apprendimento reciproco, di rispetto mutuo, evitando l’abuso di tre tendenze: quella di culturalizzare i conflitti sociali, quella di assimilare culturalmente e politicamente l’altro, infine quella di vincere le spinte di segregazione per non essere assimilati.
L’importanza riconosciuta della diversità feconda di culture, della “polifonia di culture” secondo la definizione di papa Benedetto XVI, urge ad avere un dialogo vero non un suo simulacro, che tenga conto della storia, dalla quale si può e deve imparare.
E’ autentico – si è sostenuto – solo il dialogo che porta a un cambiamento dei dialoganti, che si mettono in un atteggiamento di vero reciproco ascolto e si pongono come testimoni di una chiara identità. Giustamente, Levi-Straus diceva che “l’identità non è una patologia”: solo a partire da un’identità chiara ed aperta lo spazio del dialogo si allarga perché non dipende più solamente da categorie, nelle quali si vorrebbe rinchiuderlo, ma è fatto da esseri umani che si parlano, mettono in gioco la loro umanità e testimoniano il vero, il bene ed il bello che hanno incontrato.